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I castelli della Valle d’Aosta: scopri arte, storia e cultura nei magnifici manieri

Milano, 22 dicembre 2025 – Gli antichi castelli e manieri d’Italia, spesso dimenticati o messi da parte rispetto ai grandi flussi turistici, stanno vivendo una nuova primavera. A spingere questa ripresa, nelle ultime stagioni, sono state le iniziative sia pubbliche che private che hanno trasformato rovine e stanze polverose in vere e proprie mete di cultura e accoglienza, spesso immerse in paesaggi che sembrano fermi nel tempo. E non si tratta solo di Toscana o Piemonte, territori da sempre protagonisti: questa ondata di restauri sta arrivando anche in Emilia-Romagna, Marche e persino in alcune zone montane della Calabria.

Il ritorno del pubblico e nuove forme di ospitalità

Nel 2025, secondo i dati del Ministero della Cultura, almeno 350 manieri sono stati aperti al pubblico con visite guidate regolari, mostre temporanee o eventi a tema. Un esempio su tutti è il Castello di Torrechiara, vicino Parma, che ha superato i 180mila ingressi nell’anno. Numeri in crescita rispetto a prima della pandemia. “Le persone cercano esperienze più autentiche, lontane dal turismo di massa – racconta Cristina Pasquali, direttrice del circuito Castelli del Ducato –. Visitare questi luoghi è diverso: c’è silenzio, storia, la sensazione di fare un salto indietro nel tempo”.

Le nuove modalità di accoglienza fanno la differenza. Alcuni castelli sono diventati residenze d’epoca, con camere arredate come secoli fa; altri ospitano laboratori artigianali o concerti a lume di candela. Non mancano poi casi dove le cucine antiche tornano a funzionare per serate gastronomiche a tema storico. A Ferrara, ad esempio, il Castello Estense ha organizzato lo scorso ottobre una cena rinascimentale con piatti tratti dalle ricette di Cristoforo da Messisbugo: l’evento è andato sold out in poche ore.

Recupero architettonico e valorizzazione del territorio

Dietro questa rinascita ci sono anni di lavori – spesso difficili e costosi – per il restauro di castelli e borghi fortificati. Molti interventi sono stati sostenuti da fondazioni private o da bandi europei dedicati alla valorizzazione del patrimonio rurale. Un esempio recente arriva dal Castello di Gropparello, sulle colline piacentine: cinque anni di cantieri hanno restituito alla comunità un complesso visitabile e adatto anche alle famiglie con bambini. Nei fine settimana qui si organizzano cacce al tesoro in costume e spettacoli per gruppetti ristretti.

I sindaci dei piccoli comuni sottolineano l’importanza dei manieri per tenere viva la comunità locale. “Per noi significano lavoro, identità ma anche un presidio contro lo spopolamento”, spiega Luigi Bianchi, primo cittadino di Gradara (PU). Il suo castello – quello famoso per la leggenda di Paolo e Francesca – richiama ogni anno più di 250mila visitatori, portando nelle casse comunali risorse che poi vengono reinvestite in servizi e manutenzione.

Turismo lento e sostenibile tra le mura antiche

Anche il modo di visitare questi luoghi sta cambiando. Niente più corse da un monumento all’altro ma itinerari lenti, spesso a piedi o in bici lungo sentieri panoramici che collegano diversi castelli nello stesso territorio. In Emilia-Romagna è partita a giugno una “strada dei castelli” che mette insieme 22 siti tra Modena e Forlì, pensata soprattutto per chi ama il cicloturismo. “I visitatori restano più giorni – dice Federico Canali, responsabile dell’ente regionale turismo – ed è un aiuto concreto per l’economia locale”.

La tendenza al turismo sostenibile si riflette anche nella scelta delle attività: festival letterari a km zero, degustazioni di prodotti locali nelle antiche sale d’armi, mercatini artigianali nei cortili interni. La parola d’ordine è “integrazione”. Solo così – spiegano gli operatori – i castelli tornano davvero a vivere e non restano semplici scenografie.

Il fascino discreto del passato che torna vivo

A spingere il successo dei manieri italiani c’è anche quel fascino discreto che solo certe pietre sanno evocare. I visitatori si fermano davanti agli affreschi logorati dal tempo o ascoltano silenziosi le storie raccontate dalle guide nei saloni dove un tempo si tenevano le corti feudali. C’è chi prende appunti per un romanzo; chi cerca solo una pausa dalla frenesia della città.

Così, piano piano ma con tenacia, i vecchi castelli riconquistano spazio nel presente. Passo dopo passo tra corridoi gelidi o mura possenti che ancora sanno parlare. Forse non è nostalgia ma qualcosa di più concreto: il bisogno di sentirsi parte di una storia lunga e condivisa.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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