Catanzaro, 21 gennaio 2026 – Due città, due artisti, due storie che tornano a emergere proprio in questi giorni: a Catanzaro prende il via un nuovo ciclo di iniziative dedicate a Mimmo Rotella, nato proprio qui; a Milano invece si apre una mostra-omaggio per ripercorrere il percorso di Rachele Bianchi, scultrice molto apprezzata nel capoluogo lombardo. Non si tratta solo di memoria. Questi eventi vogliono far riscoprire, tra le vie e i musei, l’impronta che questi protagonisti hanno lasciato nell’arte italiana.
All’ex Stac di Catanzaro, luogo natale di Mimmo Rotella nel 1918, questa mattina è partito un ciclo di incontri, laboratori e visite guidate pensate per raccontare il suo legame con la città e la sua rivoluzione artistica. Tra gli organizzatori c’è anche la Fondazione Mimmo Rotella, guidata da Rocco Guglielmo, che ha sottolineato come l’iniziativa punti a coinvolgere non solo gli appassionati d’arte ma anche gli studenti delle scuole medie e superiori.
«Rotella resta ancora oggi una chiave fondamentale per capire il Novecento, e Catanzaro non può dimenticare le sue radici», ha detto Guglielmo durante l’apertura. Nel dettaglio, il programma prevede laboratori pratici ispirati ai décollage, proiezioni di documentari storici – alle 17 nell’auditorium dell’ex Stac – e una visita itinerante ai luoghi della città legati all’artista. Tra i presenti questa mattina c’era anche il sindaco Nicola Fiorita: «Ricollegarsi a Mimmo Rotella significa dare ai giovani la consapevolezza che si possono inventare nuove forme», ha commentato.
Nella sala principale sono esposte alcune opere originali – manifesti strappati, tele incollate, fotografie – insieme a una selezione di oggetti personali: una vecchia macchina fotografica degli anni ’60 e appunti scritti a mano. Segni concreti di una vita fatta di gesti e intuizioni rapide. Catanzaro si fa racconto così: qui l’infanzia di Rotella, là la stazione dei treni dove il giovane artista scattava le sue prime foto urbane.
A Milano, invece, l’appuntamento è alla Casa Museo Boschi Di Stefano, in via Giorgio Jan. È stato inaugurato “Rachele Bianchi. Forme e Memorie”, mostra nata per ricordare i cinque anni dalla scomparsa della scultrice (1925-2018). L’allestimento è semplice ma efficace: circa trenta opere tra bronzi, terrecotte e disegni distribuiti fra il salone e il giardino d’inverno, accanto ai dipinti di Sironi e Fontana che abitualmente popolano la casa museo.
Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune, ha richiamato la lunga storia fra Rachele Bianchi e Milano: «La città deve molto a Bianchi. Le sue figure femminili animano piazze e parchi pubblici da decenni. Questa mostra è un atto di gratitudine». Molti visitatori hanno riconosciuto nei busti esposti – come “Donna in cammino” o “Ritratto di Elsa Morante” – le stesse forme viste passeggiando tra corso Garibaldi e piazza della Repubblica.
Nel pomeriggio domenicale il pubblico si è soffermato anche sulle fotografie d’archivio che mostrano l’artista nel suo studio in via Solferino. Un dettaglio ha colpito molti: le mani della scultrice segnate dal lavoro con la creta. «Non era una diva», racconta Francesca, nipote di Bianchi, «ma una donna silenziosa e determinata. Ha lavorato con ostinazione fino agli ultimi anni».
Catanzaro e Milano non sono solo punti sulla mappa italiana; sono luoghi dove torna viva una memoria artistica che si manifesta in modo diverso negli spazi urbani. Rotella, pioniere dei décollage e dei manifesti strappati, ha portato il disordine della città sulle sue tele; Bianchi, invece, ha trasformato i suoi soggetti intimi in presenze discrete fra strade e giardini pubblici. Ma c’è un filo comune: entrambi hanno cambiato il modo in cui le città italiane vedono l’arte pubblica.
Le iniziative calabresi non restano ferme al ricordo: ci saranno incontri con giovani artisti locali e workshop dedicati agli insegnanti delle scuole d’arte. A Milano invece la Casa Museo ha annunciato visite guidate con storici dell’arte – la prossima sarà giovedì 25 gennaio alle 15 – per approfondire le influenze internazionali sulla scultrice.
Sui social network come nei registri delle due mostre spuntano messaggi diversi ma tutti carichi di partecipazione. «Sono venuta apposta da Soverato per vedere i luoghi di Rotella», scrive Maria Rosa, insegnante in pensione. A Milano invece una signora più anziana annota: «Rachele mi ha insegnato a credere nella pazienza delle mani». La memoria così corre dalla Calabria ai quartieri meneghini ed è ancora forte, almeno in queste settimane d’inverno.
Le celebrazioni per Rotella e Bianchi confermano che mantenere viva la memoria artistica è un bene comune che abita gli spazi della città ma soprattutto le storie quotidiane delle persone che li vivono ogni giorno.
Roma, 21 gennaio 2026 – Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, ha raccontato oggi, a…
Roma, 21 gennaio 2026 – Dopo le segnalazioni arrivate nel weekend, squadre di tecnici sono…
Roma, 21 gennaio 2026 – Questa mattina è stato presentato l’ultimo rapporto Unioncamere-Isnart, che mette…
Roma, 21 gennaio 2026 – Sport e Salute Spa mette sul piatto 800.000 euro per…
Milano, 21 gennaio 2026 – Ogni mattina, alle sette e mezza in punto, il portone…
Palermo, 21 gennaio 2026 – Giuseppe Lo Verso, 68 anni, indagato per usura e presunti…