Torino, 26 febbraio 2026 – Dal 6 marzo la Galleria Elena Salamon, in pieno centro a Torino, apre le porte a una mostra tutta dedicata all’arte giapponese. Tra i pezzi forti c’è il famoso Il demone Hannya che ride, una vera icona che da sempre affascina appassionati e curiosi. Un’occasione non solo per gli esperti, ma anche per chi vuole lasciarsi catturare dalle storie e dai misteri di un immaginario millenario.
La maschera Hannya: un simbolo senza tempo
Esporre proprio Il demone Hannya che ride non è un caso. «La passione per le maschere giapponesi, e in particolare per la figura della Hannya, sta crescendo anche tra i più giovani», ha spiegato Elena Salamon, titolare della galleria, durante la presentazione alla stampa. La mostra, aperta fino ad aprile (da martedì a sabato, 15–19), mette insieme stampe originali, maschere tradizionali e oggetti legati al teatro Nō.
L’allestimento punta a raccontare non solo l’arte ma anche la cultura dietro queste opere: un intreccio di simboli e storie che parlano di trasformazioni e doppiezza.
Tra paura e ironia: la doppia faccia di Hannya
Secondo la tradizione, la maschera di Hannya rappresenta una donna divorata dalla gelosia e mutata in demone. Quella in mostra a Torino arriva da una collezione privata milanese e risale alla fine dell’Ottocento. Sorprende soprattutto il suo sorriso: diverso dal solito aspetto feroce, ha una smorfia quasi ironica che ha colpito i presenti. «Di solito ci si aspetta rabbia o dolore, qui invece sembra quasi che stia scherzando», ha osservato uno dei curatori.
Accanto alla maschera si possono vedere anche abiti di scena, ventagli dipinti e strumenti musicali come il piccolo tamburo tsuzumi. Ogni pezzo è accompagnato da una scheda che ne spiega origine e significato.
Oriente e Occidente a confronto
«Vogliamo creare un dialogo tra l’arte giapponese e lo sguardo contemporaneo occidentale», ha detto ancora Salamon. Durante i giorni di apertura sono previsti laboratori per le scuole. Uno dei momenti più richiesti sarà la visita guidata sui simboli ricorrenti nella figura della Hannya: dal colore dei capelli ai disegni sulle vesti. Il percorso si articola in cinque sale tematiche – metamorfosi, vendetta, ironia – per offrire un racconto sfaccettato.
«A Torino il pubblico dimostra sempre più interesse anche verso culture meno note», ha raccontato la gallerista ricordando il successo delle mostre sugli ukiyo-e. Nel corso dell’ultimo anno i visitatori stranieri – soprattutto studenti e giovani studiosi – sono aumentati del 15%.
Orari, biglietti e prime impressioni
L’inaugurazione ufficiale è fissata per il pomeriggio del 6 marzo alle 17 con un brindisi a base di sake giapponese per i primi ospiti. Il biglietto costa 8 euro (ridotto a 5 per studenti) ed è possibile prenotare sia online che direttamente in galleria. L’ingresso sarà gratuito ogni primo sabato del mese, formula già apprezzata nelle scorse edizioni.
«Non capita spesso di vedere da così vicino oggetti così delicati», ha commentato Laura Manfredi, studentessa di storia dell’arte. L’allestimento punta proprio su questa vicinanza: teche basse, luci soffuse che accompagnano senza disturbare.
Il fascino dell’immaginario giapponese prende Torino
Da settimane si sente già aria di fermento in città. Le scuole hanno cominciato le prenotazioni già da gennaio; molte classi delle superiori hanno chiesto approfondimenti sui simboli delle maschere. «La cosa che attira di più i ragazzi? Il fatto che il “demone” abbia un volto umano», ha raccontato una docente del liceo Alfieri.
Ecco allora che tra silenzi rispettosi e domande sussurrate questa mostra parla anche alle inquietudini dei nostri giorni. Ma soprattutto invita a lasciarsi trasportare da storie lontane nel tempo, almeno per qualche istante davanti agli occhi della Hannya che ride.





