Catania, 28 dicembre 2025 – Una improvvisa eruzione dell’Etna ha illuminato la notte tra il 27 e il 28 dicembre, con una fontana di lava che ha raggiunto decine di metri d’altezza. La colata, secondo le prime misure dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), si è spinta fino a 1,8 chilometri dalla “bocca nuova”. Tutto è iniziato intorno alle 23.45 di ieri, quando una serie di boati ha svegliato molti abitanti di Nicolosi, Zafferana Etnea e paesi vicini. In tanti sono usciti in strada per ammirare i bagliori rossastri che illuminavano il versante sud-orientale del vulcano.
Secondo quanto ricostruito dall’INGV di Catania, l’attività stromboliana è partita da una fenditura alla base del cratere Sud-Est. In pochi minuti, una potente fontana di lava si è alzata verso il cielo, lanciando cenere e materiale piroclastico che il vento ha portato verso i centri abitati a valle. “L’attività parossistica è stata rapida e intensa”, ha spiegato durante la notte il vulcanologo Boris Behncke, presente nella sala operativa.
Dopo la mezzanotte, la colata più importante – visibile dalla statale 284 vicino a Ragalna – ha iniziato a scendere lungo una delle fenditure aperte sul fianco orientale del vulcano. Il flusso, denso, ha percorso circa 1,8 km, rallentando solo quando ha incontrato alcune rocce a quota 2.100 metri. “Non ci sono case minacciate – ha assicurato Behncke – e il fronte lavico resta confinato nella zona sommitale”.
Per molte famiglie di Zafferana e Pedara, le ore tra mezzanotte e le tre sono passate tra sirene, telefonate e finestre illuminate. “Abbiamo visto il cielo diventare rosso”, racconta una donna della zona di Fleri. Sui social sono girati decine di video fatti in casa: in uno, registrato intorno all’una, si vede la lava scorrere lentamente mentre si sentono voci tra lo stupito e il preoccupato.
Le scuole nei comuni etnei rimarranno aperte oggi, secondo una prima comunicazione dei sindaci. Solo a Milo, il sindaco ha invitato la popolazione a evitare per qualche ora le strade più esposte alla cenere, soprattutto per via del “materiale vulcanico fine” caduto durante la notte. Nessun danno alle infrastrutture è stato segnalato, ma alcuni automobilisti hanno trovato le auto ricoperte da uno strato grigiastro.
La sala operativa dell’INGV Osservatorio Etneo conferma che l’attività sta calando fin dalle 3.45 del mattino. La colata si è raffreddata nella parte finale senza superare le zone boschive. Gli strumenti avevano registrato un aumento del tremore vulcanico poco prima dell’eruzione, un segnale noto agli esperti che aveva già messo in allerta la rete di monitoraggio.
“Nelle ultime settimane avevamo notato un accumulo di energia nella sommità”, spiega la ricercatrice Valentina Romano, sottolineando che l’episodio rientra nelle normali attività parossistiche dell’Etna. Le emissioni di gas e cenere sono state “moderate”, con qualche disagio limitato ai paesi sul versante orientale. L’aeroporto di Catania Fontanarossa è rimasto operativo; solo per un paio d’ore alcuni voli hanno subito lievi ritardi.
Con i suoi 3.326 metri, l’Etna resta uno dei vulcani più attivi d’Europa. Eventi come quello della scorsa notte vengono seguiti con tecniche sempre più precise: satelliti, droni e reti sismiche aiutano gli esperti a tenere sotto controllo sia le emissioni sia l’avanzamento delle colate. “Fenomeni simili possono ripetersi senza preavviso – aggiunge Romano – ma al momento non ci sono segnali che facciano pensare a un aumento del rischio”.
Per chi vive ai piedi del vulcano è una convivenza quotidiana con un gigante imprevedibile che alterna lunghi momenti di calma a notti come questa: illuminate dalle sue spettacolari fontane di lava, cariche di paura ma anche di rispetto antico. I tecnici continueranno a seguire la situazione nelle prossime ore, pronti a intervenire se cambieranno le condizioni del vulcano.
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