Categories: Spettacolo e Cultura

Verona: storie di sguardi e frontiere da oltrepassare

La Protomoteca della Biblioteca Civica di Verona si trasforma in un luogo di incontro tra culture, storie e sguardi grazie alla mostra fotografica “Guarda te”, aperta fino all’11 gennaio. Questo progetto, realizzato dalla Fondazione San Zeno e curato dal fotografo Tiziano Zatachetto, noto come Zatac, ha l’obiettivo di catturare non solo l’immagine, ma anche l’essenza di 22 persone che vivono tra noi, spesso invisibili nelle nostre vite quotidiane. Questi volti, portatori di esperienze diverse, ci invitano a riflettere su chi siamo e su ciò che possiamo diventare.

Il potere dello sguardo

La mostra si propone di esplorare il potere dello sguardo, quel ponte invisibile che unisce chi guarda e chi è guardato. Le fotografie rivelano emozioni universali: speranza, paura, gioia e orgoglio. Ogni sguardo racconta una storia, un frammento di vita che invita a superare le barriere e a costruire un dialogo autentico. Zatac afferma: “Oltre alle storie che hanno raccontato, a colpirmi è stato il loro sguardo: occhi che cercavano un contatto autentico”, sottolineando l’importanza del legame umano che si crea attraverso il semplice atto di guardarsi negli occhi.

Dare voce a chi attraversa le frontiere

L’idea di questa mostra nasce dalla volontà di dare voce a chi ha attraversato frontiere, sia fisiche che emotive. In un mondo sempre più interconnesso, dove le migrazioni e gli spostamenti di popolazioni sono all’ordine del giorno, è fondamentale non solo accogliere, ma anche ascoltare. Le fotografie sono accompagnate da didascalie scritte con le parole dei protagonisti, frutto di un processo partecipativo che ha avuto origine da due domande chiave:

  1. Cosa mi porto dal passato?
  2. Come mi vedo nel presente?

Queste riflessioni diventano così un ponte tra il vissuto e le aspirazioni, tra il passato e il futuro.

Un invito a non passare oltre

Rita Ruffoli, direttrice della Fondazione San Zeno, descrive la mostra come un invito a non passare oltre, a fermarsi e ad ascoltare. “Il ricordo di un luogo lasciato? La ricerca di un futuro migliore? Oppure la semplice consapevolezza di essere qui, ora, con la forza della propria unicità”, afferma. Ogni fotografia è un invito a entrare in un mondo che spesso non conosciamo, fatto di storie di resilienza e speranza. La rappresentazione visiva di queste vicende personali ci invita a riflettere sulla nostra umanità condivisa e sulle esperienze comuni che ci uniscono al di là delle differenze.

Il lavoro di Zatac non è nuovo a tematiche sociali. Nel 2021 ha realizzato “La cura”, una mostra e videoinstallazione sul tema della violenza contro le donne. Con “Guarda te”, l’artista continua il suo percorso di esplorazione della condizione umana, utilizzando l’immagine fotografica come strumento di narrazione e consapevolezza. Ogni scatto diventa così un pezzo di un puzzle più grande, un mosaico di esperienze che, quando unite, formano un quadro complesso e affascinante della nostra società.

La mostra si colloca in un momento storico in cui le questioni legate all’immigrazione e all’integrazione sono più rilevanti che mai. La capacità di connettersi con l’altro, di ascoltare e comprendere le storie altrui, è fondamentale per costruire una società inclusiva e accogliente. “Guarda te” non è solo un’esposizione di immagini, ma un vero e proprio atto politico, un richiamo alla responsabilità di ogni individuo nel riconoscere l’altro, nel vedere e ascoltare le storie che ci circondano.

In questo contesto, la mostra si prefigge anche di stimolare una riflessione sul significato del “guardare”. Guardare non è solo un atto fisico, ma implica una volontà di apertura e accettazione. Gli sguardi dei protagonisti, immortalati da Zatac, diventano specchi nei quali possiamo intravedere non solo l’altro, ma anche noi stessi, le nostre paure, le nostre speranze e i nostri sogni. È un invito a riscoprire la bellezza della diversità, a celebrare le storie che ci uniscono e a comprendere che, in fondo, siamo tutti parte di un unico grande racconto umano.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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