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Viaggio nel West Yorkshire: sulle tracce di Cime Tempestose tra cinema e letteratura

Leeds, 22 febbraio 2026 – Nel cuore del West Yorkshire, tra le colline mosse dal vento del nord dell’Inghilterra, si apre un paesaggio che conserva ancora un legame profondo con le sue radici: brughiere battute dal vento, villaggi di pietra dal fascino discreto, ritmi di vita che sembrano lontani dalla frenesia delle grandi città. Qui, in un mattino di febbraio dal cielo basso e grigio, piccoli gruppi di abitanti si incrociano sulle vie acciottolate di Haworth e Hebden Bridge, mentre il profumo umido di muschio e torba si insinua tra i muri delle case. Il West Yorkshire – una terra segnata da una storia industriale intensa, poi in declino – rimane ancora oggi un posto dove è la natura a dettare il ritmo.

Brughiere, sentieri e antiche dimore

All’alba, il vento gelido delle Heathlands soffia tra le eriche di Ilkley Moor. I sentieri segnati dalle greggi portano fino alle vecchie fattorie in pietra grigia; ogni tanto, un muro a secco lascia scorgere una vallata avvolta dalla nebbia che fatica a sollevarsi. “Non cambierei queste colline per niente”, racconta David Thompson, agricoltore di Silsden, mentre sistema un recinto con mani ormai infreddolite. “Qui si vive ancora seguendo le stagioni”.

Non lontano c’è il villaggio di Haworth, noto per aver dato casa alle sorelle Brontë. Le loro abitazioni, oggi museo, attirano ogni anno migliaia di visitatori. Le guide locali sottolineano spesso come questo paesaggio abbia ispirato romanzi e poesie: “È una terra che segna chi ci vive”, dice una custode all’ingresso del Brontë Parsonage Museum.

Paesi in pietra e comunità resilienti

A Hebden Bridge, un tempo centro nevralgico dell’industria tessile, oggi botteghe artigiane e caffè indipendenti hanno preso il posto delle vecchie filande. Nei pub il tono è raccolto, interrotto solo dal tintinnio delle tazze e dal brusio delle biciclette appoggiate fuori dalla porta. “Qui ci si conosce tutti”, spiega Rebecca Evans, libraia sulla Market Street. “Il senso di comunità resiste ancora, nonostante tutto”.

La regione porta ancora i segni della sua lunga storia industriale: ciminiere spente, canali e ponti ferroviari in mattoni rossi che tagliano la campagna. Eppure le campagne stanno vivendo una lenta rinascita: molte famiglie sono tornate a vivere nei villaggi negli ultimi anni, attratte dalla qualità della vita e dai costi più bassi rispetto a Leeds o Manchester.

Tradizioni e sfide contemporanee

Tra febbraio e marzo le brughiere si tingono di viola e marrone. Si svolgono feste tradizionali come la Fiera delle Pecore di Skipton o il mercatino degli agricoltori di Otley: eventi che scandiscono la vita nelle comunità rurali e richiamano visitatori da tutto il Regno Unito. Secondo i dati del Visit England, nell’ultimo anno il turismo rurale in zona è cresciuto del 7%, spinto anche dalla riscoperta dei viaggi più lenti.

Ma non mancano i problemi: l’isolamento rende difficili i collegamenti, l’accesso ai servizi sanitari non è sempre immediato e l’occupazione resta legata in parte all’agricoltura. “Bisogna sapersela cavare”, ammette Tom Riley, giovane allevatore della zona di Addingham. “Qui si fa affidamento su amici e famiglia”.

Un equilibrio tra storia e futuro

Tra muri coperti di licheni e piazze silenziose, il West Yorkshire conserva un’anima che altrove rischia di sparire. Nonostante la distanza dalle città grandi e qualche problema strutturale, qui molte comunità continuano a puntare sulla propria identità – fatta di lavoro nei campi, memoria storica e nuovi progetti legati al turismo sostenibile.

I camminatori percorrono i sentieri del Pennine Way sotto nuvole basse; nelle scuole si organizzano corsi per riscoprire l’artigianato del legno o della lana. Alla fermata dell’autobus una signora scuote la testa: “Il tempo qui cambia in fretta”, sorride sottovoce, “ma certe cose restano uguali”. In questa terra fatta di brughiere e villaggi in pietra, il racconto del presente affonda ancora le radici in un paesaggio antico.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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