Catania, 20 gennaio 2026 – Il giudice per l’udienza preliminare di Catania ha inflitto a Lucia Lotti una condanna a due anni e otto mesi per peculato aggravato. La sentenza è arrivata stamattina, poco dopo mezzogiorno, al Tribunale di piazza Verga. Con questo provvedimento si chiude la prima fase del processo che vedeva la funzionaria pubblica accusata di aver usato fondi dell’ente per scopi personali.
La Procura di Catania ha ricostruito come, tra il 2021 e il 2023, Lucia Lotti, 52 anni, abbia sottratto dalle casse dell’assessorato regionale ai Beni culturali – dove lavorava in ruoli amministrativi – più di 86mila euro. L’indagine è partita da alcune segnalazioni interne arrivate nel novembre 2023. Dopo circa due mesi di controlli sui movimenti bancari sospetti sono emersi i primi riscontri. “Il quadro era chiaro – spiega una fonte vicina agli investigatori – i soldi non erano finiti dove dovevano.”
Durante l’udienza preliminare, la difesa, guidata dall’avvocato Giorgio Mirabella, ha puntato sulla “assenza di dolo” e su un “contesto poco chiaro in cui si sarebbero verificate le azioni”, chiedendo il rito abbreviato. Questa scelta ha permesso alla Lotti uno sconto sulla pena rispetto al massimo previsto.
Nelle motivazioni depositate oggi, il gup Maria Rosa Lentini evidenzia la gravità delle azioni e il ruolo di fiducia pubblica ricoperto da Lotti. “L’imputata ha agito senza pressioni esterne, ben consapevole delle responsabilità legali”, si legge nelle prime pagine della sentenza. Nessun riferimento a complici o pressioni dall’alto: secondo il giudice è stata un’iniziativa personale.
La sentenza prevede anche il risarcimento del danno alla Regione Siciliana, che si è costituita parte civile tramite l’Avvocatura regionale. La somma esatta sarà stabilita in sede civile, ma fonti vicine alla Regione parlano chiaro: “È un segnale forte contro chi usa i soldi pubblici per interesse privato”. Lucia Lotti non sarà arrestata subito: resta libera in attesa dell’appello.
La notizia della condanna si è sparsa velocemente negli uffici regionali e nei corridoi di Palazzo d’Orleans. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha detto: “Abbiamo piena fiducia nella magistratura. Chi sbaglia deve rispondere. Proteggere le risorse pubbliche è la priorità”. L’avvocato Mirabella ha già annunciato ricorso: “Riteniamo che alcune attenuanti non siano state valutate come si doveva. Confidiamo che l’appello ribalti questa sentenza”.
Lucia Lotti non ha rilasciato dichiarazioni e – secondo chi le è vicino – avrebbe evitato persino di presentarsi all’udienza odierna. Alcuni impiegati che l’hanno incrociata stamattina davanti al tribunale raccontano di una tensione palpabile sul suo volto. Qualcuno mormorava: “Non pensavamo finisse così in fretta”. Va detto che grazie al rito abbreviato il procedimento è andato avanti più velocemente della media.
Non è la prima volta che a Catania una funzionaria pubblica finisce condannata per appropriazione indebita o peculato. Nel 2022 un dirigente sanitario era stato giudicato colpevole in casi simili ma con importi minori. Sindacati e associazioni per la trasparenza sottolineano come questi fatti confermino “la necessità di controlli più severi negli uffici regionali”.
Sul fronte pratico la sentenza apre dubbi sul futuro lavorativo di Lotti. Per ora la Regione ha confermato solo la sospensione cautelare dal servizio in attesa dei prossimi gradi di giudizio. Nei corridoi già si parla di possibili provvedimenti disciplinari e della richiesta di restituire le somme sottratte.
La difesa ha annunciato l’appello, previsto entro febbraio. Nel frattempo la Procura fa sapere che “le indagini sono concluse” ed esclude altre persone coinvolte per ora. A Palazzo d’Orleans resta un clima teso: nessuno vuole sbilanciarsi sulle ripercussioni future ma appare chiaro che questa vicenda spingerà a riflettere meglio su come si gestiscono i soldi pubblici nella nostra amministrazione.
Restano da chiarire alcuni dettagli tecnici sui bonifici contestati e sulla tracciabilità delle spese effettuate; aspetti che potrebbero tornare utili nei prossimi passaggi del procedimento ancora aperto su questa vicenda.
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