Milano, 7 febbraio 2026 – Alla Fondazione Prada, tra i viali dell’ex distilleria di Largo Isarco, si accendono i riflettori fino al 4 marzo su tre nomi di spicco dell’arte contemporanea: Adrian Paci, Rä di Martino ed Eva Giolo. Sono loro i protagonisti di una stagione che promette già di far discutere a lungo in città.
Tra video, memoria e realtà: cosa vedere
La mostra prende forma nelle sale dedicate alla ricerca visiva, con installazioni e opere che scavano nel rapporto tra memoria personale e collettiva, spesso affrontando questioni ancora aperte della storia recente. Al centro della scena c’è Adrian Paci. L’artista albanese, classe 1969, presenta una selezione di video e fotografie che raccontano il viaggio forzato, l’attesa e lo sradicamento. Il suo lavoro è legato alla migrazione e ai momenti vissuti ai confini. “Racconto la vita che scorre ai margini, quella che non ha ancora trovato casa”, ha detto Paci durante l’anteprima stampa, intrecciando esperienze personali con temi universali.
Con lui c’è Rä di Martino, regista e artista visiva torinese di 49 anni. Le sue opere giocano su quel confine sottile dove realtà e finzione si mescolano. “Mi interessa quello spazio sospeso in cui la narrazione prende il sopravvento sulla cronaca”, ha spiegato ai giornalisti davanti alle installazioni della Fondazione. Realizzati tra il 2020 e il 2024 tra Roma e Tangeri, i suoi lavori fondono cinema, performance e memoria familiare.
Più giovane ma già ben nota nel circuito internazionale è la belga Eva Giolo (Bruxelles, 1991). Lei si concentra sul tempo che scorre, usando pellicole analogiche come il 16mm. Le sue sequenze intime — girate in case e cortili di Bruxelles — trasformano l’ordinario in qualcosa di nuovo e straniante. “Volevo dare attenzione ai piccoli gesti, a ciò che spesso passa inosservato”, ha raccontato l’artista durante la presentazione.
Incontri e appuntamenti per entrare nel vivo
Non solo esposizioni: per tutta la durata della mostra — aperta dalle 10 alle 19 nei giorni feriali e fino alle 21 il sabato — la Fondazione Prada organizza una serie di incontri con gli artisti, talk pubblici e visite guidate gratuite su prenotazione. L’agenda si fa fitta soprattutto nei weekend: sabato 15 febbraio sarà Adrian Paci a dialogare con il pubblico (inizio alle 17). Il 22 febbraio toccherà a Rä di Martino parlare di immagini d’archivio e memoria collettiva.
Sono previsti anche laboratori per le scuole superiori e proiezioni dedicate ai film realizzati dagli artisti ospiti. La direzione culturale sottolinea quanto sia importante far dialogare generazioni diverse: “Abbiamo scelto artisti capaci di parlare a pubblici differenti”, spiega Chiara Costa, responsabile dei progetti artistici.
Biglietti, numeri e curiosità
L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto standard della Fondazione Prada (15 euro intero; ridotto a 12 per studenti e over 65) ed offre accesso anche alle altre sezioni del museo. Secondo gli organizzatori, nelle prime due settimane sono già arrivati oltre duemila visitatori; un buon segnale in vista delle prossime settimane.
Molti studenti delle scuole superiori e delle accademie d’arte milanesi si sono fatti vedere tra le sale. “Qui si può davvero capire come nasce un lavoro d’arte contemporanea”, racconta Lorenzo Rossi, 21 anni, studente all’Accademia di Brera. “Con Giolo e Paci si percepisce un legame diretto tra esperienza personale e riflessione storica”.
Milano protagonista dell’arte contemporanea
La stagione alla Fondazione Prada contribuisce a rafforzare Milano come punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea. Il confronto tra artisti diversi apre spazi nuovi: dalla pellicola usata da Giolo alle narrazioni ibride di Rä di Martino fino alle storie migranti raccontate da Adrian Paci.
Proprio su questa apertura punta la curatrice Paola Nicolin: “Cerchiamo occasioni vere per mettere a confronto pubblico e artisti”, spiega durante l’inaugurazione. Tra un video proiettato e una chiacchierata informale nei cortili dell’ex distilleria emerge tutta la vitalità concreta che anima questa stagione milanese.
La mostra resta aperta fino al 4 marzo, tra sale illuminate e corridoi industriali che conservano storie da raccontare. Un invito a scoprire ogni dettaglio passo dopo passo, lasciandosi sorprendere dall’inaspettato.





