Roma, 27 dicembre 2025 – A pochi giorni dalla fine dell’anno, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato che la controversa statua dedicata a Giorgio Almirante troverà posto in piazza Vescovio, nel cuore della capitale. Una decisione che, come ha ammesso lo stesso sindaco, è «un insulto alla memoria storica». Ma dietro c’è la volontà di evitare tensioni e atti vandalici, spostando così la questione su un terreno più civile e istituzionale.
La scelta è stata presa ieri pomeriggio in Campidoglio, dopo giorni di proteste da parte di associazioni partigiane, esponenti della società civile e cittadini. L’iniziativa nasce dal comitato per la memoria di Almirante e aveva ottenuto l’ok della commissione toponomastica solo due settimane fa. Il progetto prevedeva che la statua venisse messa davanti all’edificio dove Almirante trascorse gli ultimi anni di vita. «Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla storia e ai sentimenti di una parte della città», ha detto Gualtieri durante la conferenza stampa alle 18.20 nella Sala delle Bandiere. Tuttavia, davanti ai giornalisti, il sindaco ha sottolineato: «La statua andrà in piazza Vescovio per garantire sicurezza e rispetto delle regole. Non è un gesto simbolico, ma una scelta dettata dal rispetto della democrazia».
Le reazioni non si sono fatte attendere. Ieri mattina, sotto il Campidoglio, gli ex partigiani hanno espresso forte dissenso. «Questa statua è uno schiaffo alla Resistenza», ha dichiarato Bruno Longo, presidente dell’Anpi di Roma. In piazza si sono visti cartelli e si sono sentite voci accese: alcuni residenti del quartiere Trieste hanno spiegato ai giornalisti che «Almirante resta una figura divisiva, poco adatta a rappresentare uno spazio pubblico». D’altra parte, altri cittadini intervistati all’angolo tra via Salaria e via di Priscilla hanno difeso la decisione del Comune: «Si può discutere sul personaggio, ma non si può cancellare la storia», ha commentato Massimo Rinaldi, pensionato di 74 anni. Intanto le forze dell’ordine hanno mantenuto un presidio attento fino a sera, per contenere eventuali tensioni.
«Non possiamo fare finta che certe pagine non siano mai esistite», ha aggiunto Gualtieri rivolgendosi ai cronisti in Campidoglio. La scelta del Comune arriva dopo un lungo confronto con prefettura e autorità di pubblica sicurezza. Solo nella tarda serata di ieri il sindaco ha chiarito la sua posizione: «La memoria va preservata con il dialogo civile e democratico, non con monumenti che rappresentano una parte sola». Ma mettere la statua in uno spazio pubblico riapre comunque il dibattito su come gestire i simboli del passato.
La figura di Giorgio Almirante, ex segretario del Movimento Sociale Italiano e uomo politico tra i più discussi del secondo dopoguerra, continua a dividere Roma e l’Italia. Nato a Salsomaggiore nel 1914, Almirante fu tra i fondatori del MSI – partito erede della tradizione neofascista – e lo guidò fino alla morte nel 1988. La sua eredità politica è ancora oggi al centro di polemiche per le scelte fatte nel dopoguerra e i suoi rapporti con l’estrema destra europea.
Secondo le prime stime degli uffici tecnici comunali, la statua sarà installata entro fine gennaio. Nei primi giorni saranno presenti transenne e personale per garantire la sorveglianza 24 ore su 24. L’amministrazione ha specificato che si tratta di una “scelta temporanea”, in attesa che si completi il percorso istituzionale sulle intitolazioni pubbliche.
Il dibattito resta acceso. Stamattina il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha invitato al rispetto reciproco: «La memoria va condivisa, non imposta», ha detto ai microfoni di una radio locale alle 7.50. Nel frattempo le associazioni antifasciste hanno annunciato un presidio silenzioso per domenica alle 10 proprio in piazza Vescovio.
Un nodo ancora aperto quello della memoria pubblica. E Roma – città fatta di statue e piazze – si ritrova ancora una volta a fare i conti con il proprio passato… con ferite che sembrano difficili da rimarginare davvero.
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