Roma, 19 gennaio 2026 – Medici, infermieri e autorità sanitarie di tutta Italia lanciano ancora una volta un appello chiaro ai cittadini: andate al pronto soccorso solo se serve davvero. L’invito arriva dopo un’altra giornata con accessi sopra la media negli ospedali di Roma, Milano, Torino e Napoli.
Questa mattina, intorno alle 8.30, il direttore sanitario del Sant’Andrea, Giovanni Perrone, ha spiegato senza giri di parole: “Da settimane siamo sotto pressione continua, soprattutto per i picchi influenzali. Chiediamo alle persone di valutare bene i sintomi prima di correre in ospedale”.
I dati più recenti della Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza dicono che nelle prime tre settimane di gennaio si sono toccati in media 25.000 accessi al giorno nei principali pronto soccorso italiani. Un numero in aumento del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “L’ondata anomala – ammette Perrone – è dovuta soprattutto ai malanni stagionali, ma anche alla tendenza ormai diffusa di andare direttamente in ospedale per problemi lievi”.
Il picco si registra tra le 11 e le 18. In alcuni ospedali romani si superano anche le 400 persone contemporaneamente in attesa. Nelle sale d’aspetto si sente la tensione: genitori con bambini tra le braccia, anziani accompagnati dai familiari e molti con la mascherina. Un’infermiera al Policlinico Umberto I, dopo 12 ore di turno, confessa: “Siamo stanchi, ma quello che fa paura è che i casi più gravi rischiano ritardi”.
Di fronte a questa situazione complessa, le autorità sanitarie ribadiscono un concetto fondamentale: prima di andare al pronto soccorso – soprattutto per febbre, tosse, raffreddore o piccoli incidenti – meglio contattare il proprio medico o la guardia medica. Nel Lazio, per esempio, la Regione ha rafforzato il servizio con un numero verde attivo 24 ore su 24 (800 118 800). Anche Lombardia e Piemonte hanno lanciato campagne sui social delle Asl per informare meglio.
“Ci sono servizi più rapidi e adatti a chi non ha emergenze”, ricorda Luigi Ippolito, assessore alla Sanità del Piemonte. A Milano, cartelli davanti agli ospedali Niguarda e San Paolo invitano così: “Se non è emergenza vitale, chiama il tuo medico”. Un messaggio semplice e diretto anche per i più giovani.
Quando i pronto soccorso si riempiono troppo di persone con problemi lievi, spiegano gli operatori, chi ha bisogno davvero rischia tempi d’attesa troppo lunghi. E questo può fare la differenza nelle cure tempestive. Il dottor Antonio Giuliani del San Camillo di Roma spiega chiaramente: “Bastano trenta minuti in più per cambiare l’esito su un infarto o un ictus”.
Ieri pomeriggio al Cardarelli di Napoli si sono viste code fino a tre ore per i codici verdi e bianchi. Una donna in fila dalla mattina confessa quasi sottovoce: “Non sapevo nemmeno della guardia medica notturna vicino a casa. Mi sono sentita male e sono venuta qui subito”.
Il Ministero della Salute ha rilanciato un messaggio preciso dai suoi canali ufficiali: il pronto soccorso va usato solo in caso di emergenze vere, come dolori forti al petto, difficoltà respiratorie improvvise o traumi seri. Per febbre alta nei bambini piccoli o negli anziani fragili invece conviene sempre consultare rapidamente pediatra o medico curante.
Il ministro Chiara Muraro lo ripete senza mezzi termini: “Vogliamo assicurare cure veloci a chi ne ha davvero bisogno e ridurre l’attesa per i casi più gravi”. Il messaggio passa anche attraverso spot radiofonici e campagne nelle farmacie.
La situazione negli ospedali resta difficile da gestire: tra pazienti c’è chi capisce (“Siamo in tanti oggi, ci vuole pazienza”) e chi invece si innervosisce. Alle 10.45 all’Umberto I una signora sbotta: “Ma dove dobbiamo andare se qui non ci aiutano?”. Una domanda che racconta il senso comune in questi giorni freddi.
Per chiudere, Perrone torna sull’appello finale: “I pronto soccorso sono una risorsa preziosa. Usateli con giudizio e pensate prima alle alternative”.
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