Roma, 25 febbraio 2026 – I grandi eventi sono oggi la spinta più forte per far girare l’economia e puntare a una crescita solida in Italia. Lo confermano i dati emersi questa mattina alla Camera dei Deputati, durante un convegno che ha visto confrontarsi istituzioni, imprenditori e rappresentanti del turismo. Dalle 9.30, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, si sono susseguiti interventi con punti di vista diversi e numeri concreti a supporto di una verità chiara: investire su eventi di grande richiamo – dalle gare sportive alle fiere internazionali – vuol dire puntare sul futuro.
Nel 2025, secondo l’Osservatorio Nazionale dei Grandi Eventi, il settore ha mosso più di 21 miliardi di euro. E la fetta più grande arriva dal turismo: “Chi arriva per un concerto o una partita resta in media due notti e spende non solo per il biglietto, ma anche per ristoranti, trasporti e shopping”, ha spiegato Giovanni Pierotti, capo del centro studi Federalberghi. Roma e Milano restano le città trainanti: qui si concentra gran parte degli eventi – da Vasco Rossi a San Siro alle sfide di Champions League – che portano l’occupazione alberghiera spesso a livelli di quasi totale saturazione.
Ma la ricchezza generata non si limita agli hotel e ai ristoranti. “Un grande evento comporta investimenti in infrastrutture che restano sul territorio”, ha sottolineato Maria Luisa Brighi, presidente di Confindustria Servizi Innovativi. Strade rinnovate, nuovi collegamenti ferroviari, aree pubbliche messe a nuovo: sono queste le tracce durature lasciate dagli appuntamenti importanti. “È un patrimonio che supera l’evento in sé: un quartiere sistemato continua a creare valore anche negli anni a venire”, ha aggiunto Brighi. Un esempio concreto è la riqualificazione dell’area di Rho dopo Expo 2015: uno studio del Politecnico di Milano segnala un aumento medio del 15% nel valore immobiliare nei cinque anni successivi.
Non mancano però le difficoltà. “Serve una regia chiara e una programmazione su più anni”, ha ammesso Antonio Fontana, amministratore delegato di Events4You. Senza regole precise i soldi privati fanno fatica ad arrivare. Le autorizzazioni spesso rallentano o addirittura bloccano progetti che potrebbero spingere lo sviluppo. Eppure la domanda c’è: solo nel 2025 le aziende italiane hanno investito quasi 700 milioni di euro in sponsorizzazioni e partnership legate agli eventi. In questo scenario – ha rimarcato Fontana – il richiamo dell’Italia è indiscutibile, “ma dobbiamo snellire i processi e dare certezze a chi opera nel settore”.
Oltre ai numeri economici, i grandi eventi giocano un ruolo importante come collante sociale. Una recente indagine Censis presentata al convegno racconta che il 68% degli italiani intervistati vede nei mega-eventi un rafforzamento dell’identità locale. “Le persone si sentono parte di qualcosa”, ha osservato Stefania Crocetti, sociologa all’Università Roma Tre. Gli esempi non mancano: basta guardare l’atmosfera in città durante le finali di Coppa Italia all’Olimpico o i festival musicali nei piccoli paesi umbri. Il vantaggio però è più forte quando le comunità vengono coinvolte davvero e stabilmente nell’organizzazione.
Resta però aperta la questione della sostenibilità ambientale e della gestione dei flussi di persone. “Organizzare bene significa evitare sprechi e limitare al minimo l’impatto sul territorio”, ha concluso Laura Della Porta del Ministero dell’Ambiente. In Emilia-Romagna sono già partiti esperimenti pilota con mezzi pubblici esclusivi nei giorni degli eventi o aree temporanee dedicate al riciclo dei rifiuti.
Le istituzioni stanno lavorando a un piano triennale dedicato proprio ai grandi eventi, puntando su innovazione tecnologica, digitalizzazione dei servizi e sicurezza. In attesa delle prossime grandi manifestazioni internazionali – dalla Biennale d’Arte di Venezia al Gran Premio di Monza – il settore sembra deciso a mantenere il suo ruolo da volano economico e sociale del Paese. Resta da vedere se questa spinta sarà davvero capace di generare quella crescita solida che oggi tutti sperano.
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