Roma, 24 gennaio 2026 – Il Tribunale di Roma ha disposto oggi la confisca del denaro sequestrato durante un’indagine su reati economici, ma ha escluso la confisca dell’argenteria trovata nell’abitazione dell’indagato. La decisione è stata notificata poco dopo le 11 a Palazzo di Giustizia, tra il brusio degli avvocati che attendevano le motivazioni.
Dai documenti emerge che il giudice per le indagini preliminari ha stabilito che le somme in contanti – circa 80 mila euro nascosti nel doppio fondo di un armadio, in una palazzina del quartiere Prati – devono finire definitivamente nelle casse dello Stato. Per quanto riguarda invece i servizi da tavola, i candelabri e le posate in argento sequestrati nello stesso blitz dello scorso ottobre, il Tribunale non ha trovato prove sufficienti per considerarli il frutto diretto dei reati contestati.
A spiegare il perché è una nota della Procura di Roma: “La confisca riguarda solo le somme liquide, che sono subito riconducibili alle presunte attività illecite e facilmente tracciabili dal punto di vista finanziario.” Diverso è stato il caso degli oggetti in argento, per cui – secondo fonti investigative – non si è riusciti a stabilire con certezza l’origine legata ai fatti contestati. Nessuna incisione, nessun documento probatorio. Solo così si è deciso di escludere quei beni dalla confisca.
L’avvocato Carla Santoro, difensore dell’indagato, ha accolto con favore la decisione: “Abbiamo sempre detto che quegli oggetti sono di famiglia, tramandati dalla madre del mio assistito. Il Tribunale ci ha dato ragione”, ha detto ai giornalisti all’uscita dall’aula 8. Ma non intende fermarsi qui: “Presenteremo reclamo anche contro la confisca del denaro. A nostro avviso non ci sono prove sufficienti per collegare quei soldi a attività illegali. Valuteremo tutte le mosse possibili nelle prossime ore.”
Dall’altra parte, la Procura – rappresentata dal sostituto procuratore Vincenzo Guerra – si è detta “soddisfatta del risultato” sul fronte economico: “L’obiettivo era colpire i profitti immediati dell’attività contestata. Sull’argenteria ci sono margini diversi, ma la priorità restava il denaro”, ha spiegato Guerra subito dopo la decisione.
L’indagine – guidata dalla Guardia di Finanza della compagnia Roma 2 – era partita da una segnalazione dell’Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia. Movimenti sospetti sui conti correnti, bonifici ripetuti senza motivazioni chiare e prelievi in contanti anomali avevano messo gli investigatori sulle tracce dell’indagato. Il blitz nella sua abitazione è scattato all’alba del 14 ottobre 2025: i finanzieri hanno trovato sia il denaro sia diversi oggetti in argento, custoditi in una cassaforte nascosta sotto il pavimento dello studio.
Secondo gli accertamenti, il patrimonio totale sequestrato ammontava a circa 180 mila euro tra beni mobili e liquidi. Ma solo il denaro è stato ora confiscato.
Al termine dell’udienza, nei corridoi si sentiva qualche sussurro tra i legali. L’avvocato Santoro ha commentato con poche parole: “Amarezza per la confisca del denaro. Sarà una battaglia legale.” La Procura invece al momento non pensa a fare ricorso sull’esclusione dell’argenteria.
Non è detta però l’ultima parola. Entro trenta giorni le parti potranno presentare ricorso al Tribunale del Riesame o in Cassazione. Nel frattempo il denaro resterà bloccato su un conto vincolato intestato alla Giustizia. Mentre candelabri, vassoi e posate torneranno almeno per ora nella casa di famiglia a via Cola di Rienzo. Una vicenda che mette al centro la questione della tracciabilità dei beni ma lascia aperto il dibattito sulla prova diretta nei sequestri patrimoniali.
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