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Scoperto in Egitto sito residenziale copto del XVIII secolo con cimitero bizantino sottostante

Roma, 23 febbraio 2026 – Gli scavi sotto piazza Venezia, nel cuore pulsante di Roma, hanno riservato nelle ultime settimane sorprese inattese. Non solo resti dell’epoca imperiale, ma soprattutto un antico cimitero bizantino sepolto a diversi metri di profondità. È successo in un lunedì mattina, poco dopo le sette, durante i lavori per rafforzare la nuova fermata della metropolitana. A colpire gli archeologi sono state le tombe allineate, con ossa umane e alcune iscrizioni in greco su piccoli frammenti di marmo che spuntavano tra gli strati già conosciuti. “Non ci aspettavamo di imbatterci in una necropoli che risale al VI-IX secolo,” ha raccontato Paolo Vismara, il responsabile del cantiere archeologico, visibilmente soddisfatto.

Scavi a piazza Venezia: emergono tombe e reperti

Secondo i primi accertamenti della Soprintendenza Speciale di Roma, il sito è noto da tempo per la sua stratificazione complessa – resti di case, botteghe, strade romane e chiese medievali sovrapposte una sull’altra. Eppure finora nessuno aveva mai trovato tracce così nette di una presenza bizantina, nemmeno durante gli scavi degli anni Novanta. “Abbiamo individuato almeno dodici tombe singole, tutte distese sulla schiena, alcune con oggetti in bronzo come fibbie, croci e piccoli anelli. Alcuni scheletri mostrano segni evidenti di malattie alle articolazioni,” spiega Claudia Perrone, l’antropologa incaricata delle analisi.

Un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli studiosi riguarda l’orientamento delle tombe: tutte disposte in file parallele e rivolte a oriente. Una pratica in linea con le usanze cristiane del tempo. Solo allora è nata l’idea che non fosse un semplice cimitero tardoantico ma un vero e proprio cimitero bizantino, forse legato a una comunità greca o siriaca presente nel centro di Roma nei secoli della dominazione orientale.

Ipotesi sulle origini e sulle funzioni del cimitero

Gli archeologi stanno ora cercando di capire quanto sia grande questa area funeraria. “Per ora possiamo dire che la necropoli copre almeno 200 metri quadrati, ma non abbiamo ancora chiari i confini,” ammette Vismara. Le analisi sul terreno e le datazioni al radiocarbonio delle ossa – che proseguiranno per mesi – dovrebbero fornire informazioni più precise.

Non è la prima volta che il sottosuolo del centro storico regala sorprese così diverse tra loro. “Roma è come una torta a strati: ogni scavo ci restituisce nuove pagine del passato,” dice con un sorriso Michele Di Carlo, assessore ai lavori pubblici del Campidoglio, che questa mattina ha visitato l’area insieme a tecnici e curiosi.

Ripercussioni sulla città e nuove domande sulla storia

La scoperta di un cimitero bizantino a pochi passi dai Fori Imperiali spinge a rivedere alcune idee sulla topografia tardoantica della città. “Potrebbe indicare una presenza più organizzata delle comunità orientali in questo quartiere,” osserva Perrone. Ma ci sono anche effetti pratici da considerare: questi reperti costringono a ripensare i piani della metro C. Gli ingegneri comunali prevedono infatti di dover modificare i percorsi delle gallerie sotterranee per salvaguardare le tombe più fragili.

Non tutti però vedono con entusiasmo queste novità. Tra i negozianti di via del Plebiscito monta la preoccupazione per i ritardi nei lavori: “Ogni volta che trovano qualcosa ci fermiamo per mesi,” sbotta Marco Rizzo, titolare di un bar storico vicino alla piazza. La Soprintendenza però rassicura: i tempi extra saranno compensati da una valorizzazione dell’area, con la possibile apertura al pubblico delle parti meno delicate.

Prossimi passi: studi approfonditi e collaborazione internazionale

Nei prossimi giorni arriverà a Roma un gruppo di studiosi dall’Università di Atene, chiamati ad esaminare le iscrizioni greche trovate sulle tombe. Una collaborazione importante che potrà aiutare a capire meglio il contesto storico delle sepolture e ricostruire i movimenti delle popolazioni orientali nell’antica Urbe durante il periodo bizantino. Non si escludono altre scoperte: “A Roma sotto ogni pietra si nasconde un pezzo di storia,” riflette Vismara guardando verso l’ingresso polveroso della galleria.

Per ora c’è una certezza: sotto il caos e il traffico di piazza Venezia, silenziosi ma decisi, i morti di mille anni fa continuano a raccontarci la loro storia.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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