Roma, 12 febbraio 2026 – Un’inchiesta della Procura di Caltanissetta ha fatto emergere una serie di danneggiamenti, furti e uccisioni di bestiame nelle campagne del Nisseno. Episodi che, secondo gli inquirenti, sono legati a veri e propri tentativi di intimidire gli imprenditori agricoli della zona. Il blitz è scattato stanotte tra Mazzarino e Riesi, coinvolgendo ventidue persone tra indagati e testimoni. “Siamo davanti a un clima di pressione continua – ha detto il procuratore Salvatore Di Martino – pensato per mettere in difficoltà la libertà d’impresa”.
Gli investigatori hanno ricostruito una serie di fatti avvenuti negli ultimi diciotto mesi: recinzioni divelte, macchinari agricoli distrutti, bestiame ucciso a colpi di fucile o rubato di notte dai pascoli. Non sono azioni isolate, hanno sottolineato fonti investigative, ma una strategia precisa rivolta agli stessi titolari di almeno sette aziende agricole – nomi che tornano spesso nei fascicoli. “Hanno cercato di far terra bruciata intorno alle vittime”, ha spiegato un investigatore durante un sopralluogo a Contrada San Pietro, poco fuori Mazzarino. I danni complessivi superano i 250mila euro.
Gli agricoltori hanno raccontato con amarezza questa sequenza di attacchi. Giovanni Ferrara, titolare di una piccola azienda familiare, ha detto: “Sono entrati di notte, hanno abbattuto la stalla e portato via sei vitelli. L’ho scoperto all’alba. Un colpo al cuore e al lavoro di una vita”. Non è stato l’unico: altre vittime descrivono episodi simili, quasi sempre senza testimoni diretti. Spesso si sono rivolti alle forze dell’ordine dopo settimane o mesi, spaventati da possibili ritorsioni. “Mi hanno fatto trovare due pecore sgozzate. Un messaggio chiaro”, ha confidato un allevatore di Riesi che ha preferito restare anonimo.
Gli investigatori puntano il dito contro il presunto “racket dei pascoli”: un meccanismo noto nella zona e già emerso in altre indagini antimafia tra Nisseno ed Enna negli ultimi anni. Secondo la Procura, alcuni gruppi criminali locali – spesso legati a famiglie storiche della malavita organizzata – avrebbero imposto ai piccoli imprenditori il pagamento di somme mensili per “proteggere” terreni e animali da furti e atti vandalici. Chi si rifiutava veniva bersaglio di danneggiamenti sistematici: recinzioni tagliate con il flessibile, pozzi contaminati con olio esausto, minacce telefoniche continue.
L’inchiesta si basa su intercettazioni ambientali, denunce raccolte negli ultimi due anni e sul lavoro congiunto di Carabinieri e Guardia di Finanza. Durante le perquisizioni sono stati trovati diversi fucili da caccia, alcuni rubati, oltre a mezzi agricoli riconducibili a furti denunciati nell’area tra ottobre 2024 e giugno 2025. Gli investigatori sospettano che parte dei proventi finisse anche in circuiti illeciti per riciclare denaro sporco. Nessuna delle vittime ha riportato ferite personali finora; “ma il rischio resta concreto”, ha sottolineato il comandante dei Carabinieri di Gela, maggiore Federico Russo.
La Prefettura di Caltanissetta ha già convocato un tavolo tecnico per coordinare le misure sul territorio e rassicurare gli agricoltori colpiti. Il prefetto Chiara Rizzi ha ribadito l’impegno a proteggere chi sceglie la legalità: “Non lasceremo soli gli imprenditori coraggiosi. Serve fare rete”. Nel corso della giornata sono attese anche le dichiarazioni del presidente regionale Coldiretti e dell’assessore all’Agricoltura. Intanto cresce la preoccupazione in paese: molti temono che questa spirale possa estendersi ad altre contrade. Gli investigatori invitano a denunciare ogni episodio sospetto.
I danneggiamenti a scopo intimidatorio non sono una novità nella provincia di Caltanissetta ma l’aumento registrato nell’ultimo anno ha richiamato l’attenzione delle autorità nazionali. Secondo dati Coldiretti Sicilia diffusi lo scorso dicembre, almeno quindici aziende agricole hanno segnalato furti o minacce tra gennaio e novembre 2025 nell’area tra Gela, Butera e Mazzarino. “Serve uno sforzo condiviso – ha commentato un sindacalista locale – altrimenti molte famiglie potrebbero abbandonare queste terre”. Le indagini vanno avanti mentre nei campi resta un’aria tesa. Le ferite lasciate dagli ultimi raid ci metteranno tempo a rimarginarsi davvero.
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