Roma, 22 gennaio 2026 – Questa mattina, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valenti, ha annunciato che il governo è pronto a mettere sul tavolo i primi fondi per l’istruzione pubblica. Una decisione arrivata dopo settimane di confronto serrato con i sindacati e le ripetute sollecitazioni di insegnanti e famiglie, preoccupate per la mancanza di risorse e i problemi strutturali delle scuole italiane.
“Abbiamo stabilito i criteri per i primi finanziamenti, che saranno disponibili entro marzo”, ha detto il ministro Valenti nella Sala Verde, poco dopo le 10, davanti ai giornalisti. Il Ministero ha spiegato che questa prima tranche servirà a interventi su edilizia scolastica, innovazione didattica e aiuto agli studenti in difficoltà. I numeri precisi ancora non ci sono, ma fonti interne parlano di un fondo iniziale intorno ai 300 milioni di euro. “È solo un punto di partenza – ha aggiunto Valenti – ma serviva dare una risposta veloce alle emergenze che ci arrivano dal territorio.”
Tra i problemi più urgenti c’è la sicurezza degli edifici scolastici, la carenza di laboratori aggiornati e il sostegno agli studenti più fragili. In province come Foggia, Agrigento e Napoli, nelle ultime settimane sono stati segnalati cedimenti di intonaci e guasti negli impianti elettrici. “Non è accettabile avere scuole dove si teme per l’incolumità dei ragazzi quando arriva la pioggia”, racconta una dirigente scolastica romana contattata da alanews.it. “Speriamo che quei soldi arrivino presto.”
I sindacati hanno preso l’annuncio con prudenza. Maria De Gregorio, segretaria nazionale della Flc-Cgil, commenta: “Finalmente un segnale che aspettavamo da mesi. Ora però vogliamo vedere i decreti attuativi e capire come saranno distribuiti i fondi. Senza tempi certi rischiamo che resti solo sulla carta.” Per gli insegnanti restano aperte anche le questioni delle assunzioni e del rinnovo contrattuale. Su questo punto però dal Ministero non arriva nessuna apertura.
Negli ultimi anni il sistema scolastico italiano ha dovuto fare i conti con investimenti sempre più ridotti e un numero crescente di scuole da mettere a norma: secondo dati Miur aggiornati a dicembre scorso, il 42% degli edifici ha bisogno di interventi urgenti. Meno della metà dispone di laboratori scientifici o digitali adeguati. E poi c’è il problema delle classi troppo affollate: in Lombardia e Lazio si superano ancora i 27 alunni per aula, soprattutto nelle periferie delle grandi città.
Il ministro Valenti assicura che entro due settimane saranno resi noti i dettagli sui criteri per distribuire le risorse. Nel frattempo continuano gli incontri con insegnanti e famiglie. “Si partirà dalle situazioni più critiche – spiega un funzionario del Ministero – poi toccherà alle scuole con progetti di innovazione digitale.” Nei corridoi di Viale Trastevere si respira un misto di cautela e un filo d’ottimismo: “Solo quando vedremo concretamente i soldi potremo dire se qualcosa è cambiato davvero”, confida un preside milanese.
Gli studenti ascoltano con attenzione ma non senza dubbi. All’uscita del Liceo Virgilio poco prima delle 13 una ragazza della IV C racconta: “Ogni anno ci promettono soldi, poi la palestra resta chiusa e nelle classi fa freddo.” I genitori chiedono fatti concreti: “Vogliamo scuole sicure e decenti – dice Silvia Conti, rappresentante dei genitori in un istituto tecnico romano – non bastano le parole.”
Nei prossimi giorni capiremo se questi primi stanziamenti potranno davvero segnare una svolta o resteranno solo promesse nel vento. Il ministro intanto assicura: “Faremo report trimestrali pubblici per monitorare tutto. Vogliamo trasparenza.” Per ora nelle scuole italiane si resta all’erta. Con qualche speranza in più rispetto a ieri.
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