Roma, 5 febbraio 2026 – Un tuffo nel passato, lungo settant’anni, tra strade polverose, piazze affollate e volti che sembrano usciti da un film in bianco e nero. È la mostra “Italia 1956: un racconto per immagini”, inaugurata ieri alle 18 nel Museo di Roma in Trastevere. Qui, cento fotografie d’archivio riportano in vita la quotidianità degli italiani nel secondo dopoguerra. Scatti rari, per lo più dall’Archivio Storico Luce e da raccolte private, che mostrano un anno carico di speranze ma anche di paure. Un’Italia ferita dalla guerra, ma che stava piano piano rialzandosi, tra contraddizioni e primi passi verso il benessere.
Dettagli di una vita che sembra lontana
La forza della mostra sta nei piccoli momenti catturati: mercati all’alba, bambini scalzi nei cortili delle periferie, donne con mani arrossate che stendono i panni al sole. La curatrice Francesca Ferri ha spiegato così l’idea dietro l’esposizione: “Volevamo far tornare alla luce quelle piccole abitudini quotidiane che oggi si dimenticano spesso. Non sono solo gli eventi grandi a raccontare quegli anni: ci sono la fame, i giochi improvvisati, i sorrisi stanchi. Da ogni foto emerge una dignità silenziosa”.
Ieri pomeriggio tra i visitatori si sentivano commenti sommessi. Una signora di Monteverde confidava: “Qui rivedo mia madre, con quel fazzoletto stretto in testa”. Ci sono scene di provincia ma anche scorci urbani: via del Corso gremita di uomini con cappotti e bombette; un tram che fatica sulla neve a piazza Venezia; ragazzi che si rinfrescano nel Tevere durante un’estate afosa.
La fotografia come memoria viva
La mostra non segue un ordine preciso nel tempo. Le foto sono divise per temi: lavoro nelle fabbriche, scuole improvvisate, le prime televisioni nelle case borghesi. Ci sono manifestazioni sindacali, scolaresche in gita a Pompei, e i primi segni della “dolce vita” sulle spiagge romagnole. Tutto sembra lontano eppure familiare.
“Raccontare il 1956 con le immagini significa anche parlare del presente”, ha ricordato durante l’inaugurazione il direttore Andrea Vitali. “Molti problemi dell’epoca – disoccupazione giovanile, migrazione interna, fatica ad arrivare a fine mese – ci sono ancora”. Un invito a riflettere senza forzare paragoni.
I grandi fotografi dietro la macchina
Non mancano i nomi celebri della fotografia italiana: Tino Petrelli, Mario De Biasi e Federico Patellani firmano scatti memorabili come la neve su Milano o la folla del Primo Maggio a Torino. Accanto alle immagini famose (l’arrivo del presidente Gronchi a Napoli, la Coppa Davis a Roma), si vedono volti anonimi: un pescivendolo al mercato del Testaccio; una coppia appena sposata fuori dal Duomo di Firenze; una classe elementare con la maestra severa.
Le didascalie dicono poco ma raccontano tutto: a volte una data (“Bari, febbraio 1956”), altre dettagli come “mani screpolate dal gelo” o “zuppa distribuita ai poveri”. In un angolo è acceso un vecchio televisore Mivar che manda in loop un telegiornale EIAR dell’epoca. I visitatori restano incantati dai toni misurati dei giornalisti di allora.
Riscoprire un passato comune
Per molti giovani – soprattutto studenti liceali e universitari – è la prima volta che vedono com’era davvero l’Italia dei nonni. Una ragazza con lo zaino annota sul quaderno: “Devo chiedere a mia nonna se anche lei portava scarpe rotte”. Ma ci sono anche molti anziani in silenzio davanti alle foto: qualcuno si commuove davanti alla processione paesana o al treno Caravelle fermo in campagna.
La mostra resta aperta fino al 10 aprile (tutti i giorni dalle 10 alle 20). Il biglietto costa 8 euro, ridotto a 5 per studenti e over 65. Secondo Francesca Ferri “questa è un’occasione per riscoprire un Paese che credeva nel futuro e imparava lentamente a camminare insieme”. Un passato vicino che parla ancora alla memoria di tutti – basta fermarsi davanti a uno scatto per accorgersene.





