Aosta, 25 febbraio 2026 – È partita ieri, alla Galleria d’Arte Moderna di Aosta, la mostra retrospettiva dedicata a Grigory Gluckmann. Nel frattempo, a Milano, il Museo del Novecento ha acceso i riflettori su Paul Troubetzkoy, scultore cosmopolita celebrato in una grande esposizione. Due eventi, uno in Valle d’Aosta e l’altro in Lombardia, che raccontano con strade diverse ma uguale intensità la riscoperta di protagonisti dell’arte tra Ottocento e Novecento.
Nel cuore di Aosta, la Galleria d’Arte Moderna in via Xavier de Maistre – a pochi passi dalla Porta Pretoria – espone oltre quaranta opere di Gluckmann. Nato a Vitebsk nel 1898, l’artista si trasferì poi a Parigi. Le sale, illuminate da una luce tenue e pervase da un silenzio rispettoso, accompagnano il visitatore tra i toni delicati delle sue tele: ritratti intimi di donne nella loro quotidianità, paesaggi curati nei dettagli, interni raccolti e pieni di atmosfera.
“Vogliamo far conoscere un artista ancora poco noto in Italia”, ha spiegato la curatrice Martina Bianchi durante l’inaugurazione di sabato pomeriggio alle 17.30. Tra i presenti anche gli eredi, con la nipote Elena Gluckmann arrivata da Parigi che ha dato un tocco personale all’evento. “Mio nonno lavorava nel silenzio”, ha raccontato Elena davanti a una delle nature morte più suggestive. “Non seguiva le mode del momento, inseguiva una sua visione testarda e poetica”.
La mostra resterà aperta fino al 7 aprile e raccoglie principalmente dipinti a olio realizzati tra il 1925 e il 1955. Una sezione è dedicata ai suoi viaggi in Italia, con vedute di Venezia e Firenze e schizzi della campagna toscana. “L’Italia era per lui un rifugio di luce”, scrive lo storico dell’arte Jean-Philippe Renaud nel catalogo. Le prime ore hanno già portato circa 300 visitatori, secondo i dati della Galleria, con molte prenotazioni anche da parte delle scuole. “L’interesse cresce”, conferma l’ufficio cultura del Comune.
Intanto, a oltre 180 chilometri più a sud, è stata inaugurata sabato anche la mostra su Paul Troubetzkoy al Museo del Novecento di Milano (piazza del Duomo). Il secondo piano ospita più di 80 pezzi tra sculture, bozzetti e documenti provenienti soprattutto da collezioni private russe e svizzere. L’allestimento mette in luce il percorso originale dell’artista nato nel 1866 da padre russo e madre italiana, cresciuto tra Milano e San Pietroburgo.
“Troubetzkoy non è mai stato davvero né italiano né russo: il suo stile va oltre i confini”, sottolinea Lorenzo Madaro, direttore del Museo. Oltre ai celebri busti in bronzo – spiccano i ritratti di Lev Tolstoj e della danzatrice Isadora Duncan – ci sono fotografie d’epoca e lettere autografe che completano il racconto. Già dalla mattina di domenica il pubblico si è mostrato curioso: molti studenti d’arte si sono fermati a lungo davanti alla monumentale “Signora in abito verde”, discutendo sottovoce delle tecniche impressioniste usate dall’autore.
La scelta quasi contemporanea di dedicare grandi retrospettive a due artisti “di passaggio”, come li definisce la critica Francesca Brioschi su Repubblica, sembra segnare un momento in cui torna centrale il valore dello scambio culturale. In entrambi i casi le amministrazioni comunali hanno dato supporto all’iniziativa: ad Aosta l’assessore alla cultura Aurelio Bionaz ha detto che “aprire agli artisti internazionali è un modo per parlare anche ai più giovani”. A Milano invece il sindaco Sala ha definito Troubetzkoy “uno scultore capace di leggere meglio degli altri il suo tempo”.
In serata una nota della Regione Valle d’Aosta ha confermato la volontà di continuare sulla strada della riscoperta degli autori europei del Novecento. Segnali simili arrivano dal calendario espositivo milanese: già annunciati per l’autunno nuovi appuntamenti dedicati ad artisti meno noti al grande pubblico.
Due vite distanti per origini ma vicine per sensibilità – Gluckmann e Troubetzkoy – tornano così a parlare all’Italia contemporanea. E allora ci si accorge che certe storie non sono mai chiuse: basta solo voltarsi indietro per ritrovarne tracce vive.
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