Bologna, 26 gennaio 2026 – Apre oggi al MAMbo una mostra dedicata a Giorgio Morandi, per festeggiare il centenario della nascita del grande pittore bolognese. L’attesa in città era alta. Non a caso, all’inaugurazione arrivano appassionati d’arte, critici e curiosi da tutta Italia, pronti a immergersi nella poetica essenziale che ha fatto di Morandi un punto di riferimento nell’arte italiana del Novecento.
Fin dal mattino, le sale del MAMbo, nel cuore di via Don Minzoni, si sono riempite. Già dalle 9:30 si vedevano file di visitatori: qualcuno stringeva il catalogo appena stampato, altri si soffermavano in silenzio davanti alla locandina con una delle sue celebri “Nature morte”. Quel soggetto, diventato quasi un marchio di fabbrica, racconta un percorso artistico fatto di rigore e silenzi. «Morandi sapeva trasformare l’ordinario in mistero», spiega Silvia Paolini, curatrice della mostra, poco prima del taglio del nastro. «Ogni bottiglia, ogni vaso nasconde una tensione verso l’infinito».
Sono più di cento i lavori esposti, molti provenienti da collezioni private e raramente visti dal pubblico. Dipinti, incisioni, disegni: ogni sala è un capitolo della ricerca artistica di Morandi. Dai primi paesaggi urbani degli anni Venti — con Bologna sullo sfondo ma appena accennata — alle nature morte degli anni Quaranta e Cinquanta. Qui le bottiglie e gli oggetti di tutti i giorni diventano protagonisti indiscussi.
Nel cuore della sala grande — la stessa dove nel 2008 si tenne la retrospettiva su Lucio Fontana — spicca una serie di piccole tele del 1956 osservate con attenzione da Anna Galli, docente universitaria: «Morandi è stato il maestro del silenzio e della misura», dice. «Ogni colore scelto con cura; nulla è mai lasciato al caso».
Giorgio Morandi nacque il 20 luglio 1926 e visse quasi sempre in via Fondazza. Il suo studio – oggi parte della Casa Morandi aperta su prenotazione anche durante la mostra – è meta di pellegrinaggi da parte di studiosi e appassionati. «Ho camminato ore sotto la pioggia solo per vedere dove abitava», confida Luca, studente di storia dell’arte arrivato da Firenze.
La storica dell’arte Francesca Bertoni osserva: «Le sue tele sono un invito a guardare oltre ciò che si vede». Morandi non cercava la fama internazionale né si lasciava coinvolgere dagli esperimenti degli anni dopo la guerra. Amava i toni smorzati e la luce d’inverno che filtrava tra i palazzi bolognesi. Eppure la sua influenza resta forte: negli anni Sessanta e Settanta tanti artisti hanno preso le sue forme essenziali come esempio di rigore.
La mostra non passa inosservata ai bolognesi. Alle 11:30 l’assessore alla cultura Matteo Lepore ha commentato: «Questa mostra è un regalo per Bologna, che restituisce ai cittadini uno dei suoi figli più riservati e profondi». Intanto in piazza Maggiore la notizia rimbalza nei bar storici: “Morandi era uno di noi”, racconta un cliente anziano del Caffè Zanarini. “Non si vedeva mai in giro ma il suo nome circolava ovunque”.
Nei prossimi giorni si terranno incontri con esperti internazionali e laboratori per le scuole della città. Il calendario è fitto: domani alle 17 c’è una tavola rotonda con storici dell’arte da Parigi e Berlino; venerdì un laboratorio creativo per bambini sulla luce nelle nature morte.
I primi dati degli organizzatori parlano chiaro: nelle prime quattro settimane ci si aspetta almeno ventimila visitatori. Segno evidente del crescente interesse verso Morandi anche tra i più giovani. Alcuni studenti all’ingresso raccontano come hanno scoperto l’artista grazie ai social network. Marta, liceale, spiega: «Le sue immagini girano ovunque online – ma vederle dal vivo cambia tutto».
Il centenario diventa così l’occasione per guardare a un’eredità che va ben oltre Bologna. «Bologna riscopre Morandi, ma in realtà è il mondo intero a tornare a guardare la sua arte», conclude Paolini.
La mostra resterà aperta fino al 14 maggio con orari prolungati nei weekend (sabato e domenica dalle 10 alle 20). I biglietti sono disponibili online o direttamente al museo. Una celebrazione sobria ma sentita — proprio come avrebbe voluto lo stesso Morandi — che attraversa la città riportandone alla luce l’anima più intima.
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