Bergamo, 16 febbraio 2026 – Due mostre, due luoghi ricchi di storia e fascino. L’Accademia Carrara di Bergamo e il Castello di Miradolo (San Secondo di Pinerolo, Torino) aprono in questi giorni le porte a nuove esposizioni d’arte, mettendo in luce capolavori antichi e percorsi inediti che intrecciano passato e presente. Il fine? Rilanciare l’offerta culturale dei loro spazi, coinvolgere il pubblico locale – ma non solo – e proporre un’esperienza lontana dalle grandi manifestazioni delle metropoli.
Da sabato 15 febbraio, l’Accademia Carrara ospita “Luce e verità. Pittura lombarda nel Seicento”. I curatori Francesco Frangi e Maria Cristina Rodeschini spiegano che la mostra vuole far emergere la ricchezza artistica della Lombardia nel XVII secolo. In vetrina, tra gli altri, quadri di Moroni, Ceresa, Crespi, più una sezione dedicata a Caravaggio e all’influenza che ha avuto sui pittori dopo di lui.
Nelle stanze si alternano ritratti severi di borghesi con abiti austeri, nature morte piene di particolari – fiori minuziosi, frutta fresca, strumenti musicali messi bene in primo piano –, pale d’altare provenienti da chiese poco note della regione. Una delle opere che più colpisce – almeno secondo chi ieri mattina si è fermato davanti alla tela bisbigliando ammirazione – è la “Madonna del Rosario” di Carlo Francesco Nuvolone, arrivata da una collezione privata milanese.
“La Carrara vuole riscoprire le sue radici attraverso i dipinti che hanno formato gusto e storia del territorio”, ha detto la direttrice Maria Cristina Rodeschini. L’allestimento è curato: percorsi chiari, una luce calda ma mai fastidiosa. Invita a soffermarsi sui dettagli: nelle tele piccoli oggetti comuni – un ventaglio, una tazzina rotta sul tavolo – raccontano scene di vita reale, attimi fugaci che sfuggono alle grandi storie ufficiali.
Non solo pittura: a San Secondo di Pinerolo il Castello di Miradolo presenta “Musica per gli occhi. Visioni sonore dall’Ottocento ad oggi”, aperta dal 16 febbraio al 2 giugno. Un viaggio dentro le sale storiche del castello – boiserie lignee, pavimenti d’epoca, un pianoforte a coda nella sala da ballo – dove si mescolano quadri, strumenti musicali antichi e installazioni sonore moderne.
La curatrice Paola Eynard racconta che l’idea era “fare in modo che ogni stanza si potesse ascoltare oltre che guardare”. Così accanto a ritratti ottocenteschi con spartiti sparsi su tavoli – come quelli di Giuseppe Pietro Bagetti – trovano spazio sculture sonore realizzate da artisti contemporanei. In sottofondo passano arie di Donizetti e suoni registrati nei cortili del castello durante l’inverno.
I visitatori – ieri pomeriggio erano circa 120 alle 17:30 – si sono spesso fermati nella sala delle colonne dove è esposta la “Viola in legno di pioppo” creata nel 1878 dal liutaio torinese Eugenio Degani. Una signora indicando lo strumento al nipote ha raccontato: “Questa viola ha viaggiato per mezza Italia”.
Per Bergamo e la provincia torinese, iniziative così significano puntare sulla qualità della cultura fuori dai grandi centri urbani. Secondo dati dell’Assessorato alla cultura lombardo, nelle prime settimane dell’anno l’Accademia Carrara ha registrato un aumento dei visitatori del 15% rispetto al 2025. Al Castello di Miradolo contano invece di superare le 10mila presenze entro l’estate.
I commercianti della zona, intervistati ieri mattina sotto i portici della Carrara o nel bar vicino al castello, parlano di “un movimento nuovo”, “molta gente che arriva anche solo per una mostra e resta a mangiare”. Sul sito della Fondazione Cosso (che gestisce Miradolo), le prenotazioni online segnano un +30% rispetto allo scorso inverno.
Le due mostre segnano per molti addetti ai lavori “l’avvio di una fase diversa”. Più cura per i dettagli – si vede negli allestimenti e nei programmi per le scuole –, meno corsa all’effetto spettacolare. I laboratori per bambini organizzati ogni weekend all’Accademia Carrara e le visite guidate tematiche a Miradolo sono già esauriti per tutto il mese prossimo.
Uscendo dalle sale illuminate del museo bergamasco o camminando lungo i vialetti ghiacciati del parco piemontese al tramonto, molti hanno condiviso lo stesso pensiero: “Qui l’arte riesce ancora a parlare piano”, dice Luca, studente universitario bresciano. “È proprio quello che cercavo”.
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