Milano, 19 gennaio 2026 – Al Teatro degli Arcimboldi, poco dopo le 20.45, le luci si sono abbassate e la platea – con oltre mille persone, molte arrivate anche da fuori città – si è fatta silenziosa. È iniziato così il nuovo tour di “Voci dal Tempo”, lo spettacolo teatrale che negli ultimi mesi aveva conquistato pubblico e critici nei teatri di provincia e sui social, ora pronto a una tournée nazionale. A Milano era molta l’attesa: qui è partito ufficialmente un viaggio che toccherà Firenze, Torino, Bari, Napoli e Roma fino a fine primavera. Il regista, Paolo Ghezzi, ha preso la parola sul palco per una breve introduzione e ha ringraziato la compagnia: “Abbiamo percepito un’energia speciale fin dalle prove. Qui si fa teatro davvero, insieme al pubblico”.
L’attesa si respirava già all’ingresso. Chi c’era racconta di un via vai costante dall’entrata secondaria del teatro sin dal tardo pomeriggio. Alcuni spettatori, smartphone alla mano, hanno colto l’arrivo del cast – in particolare Margherita Polidori e Alessio Bruni – mentre scendeva dai taxi davanti al Teatro. I biglietti erano esauriti da più di dieci giorni, dicono gli organizzatori. La storia raccontata sul palco segue cinque personaggi legati a momenti cruciali del Novecento italiano; un intreccio di musica dal vivo, letture e video.
Giuliana Vanni, 38 anni, è arrivata da Cremona con il marito: “Avevamo letto recensioni entusiaste dalla tappa a Brescia e non volevamo perdercelo. La forza di questo spettacolo sta nel mescolare storie di persone comuni con la Storia vera”, confida durante l’intervallo. In sala anche registi e docenti universitari che hanno apprezzato una regia definita “curata ma senza fronzoli”.
Molti spettatori sottolineano la scelta di alternare monologhi intensi a momenti di silenzio che lasciano spazio alla riflessione. Sul palco pochi oggetti essenziali: una sedia in legno, un cappotto appeso, una valigia logora. Paolo Ghezzi – che ha guidato in passato il Teatro delle Valli – ha spiegato in conferenza stampa: “Abbiamo lavorato su testi originali e raccolto testimonianze per oltre sei mesi”. Nel secondo atto spicca la voce di Margherita Polidori che si sovrappone a una registrazione del 1946: quella reale di una staffetta partigiana catturata su nastro. Un dettaglio che ha colpito la critica più attenta. “Sentire il passato prendere vita davanti agli occhi fa davvero effetto”, racconta Francesco Radaelli della compagnia durante il brindisi finale.
Il tour andrà avanti con tappe già fissate a Firenze (Teatro della Pergola il 23 gennaio), Torino (Teatro Colosseo il 29 gennaio) e poi scenderà lungo lo Stivale. Sono previste repliche anche in centri più piccoli come Macerata e Lecce, conferma l’ufficio stampa della compagnia. Si parla di almeno trenta date fino a maggio; molte piazze hanno già registrato il tutto esaurito in prevendita.
“Abbiamo scelto i teatri storici perché lì si sente ancora l’eco delle voci che ci hanno preceduto”, spiega Ghezzi nel foyer milanese ai giornalisti. Una scelta per ancorare lo spettacolo ancora più saldamente al tessuto culturale delle città visitate. Sulla pagina ufficiale dello show continuano ad arrivare commenti dei fan che chiedono nuove date e segnalano “posti finiti anche per i turni pomeridiani”.
Alla fine dello spettacolo la platea si è lasciata andare a un applauso lungo oltre tre minuti; c’erano anche persone visibilmente commosse. Un segno chiaro dell’impatto che “Voci dal Tempo” sta avendo in queste prime tappe del tour. “Si sente di far parte di qualcosa che va oltre la semplice rappresentazione”, confida Alessio Bruni stringendo mani dietro le quinte.
Gli organizzatori stanno già valutando nuove repliche in alcune città dove la domanda supera l’offerta. I biglietti – con prezzi tra i 24 e i 38 euro a seconda dei posti – restano comunque accessibili grazie ad accordi con associazioni culturali locali per studenti e over 65. Solo quando i teatri saranno pieni anche nelle prossime settimane capiremo se questa tournée saprà mantenere le promesse e lasciare davvero un segno nella stagione teatrale italiana.
Al Teatro degli Arcimboldi i riflettori si sono spenti poco dopo le 23. Il pubblico è uscito piano piano nel freddo milanese; qualcuno si è fermato davanti al manifesto della prossima data, forse già pensando al ritorno in sala.
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