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Roma, 25 gennaio 2026 – L’assenza di un volto noto in un momento così delicato come un funerale pesa più di tante parole. Eppure, ieri pomeriggio, tra i banchi di Santa Maria in Trastevere, c’era una sedia vuota che avrebbe dovuto essere occupata da Marco Bianchi, ex collega e amico stretto del defunto. “Non l’ho visto al funerale. Era fuori, a parlare con la stampa”, ha sussurrato con un misto di sorpresa e amarezza la signora Marta Rossi, presente tra i familiari più vicini. Quelle parole hanno subito fatto il giro, mescolandosi ai commenti sommessi degli altri presenti.

Sguardi e commenti durante la cerimonia

I primi a notare l’assenza sono stati gli amici più stretti, quelli che ogni sabato si ritrovavano con Giovanni Luciani, il professore di lettere appena scomparso, per discutere di libri e politica davanti al bar della piazza. “Tutti ci aspettavamo Marco. Era una cosa naturale. Lui e Giovanni erano inseparabili”, ha raccontato Paolo Menegatti, ancora con gli occhi lucidi dopo la funzione. Invece Marco – giornalista affermato, firma storica di una testata nazionale – era fuori dalla chiesa, circondato dai colleghi alla ricerca di qualche dichiarazione.

Il funerale, iniziato alle 15 in punto tra il silenzio rotto solo dal suono dell’organo, ha visto molti nomi noti della scena culturale romana. Ma la presenza dei media è stata ingombrante: telecamere accese e microfoni puntati verso chiunque uscisse hanno creato quasi un cordone all’ingresso.

“Doveva essere qui, non fuori”

In tanti si sono chiesti dove fosse il confine tra dovere professionale e rispetto personale. “Capisco il mestiere, ma oggi avrebbe dovuto scegliere l’amico”, ha confidato una donna sulla sessantina, stringendo nervosamente una rosa bianca tra le mani.

Secondo alcuni testimoni – incluso un commesso del bar all’angolo spesso coinvolto in queste occasioni – Bianchi sarebbe arrivato intorno alle 14.45, dirigendosi subito verso i giornalisti raccolti vicino alla porta laterale della basilica. Una scena che non è passata inosservata: “Parlava fitto con due o tre colleghi, ogni tanto guardava il telefono. Non sembrava intenzionato a entrare”, ha raccontato il commesso.

Reazioni e malumori nel quartiere

L’episodio ha lasciato traccia anche dopo la cerimonia. In via della Lungaretta, cuore del quartiere, la notizia dell’assenza di Bianchi durante l’omelia si è sparsa in fretta. Qualcuno ha ricordato situazioni simili; altri hanno difeso il giornalista: “Se lo hanno chiamato per una dichiarazione urgente forse non aveva scelta”, ha spiegato Matteo Lodi, editore di una rivista locale.

Il parroco, don Alessio Serra, ha evitato polemiche ma non ha nascosto un certo disagio: “A volte il dolore va condiviso anche con il silenzio. E in chiesa serve proprio quello”. Parole secche dette ai cronisti rimasti dopo la funzione.

Tra doveri pubblici e rapporti personali

La vicenda – piccola per la cronaca ma importante sotto il profilo umano – ha acceso un dibattito nel quartiere. Da un lato chi sostiene che “ci sono momenti in cui esserci conta più di mille parole”; dall’altro chi giustifica Bianchi per le responsabilità del suo lavoro.

Nessuna dichiarazione ufficiale è arrivata dallo stesso Bianchi. Secondo le prime ricostruzioni è uscito subito dopo le interviste senza entrare neanche per una preghiera silenziosa.

I familiari del defunto – soprattutto la sorella minore Anna Luciani – hanno preferito non parlare con i giornalisti. Anna è stata vista allontanarsi verso le 17 con passo lento e lo sguardo rivolto a terra.

Un’assenza che fa rumore

A Roma, dove contano molto i gesti piccoli e le vecchie abitudini, questa storia lascia una ferita aperta per molti amici di Giovanni Luciani. Una sedia vuota può raccontare molto più di una semplice dimenticanza o un imprevisto: parla di priorità, fragilità e scelte che segnano più delle parole.

Nel tramonto che ha avvolto Trastevere ieri sera, tra chiacchiere a bassa voce e sigarette consumate in fretta davanti alla chiesa ormai vuota, quella frase continua a girare: “Non l’ho visto al funerale. Occupato a parlare con la stampa”. E resta sospesa insieme a qualche domanda che forse non troverà risposta.

Antonella Romano

Sono una redattrice innamorata della Sicilia, e in particolare della mia Palermo. Fin da piccola, ho respirato l'aria vibrante di questa terra ricca di storia, cultura e tradizioni. Ogni vicolo di Palermo racconta storie antiche, e io non mi stanco mai di scoprirle e condividerle. Mi sono laureata in Lettere Moderne presso l'Università di Palermo, dove ho approfondito il mio amore per la scrittura e la narrazione. Dopo gli studi, ho avuto l'opportunità di collaborare con diverse testate giornalistiche e riviste locali, scrivendo articoli che esplorano le meraviglie artistiche, culinarie e naturalistiche della nostra isola. La mia vera passione, tuttavia, è raccontare la vita quotidiana della Sicilia e i suoi abitanti straordinari. Cerco di portare i lettori in un viaggio virtuale tra mercati colorati, spiagge dorate e festival affollati, sperando di trasmettere l'unicità e la bellezza di questa terra. Quando non sono dietro alla tastiera, mi piace camminare lungo la costa, visitare i mercati locali e assaporare piatti tradizionali cucinati con amore. Ogni giorno in Sicilia offre l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, e non vedo l'ora di condividere queste esperienze con voi. Seguitemi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, esplorando insieme cultura, sapori e tradizioni che rendono questa terra davvero speciale. Grazie per essere qui e per la vostra curiosità. Spero che attraverso le mie parole possiate innamorarvi della Sicilia tanto quanto lo sono io!

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