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Ispica, la tradizione del pane rivive nel presepe vivente tra mestieri antichi e storia rupestre

Milano, 26 dicembre 2025 – Nel cuore di Brera, tra vicoli che ancora conservano l’eco delle antiche botteghe artigiane, ieri ha preso vita uno dei presepi più originali della città: un percorso rupestre, fatto di scene e mestieri di una volta, visitabile fino all’Epifania. L’idea nasce dalla collaborazione tra la parrocchia di San Marco e il Comune di Milano, con l’obiettivo di riscoprire le radici popolari del Natale, riportando alla luce gesti e tradizioni spesso dimenticati.

Il presepe nei vicoli: la città si trasforma

Il 25 dicembre, verso le 17, una piccola folla si è radunata davanti alla chiesa di San Marco. Proprio lì è partito il primo quadro del percorso rupestre: la bottega del falegname, con attrezzi in legno sparsi e trucioli a terra. Non una semplice mostra, ma un vero ambiente ricostruito – luci calde, odore di segatura nell’aria e una voce registrata che racconta la fatica e la dignità del mestiere.

Camminando lungo via Pontaccio, chi passava ha trovato altre scene: il fornaio mentre impasta, il pastore con le sue pecore, un gruppo di donne intente a filare. Tutto realizzato con materiali semplici – legno, juta e ferro battuto – seguendo le tecniche artigianali tramandate nella zona. “Abbiamo voluto mostrare come vivevano i nostri nonni”, spiega don Stefano Viganò, parroco di San Marco. “Ogni antico mestiere racconta un pezzo della storia che si intreccia con il Natale”.

Un progetto tra memoria e comunità

Dietro al percorso rupestre ci sono settimane di lavoro intenso. Una ventina di volontari della parrocchia insieme a studenti dell’Accademia di Brera hanno cercato immagini d’archivio e oggetti autentici. Solo dopo molti sopralluoghi e prove sono iniziate le installazioni vere e proprie. “Abbiamo ricostruito le scene guardando vecchie foto di famiglia”, racconta Anna, volontaria che sistema un paiolo vicino al camino. “Alcuni attrezzi sono stati prestati dagli abitanti del quartiere”.

Il progetto ha coinvolto anche le scuole elementari: i bambini hanno partecipato realizzando statuine in creta, modellando volti e mani con l’aiuto dei maestri ceramisti locali. Una scelta che ha rafforzato il senso di appartenenza alla comunità: “Si respira un’atmosfera diversa, quasi familiare”, confida Mariella, residente da più di quarant’anni.

Tradizione viva: reazioni e significato

Le scene sono distribuite in punti chiave del quartiere, segnate da piccole lanterne e cartelli scritti a mano. Un richiamo alla semplicità delle feste di una volta. Chi passeggiava ieri sera – famiglie con bambini e turisti curiosi – spesso si è fermato in silenzio ad osservare. Qualcuno ha riconosciuto vecchi attrezzi o nomi sulle botteghe: segni che riaffiorano dalla memoria collettiva. “Questo presepe non è solo tradizione religiosa”, sottolinea l’assessora alla cultura Eleonora Truzzi. “È un’occasione per riscoprire il valore del lavoro condiviso e delle nostre radici”.

Secondo gli organizzatori, il percorso rupestre dovrebbe attirare centinaia di visitatori fino al 6 gennaio. L’ingresso è gratuito; le offerte raccolte saranno destinate al restauro di alcune opere d’arte custodite nella chiesa.

Antichi mestieri nel presente

In questo Natale 2025 segnato da incertezze sociali, l’iniziativa assume un significato particolare. I mestieri rappresentati – dal panettiere al ciabattino – parlano di fatica quotidiana ma anche di dignità. Non mancano dettagli concreti: pane caldo su tavole grezze, grembiuli impolverati appesi a un chiodo, acqua che scorre da brocche scheggiate.

“Abbiamo voluto restituire verità ai gesti semplici”, spiega Giorgio Morandi, docente all’Accademia di Brera e coordinatore artistico dell’allestimento. La speranza è che questa narrazione visiva parli non solo a chi è nato a Milano ma anche a chi cerca nel Natale qualcosa che vada oltre il consumo.

Milano si ferma davanti a queste scene sospese tra passato e presente. E forse proprio lì – tra la segatura e il profumo del pane caldo – ritrova un senso comune e una voglia discreta di futuro.

Saverio De Luca

Da sempre appassionato di arte e architettura italiana, e voglio portarvi con me attraverso le bellezze nascoste e i tesori conosciuti del nostro paese. Fin da quando ero bambino, sono stato affascinato dai colori, dalle forme e dalle storie che l'arte e l'architettura raccontano. Ho deciso di trasformare questa passione in una carriera, e ora sono qui per condividere con voi il mio viaggio. La mia formazione accademica inizia con una laurea in Storia dell'Arte presso l'Università di Firenze, una città che rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto. È qui che ho sviluppato un occhio critico e una sensibilità particolare nei confronti delle opere d'arte e delle architetture che ci circondano. Ho poi proseguito i miei studi con un master in Architettura e Restauro, che mi ha portato a lavorare su progetti emozionanti di recupero e conservazione. Nel corso degli anni, ho scritto per diverse riviste d'arte e cultura, ma ciò che amo di più è raccontare le storie dietro le opere, dal Rinascimento alle avanguardie moderne, dai capolavori noti alle gemme nascoste. Spero di offrire a tutti voi una visione ricca e appassionata di come questi elementi si intrecciano nella nostra vita quotidiana. Oltre alla scrittura, amo viaggiare per l'Italia, esplorando città storiche, piccoli borghi e magnifici paesaggi per scoprire da vicino le meraviglie dell'architettura e dell'arte che il nostro paese ha da offrire. Sono sempre alla ricerca di mostre interessanti, atelier di artisti e laboratori di artigiani, luoghi in cui la creatività prende forma. Il mio obiettivo è farvi apprezzare la bellezza dell'arte e dell'architettura italiana in tutte le sue sfumature, condividendo con voi non solo le mie conoscenze, ma anche la passione e l'emozione che mi guidano ogni giorno..

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