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Meloni contro toghe politicizzate: “Sentenze assurde, ma noi ostinati a far rispettare le regole”

Roma, 19 febbraio 2026 – «Le toghe politicizzate sono sempre pronte a mettersi di traverso, ma faremo di tutto per andare avanti». Così il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato oggi – durante un incontro con i giornalisti a Palazzo Chigi – le tensioni ormai ben radicate tra l’esecutivo e una parte della magistratura. Il confronto, acceso da mesi, ha preso nuovo vigore dopo le recenti dichiarazioni dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Di nuovo al centro del dibattito ci sono le riforme della giustizia e l’intramontabile questione dell’indipendenza della magistratura.

Lo scontro tra Governo e toghe si fa sempre più duro

Negli ultimi tempi, il clima tra governo e magistratura è diventato sempre più teso. Le parole di Meloni, pronunciate stamattina intorno alle 11.30 nella Sala Verde, arrivano dopo un fine settimana infuocato. Sabato scorso, l’ANM aveva espresso «profonda preoccupazione» per alcune proposte contenute nel disegno di legge sulla giustizia penale. Secondo l’associazione dei magistrati, queste misure potrebbero «limitare l’autonomia dei giudici e scombussolare l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato». Parole che a Palazzo Chigi non sono passate inosservate.

«Andremo avanti su questa strada – ha ribadito la premier –, convinti che la maggior parte dei giudici faccia bene il proprio lavoro. Ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a una piccola parte molto politicizzata». Meloni ha evitato riferimenti diretti a singoli magistrati o casi specifici, ma chi conosce bene i palazzi romani sa che la polemica resta tutt’altro che astratta.

Le riforme nel mirino: cosa non va

Il nodo della questione sono alcune norme chiave del disegno di legge Nordio. Si parla di separazione delle carriere, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e criteri più stringenti per le intercettazioni telefoniche. Temi che da anni dividono politica e magistratura. L’ANM sostiene che queste modifiche «mettono a rischio la terzietà del giudice», mentre il governo insiste sulla necessità di «aggiornare un sistema fermo da troppo tempo».

Fonti vicine al Ministero della Giustizia – guidato da Carlo Nordio – spiegano che «l’obiettivo è rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia, garantendo processi più veloci ed efficaci». Nel frattempo però anche i vertici della magistratura amministrativa e contabile si sono fatti sentire con critiche importanti. Giuliano Amato, presidente emerito della Corte Costituzionale, ha parlato ieri in radio di un «rischio concreto di conflitto istituzionale», chiedendo «un dialogo aperto tra tutte le parti coinvolte».

Il clima in Parlamento: reazioni da tutte le parti

Le parole della premier hanno subito scatenato reazioni a Montecitorio. Dalla maggioranza, Tommaso Foti di Fratelli d’Italia ha detto che «ci vuole coraggio per rompere un sistema autoreferenziale». Dall’opposizione, invece, Elly Schlein (PD) ha accusato il governo di voler «mettere il bavaglio alla magistratura», mentre Giuseppe Conte (M5S) ha invitato a «non cercare nemici inesistenti».

Nei corridoi della Camera si respira un’atmosfera tesa. Alcuni parlamentari – mantenendo l’anonimato – confidano che nei prossimi mesi la battaglia sulle riforme potrebbe farsi ancora più dura, complicando il lavoro delle commissioni parlamentari. Intanto il calendario segna già per marzo l’avvio delle prime audizioni sul disegno di legge.

Un confronto vecchio quanto la Repubblica

Non è certo la prima volta che la politica italiana si trova a fare i conti con uno scontro così acceso tra esecutivo e magistratura. Episodi simili ci sono stati durante i governi Berlusconi e Renzi. Ma questa volta, sottolineano diversi analisti, la posta sembra più alta: soprattutto dopo le ultime raccomandazioni del Consiglio d’Europa sulla necessità di tutelare «l’autonomia degli organi giudiziari nei Paesi membri».

A Bruxelles si seguono con attenzione gli sviluppi italiani. La commissaria alla Giustizia dell’UE, Didier Reynders, ha ricordato pochi giorni fa che «la separazione dei poteri è un principio fondamentale» per tutti gli Stati membri. Un richiamo arrivato proprio mentre a Roma si preparano nuove proteste da parte dei magistrati: l’ANM ha convocato un’assemblea straordinaria per la prossima settimana.

Tra tensione e incertezza: cosa ci aspetta

Con lo sguardo rivolto ai prossimi passaggi in Parlamento, sembra chiaro che lo scontro tra governo e una fetta della magistratura non si spegnerà presto. «Serve rispetto reciproco», ha detto ieri un giudice del tribunale civile di Milano – che ha preferito restare anonimo –, «altrimenti sarà dura ricucire lo strappo».

Il governo intanto va avanti senza tentennamenti. Da Palazzo Chigi fanno sapere che «non saranno tollerate interferenze indebite», mentre l’ANM mette in guardia dal trasformare tutto in uno scontro senza via d’uscita. Sullo sfondo restano le domande di sempre: come mantenere l’equilibrio tra i poteri? E soprattutto, come influiranno davvero queste riforme sulla vita quotidiana degli italiani? Per ora – tra appelli alla calma e dichiarazioni nette – si naviga ancora a vista.

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