Reggio Calabria, 20 gennaio 2026 – Si è chiusa ieri la campagna di scavo 2025 del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC), con gli ultimi rilievi nell’area di Sant’Agata di Catona, poco fuori dal centro città. L’operazione, partita a settembre, ha visto impegnati archeologi e studenti universitari nel tentativo di mettere insieme i pezzi di antichi insediamenti tra il V e il II secolo a.C. Ora sul tavolo restano alcune sepolture non ancora esplorate, scoperte proprio nelle ultime settimane: “Abbiamo trovato tombe integre e finora chiuse. Sono la priorità per le prossime indagini,” spiega il direttore del Museo, Carmelo Malacrino.
Gli ultimi ritrovamenti e cosa aspettarsi
Le squadre del MArRC hanno lavorato, tra pioggia e sole, vicino al vecchio tracciato della strada statale 18. Nel terreno duro e stratificato sono riaffiorati oggetti in bronzo, piccole ceramiche nere e frammenti di anfore a vernice rossa. Ma soprattutto, negli ultimi giorni di dicembre, sono spuntate alcune tombe a fossa: “Non le abbiamo ancora aperte perché servono controlli preliminari. Le condizioni sembrano buone: nessun segno di manomissione recente,” aggiunge Malacrino mostrando le foto delle lastre calcaree che coprono le sepolture, scattate alle 16.30 dello scorso venerdì.
Le tombe, dai primi riscontri, appartengono a epoche diverse: almeno una è ellenistica e probabilmente legata a una famiglia benestante della zona, visto che sono stati trovati piccoli gioielli. Un’altra sembra più antica – “ma aspettiamo i risultati degli esami stratigrafici e radiocarbonici,” precisano gli archeologi del MArRC. Tutto rimandato alla prossima campagna.
Sul campo: entusiasmo con la dovuta cautela
Tra i ricercatori si respira un misto di entusiasmo e prudenza. Sul sito si alternano studenti dell’Università della Calabria e dell’Università di Messina. Chi scava prende appunti su taccuini impolverati – “Qui il tempo si ferma, quasi si sente il rumore degli artigiani antichi,” racconta Elisa Lo Faro, dottoranda che coordina i rilievi fotografici. Le ultime settimane sono state intense: “Abbiamo lavorato anche dopo il tramonto,” confessa un giovane laureato mentre sistema l’attrezzatura nel container bianco vicino al campo.
Dal Museo arrivano parole sulla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Calabria e l’amministrazione comunale: “Un lavoro di squadra – dice l’assessore alla cultura Giuseppe Branca – che ci aiuta non solo a riscoprire il passato ma anche a far emergere il valore del territorio.” La parola d’ordine resta valorizzazione: molti reperti saranno esposti già in primavera in mostre temporanee.
Perché queste tombe sono un’occasione unica
Le nuove sepolture intatte sono una vera rarità per gli studiosi. A differenza delle tombe già esplorate negli anni scorsi – spesso saccheggiate – queste potrebbero svelare particolari nuovi su riti funebri, status sociale ed economia locale durante la dominazione greca prima e romana poi. “Ora l’obiettivo è analizzare i reperti con metodi moderni: isotopi stabili, DNA, microtracce tessili,” spiega la bioarcheologa Marina Rizzo. Anche un piccolo frammento può dire molto su dieta o origini familiari.
Le prime analisi sulle ceramiche fatte nel laboratorio del Museo mostrano contatti commerciali con il mondo egeo. Non solo: alcuni piccoli contenitori in vetro fanno pensare a oli profumati d’importazione. Dettagli che spostano lo sguardo sulle rotte commerciali attive nella Calabria antica.
Cosa accadrà adesso: attesa e curiosità nella comunità
Solo quando le tombe verranno aperte nella prossima stagione potremo sciogliere molti dubbi rimasti finora. Intanto la comunità segue con attenzione. Nel paese si parla dell’idea di creare un punto informativo stabile vicino al sito. Alcuni abitanti incontrati davanti alla chiesa di Sant’Agata alle 11 raccontano che qualcosa del genere lo aspettavano da tempo: “Ogni volta che si scava qui salta fuori qualcosa,” scherza un anziano del posto.
Il Museo ha già annunciato una serie di incontri pubblici per condividere i risultati e raccogliere suggerimenti. “Queste scoperte appartengono a tutti – sottolinea Malacrino – ed è giusto che siano conosciute da chi vive questi luoghi ogni giorno.” Nel frattempo l’area resterà recintata e sorvegliata per evitare danni o furti. Così, in un angolo tranquillo della provincia reggina, si prepara un nuovo capitolo della storia antica che aspetta ancora di essere scritto.





