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Catania: apre al pubblico per la prima volta il misterioso Portico dell’Atleta di via dei Crociferi

Roma, 17 febbraio 2026 – Per secoli nascosto sotto i piedi dei cittadini, il sito archeologico di via dei Crociferi torna a far parlare di sé. Scoperto negli anni Novanta, proprio sotto il piano stradale, è di nuovo aperto al pubblico con un nuovo ciclo di visite guidate dopo una lunga pausa per lavori di messa in sicurezza e approfondimenti.

La scoperta che ha fermato le ruspe nel cuore di Roma

Correva l’anno 1995 quando, durante gli scavi per la posa di cavi elettrici in via dei Crociferi, tra il Quirinale e la Fontana di Trevi, un rumore insolito ha fatto bloccare tutto. I tecnici dell’ACEA si sono trovati davanti a un ambiente sotterraneo: i resti di una domus romana risalente al II secolo d.C., come confermato dai primi rilievi della Sovrintendenza. “Ricordo bene quell’attimo di sorpresa”, racconta Giorgio Pagliari, archeologo ora in pensione. “Mosaici ancora intatti, decorazioni chiare… capimmo subito che stavamo guardando qualcosa di speciale”.

Da allora, quel piccolo tratto di strada è diventato un cantiere aperto. I lavori si sono susseguiti a singhiozzo per anni, tra problemi legati al traffico e ai fondi scarsi. Solo nel 2002 si è potuta completare una prima mappatura precisa: emergeva così uno spazio abitativo con tracce di affreschi e una piccola zona termale.

Uno scorcio unico sulla vita quotidiana nell’antica Roma

Oggi il sito di via dei Crociferi è considerato dagli esperti uno dei pochi esempi autentici della vita privata romana conservati nel loro luogo originario. “Non si tratta della classica domus patrizia imponente”, spiega Beatrice Vitali della Sovrintendenza Capitolina. “Qui vediamo la vita di famiglie benestanti ma non nobili: le loro abitudini, gli oggetti quotidiani, come erano organizzate le stanze”.

Chi visita può ammirare due ambienti principali: una sala da pranzo – riconoscibile grazie alle basi delle sedute – e un locale probabilmente usato come deposito. I pavimenti a mosaico sono stati restaurati tra il 2018 e il 2021; ancora visibili sono i motivi geometrici tipici dell’epoca flavia. All’ingresso del percorso sotterraneo sono esposti alcuni frammenti ceramici che raccontano l’uso quotidiano degli spazi.

Visite controllate per proteggere un tesoro nascosto

L’apertura al pubblico è stata resa possibile grazie all’ultimo intervento strutturale sostenuto dal Comune di Roma – 350mila euro stanziati nel 2022 – e alla collaborazione con l’associazione “Roma Sotterranea”. Ora l’accesso è limitato: massimo otto persone per gruppo, per salvaguardare la stabilità del sito.

“Non volevamo che questo patrimonio venisse sommerso dal caos del centro storico”, ha detto ieri l’assessore alla Cultura Silvia Martelli durante la presentazione ufficiale. Il percorso include anche pannelli interattivi e video ricostruzioni digitali pensati per aiutare chi non è esperto a orientarsi tra le tracce archeologiche.

Un successo immediato e nuovi progetti all’orizzonte

Nei primi tre giorni dall’apertura – dalle 10 alle 17 con biglietto a 7 euro (ridotto a 4) – sono già state prenotate più di 400 visite. “Non immaginavo tanto interesse”, confida Marco Sforza, volontario all’accoglienza. Tra i primi visitatori anche tanti studenti delle scuole del centro storico; alcuni insegnanti hanno già chiesto progetti didattici dedicati.

Il quartiere sembra aver accolto con entusiasmo l’iniziativa: nella panetteria all’angolo qualcuno racconta che già negli anni Ottanta si parlava sottovoce della presenza di sotterranei antichi sotto quella strada. “Mio padre ne era certo”, dice una commerciante locale. “Finalmente possiamo vedere cosa c’è davvero sotto”.

Guardando avanti, la Sovrintendenza Capitolina punta a tenere aperto il sito tutto l’anno e a collaborare con università straniere per nuove campagne di scavo. “Abbiamo già individuato”, precisa Beatrice Vitali, “una zona ancora inesplorata che potrebbe svelarci altri dettagli sulle fasi tardo-antiche dell’insediamento”.

Così Roma aggiunge un altro pezzo al suo mosaico sotterraneo. Nascosto per secoli sotto via dei Crociferi, quel frammento antico torna oggi a raccontare storie tra le voci dei visitatori e il rumore attutito dei passi su pietre millenarie.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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