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Weekend d’arte in Italia: da Escher e Memling a Elisabetta Catalano e Jan Fabre a Milano e Cortina

Milano, 18 febbraio 2026 – Questa settimana Milano si conferma ancora una volta capitale dell’arte contemporanea con la retrospettiva dedicata a Elisabetta Catalano, una delle voci più forti della fotografia italiana del Novecento. Intanto, tra le Dolomiti innevate di Cortina d’Ampezzo, l’artista belga Jan Fabre presenta un nuovo progetto, creando un ponte ideale tra nord e sud, città e montagna, tradizione e sperimentazione.

Ritratti che raccontano una città: la Catalano al PAC di Milano

La mostra, inaugurata sabato al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, ripercorre più di quarant’anni di lavoro della fotografa romana. Tra scatti famosi e immagini raramente viste, emergono i volti che hanno segnato un’epoca: Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Alberto Moravia. La sala principale si apre con il ritratto di Moravia, scattato nel 1974 nel suo studio in via Sgambati. Vicino, fotografie che raccontano la scena artistica degli anni Settanta e Ottanta: una cena intima a Trastevere, il gesto nervoso di un giovane Guttuso.

“Parlare di Elisabetta significa anche parlare della memoria della nostra città”, spiega l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi all’inaugurazione insieme alla curatrice Francesca Fabiani. Il pubblico è variegato e attento; tanti giovani fotografi con taccuini in mano si fermano davanti alle serie di ritratti: Carla Accardi in controluce, lo sguardo ironico di Enrico Baj.

Per Fabiani la mostra vuole “ricostruire non solo il profilo dell’artista ma anche il legame tra arte e vita civile”, un tema ancora molto vivo nelle grandi città. La rassegna resterà aperta fino al 12 aprile; biglietto intero 10 euro, ridotto studenti 5.

Cortina sottozero: Jan Fabre mette in scena il corpo sul ghiaccio

A oltre trecento chilometri da Milano, nelle Alpi bellunesi, Cortina d’Ampezzo ospita le nuove performance di Jan Fabre, artista famoso per le sue provocazioni e per mescolare teatro e arti visive. Da venerdì pomeriggio nella sala Alexander Girardi Hall – fuori la temperatura è sottozero, dentro luci fredde e sedie di legno – il pubblico è stato invitato a “entrare nell’opera”.

Fabre presenta “Frozen Time”, creato apposta per l’inverno a Cortina. Corpi che si muovono lentamente su lastroni di ghiaccio artificiale; i riflessi si deformano sotto proiezioni video. Ogni gesto si ripete all’infinito fino allo sfinimento. “Volevo mettermi alla prova con i limiti della resistenza fisica e mentale, ma anche con la fragilità della materia,” ha raccontato Fabre sabato mattina durante una breve conferenza stampa. “Il ghiaccio si scioglie come le nostre certezze. Per questo Cortina era il posto giusto.”

Gli organizzatori sottolineano che questa scelta non è casuale: “Abbiamo voluto portare qui un dialogo internazionale per far vedere la montagna come spazio aperto alla cultura”, spiega il direttore della rassegna, Luca Menardi. Gli appuntamenti continuano fino al 24 febbraio; ingresso gratuito con prenotazione.

L’Italia dell’arte si muove su più fronti

Milano riafferma il suo ruolo grazie alla memoria fotografica mentre Cortina si apre a nuove forme performative. Nasce così una tendenza che alcuni definiscono “spostamento polifonico”: non più una sola capitale dell’arte ma reti diffuse che collegano grandi città a luoghi meno conosciuti.

“La scelta di portare qui Jan Fabre – dice Menardi – dimostra che l’arte può uscire dalle gallerie per incontrare pubblici diversi.” Anche la mostra su Elisabetta Catalano segue questa strada: gli studenti coinvolti nei laboratori fotografici del PAC – incontri previsti ogni venerdì pomeriggio – dimostrano quanto ci sia voglia di aprirsi alle nuove generazioni.

Nel frattempo il calendario degli eventi artistici invernali è fitto: da Torino a Napoli, passando per Veneto e Lombardia. Resta però la domanda: come cambiano i gusti culturali degli italiani davanti a questa molteplicità? I numeri parlano chiaro: oltre tremila visitatori nel primo weekend a Milano; a Cortina tutte le repliche già sold out.

Due eventi lontani per distanza e stile ma uniti da un obiettivo comune: ripensare l’esperienza dell’arte nel Paese. Mentre le immagini di Catalano restano appese alle pareti bianche del PAC, tra le montagne del Cadore il pubblico riflette su corpo e tempo. Forse è proprio qui che l’Italia contemporanea trova la sua vera pluralità.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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