Milano, 10 febbraio 2026 – Ogni giorno in Italia, tra piattaforme di streaming, YouTube e social network, si contano ormai in media 1,7 milioni di spettatori. È il dato che emerge dall’ultimo Annuario dell’Osservatorio Comunicazione Digitale, pubblicato oggi e aggiornato a fine 2025. Un numero in crescita costante rispetto agli anni scorsi, che racconta come gli italiani stiano cambiando il modo di seguire i media.
Il dossier dell’Osservatorio mostra un picco d’utenza tra le 18 e le 21, quando online si collegano insieme più di 600mila persone. “Le piattaforme video sono ormai al centro dell’offerta per musica, informazione e intrattenimento”, spiega Marco De Santis, curatore della ricerca. In particolare YouTube cresce del 12% rispetto al 2024, tallonato dalle dirette su Facebook, Instagram e TikTok.
A Milano come nelle altre grandi città italiane la cosa si vede soprattutto tra i giovani tra i 15 e i 34 anni, che sono quasi il 60% del pubblico quotidiano. Le dirette musicali, i podcast e le webserie raccolgono i maggiori consensi. Ma non solo: anche gli adulti stanno lasciando sempre più spesso la tv tradizionale. Stefano, impiegato 52enne di Cinisello Balsamo, racconta: “Prima guardavo il telegiornale in tv ogni sera. Ora mi informo su YouTube”.
L’Annuario conferma che lo streaming è ormai un’abitudine quotidiana per circa 8 italiani su 10 nelle città. La maggior parte degli ascolti passa attraverso piattaforme gratuite: YouTube resta davanti a tutti, ma anche Spotify (versione free) e Twitch continuano a crescere senza sosta. Basta fare un giro a Roma Termini alle otto di mattina per accorgersi che quasi un passeggero su tre ha le cuffiette nelle orecchie e segue qualcosa sullo smartphone.
Il fenomeno coinvolge anche gli over 55, ancora meno numerosi ma in aumento costante. Il tempo medio passato sulle piattaforme è salito a 67 minuti al giorno, dai 54 del 2024. “Ora è tutto immediato: con uno smartphone hai tutto a portata di mano”, osserva Francesca Longhi, sociologa dei media all’Università Bicocca.
Con l’espansione dello streaming i media tradizionali ne pagano le conseguenze. Nel 2025 i principali canali generalisti segnano un calo medio del 7% di share tra i 18-49 anni. La radio regge meglio, ma anche lì l’ascolto si sposta sempre più verso podcast e programmi on demand. Nei bar o locali – dal centro Napoli ai quartieri di Bologna – non è raro vedere schermi con dirette YouTube o eventi social al posto delle solite partite o talk show.
“Non è solo questione di piattaforma: cambiano i linguaggi e il modo in cui si interagisce”, sottolinea De Santis. Gli utenti decidono cosa vedere e quando farlo, senza più sottostare alla programmazione fissa della tv. Anche l’informazione – dal calcio alle notizie locali – si trasforma in format veloci, divisi per argomento e spesso realizzati da creator indipendenti.
Infine, il rapporto mette in luce un dato importante sulla fiducia nei contenuti digitali: circa il 47% dei giovani dice di fidarsi degli influencer o creator digitali tanto quanto delle fonti giornalistiche tradizionali. Un segnale che apre più di qualche dubbio sulla verifica delle notizie online. “I ragazzi vogliono immediatezza ma rischiano di non distinguere tra fatto e opinione”, avverte Longhi.
Secondo lo studio nel 2026 la soglia dei 2 milioni di spettatori giornalieri sulle piattaforme streaming sarà superata entro fine anno. Un trend che sta già rivoluzionando strategie editoriali e pubblicitarie e che chiede ai media una riflessione urgente sul futuro della comunicazione digitale nel nostro Paese.
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