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La ragazza di vicolo Pandolfini: il memoir inedito di Nando dalla Chiesa sull’amore e la storia civile italiana degli ultimi 50 anni

Reggio Emilia, 23 gennaio 2026 – In mezzo a cinquant’anni di storia, tra piazze affollate, fabbriche e palazzi comunali, si è sviluppata una delle storie più originali e significative dell’Italia moderna: quella tra un uomo – sindacalista, politico, testimone diretto della crescita democratica del Paese – e la sua terra, l’Emilia. Non un legame fatto solo di slogan o foto ufficiali, ma una relazione quotidiana, tenace, con tutte le sue crepe. In questi giorni in tanti a Reggio Emilia tornano a raccontarla, mentre si avvicina l’anniversario della sua elezione a sindaco nel lontano 1976. Non era solo un cambio istituzionale: segnava l’inizio di un rapporto umano e civile che, come dicono gli amici, fu “quasi un matrimonio” con il tessuto sociale emiliano.

Una vita scolpita nel territorio

Nato a Guastalla nel 1945, Giovanni Mantovani – nome che spunta spesso nei ricordi – ha vissuto l’Emilia “come una persona viva”, ha spiegato ieri alla stampa la figlia Lucia, oggi professoressa all’università di Modena. Da ragazzo, prima in Camera del Lavoro e poi nei banchi del consiglio comunale, Mantovani ha imparato la politica nei mercati del martedì mattina e nelle osterie del quartiere. Qui si sono radicate le sue scelte: semplici, senza grandi discorsi solenni. Quando nel 1981 guidò la mobilitazione degli operai della “Sofar”, non salì su un palco a parlare. Preferì stare tra i lavoratori nel capannone, con le mani sporche e una stretta di mano dopo l’altra.

Cinquant’anni di impegno civile

Per Mantovani la “sua” Emilia non è mai stata uno sfondo vuoto. Negli anni Ottanta, durante le lotte per la casa popolare a Reggio Emilia, si fece carico delle tensioni tra nuovi immigrati dal Sud e famiglie locali. Paolo Berni, allora delegato CGIL, ricorda: “La sera ci fermavamo sotto i portici anche a mezzanotte. Lui cercava sempre di far dialogare tutti”. Nei giorni dell’alluvione del 1994 – quando le strade si riempirono di fango e detriti –, Mantovani fu uno dei primi volontari a spalare via il fango in zona Via Gramsci. “Era convinto che senza un rapporto vero con la gente la politica non servisse a nulla”, racconta Laura Folloni, ex consigliera comunale.

Un ascolto sempre aperto

Chi lo ha conosciuto dice che Mantovani sapeva ascoltare davvero. Non solo durante i comizi o nelle assemblee formali. Nel 2001, quando scoppiarono le polemiche sul nuovo ospedale Santa Maria Nuova, fu lui a proporre incontri pubblici che duravano fino a tardi nel foyer del teatro Ariosto. Si dice che spesso fosse l’ultimo ad andarsene, con il caffè in mano e l’agenda piena di appunti da segnare ancora. Una “testardaggine gentile”, così la definisce don Sergio Rinaldi, parroco di San Prospero.

Un legame privato con l’Emilia

Chi lo conosceva bene sottolinea come per lui l’Emilia non fosse solo il palcoscenico della sua attività pubblica. Era anche casa: pranzi domenicali allargati in via Toschi, partite a carte sotto i platani dell’Arci. La moglie Emilia – omonima della terra che li ha accolti – ne è stata testimone silenziosa: “Ho capito presto che per Giovanni la politica era servizio. Ma prima ancora era famiglia”. Un dettaglio curioso: fino agli ultimi anni ha preferito spostarsi sempre in bicicletta, qualunque fosse la stagione.

Un’eredità che resta viva

“Qui non c’è mai stata una netta separazione tra pubblico e privato”, ha detto ieri Lucia Mantovani. Lo dimostrano i tanti messaggi ancora oggi inviati alla famiglia da ex colleghi, cittadini comuni e giovani volontari delle associazioni sportive. Non è stato però tutto semplice: le crisi economiche degli anni Duemila hanno messo in discussione metodi e priorità tradizionali dell’Emilia riformista. Solo allora – dicono gli amici più stretti – Mantovani ha scelto di ritirarsi nella riservatezza della vita privata.

La storia d’amore tra Giovanni e la sua Emilia resta così: intrecciata alle speranze e alle difficoltà di una terra che ogni giorno ha cercato di trasformare ideali in scelte reali. Una lezione di umanità paziente e discreta che il tempo non è riuscito a cancellare.

Antonella Romano

Sono una redattrice innamorata della Sicilia, e in particolare della mia Palermo. Fin da piccola, ho respirato l'aria vibrante di questa terra ricca di storia, cultura e tradizioni. Ogni vicolo di Palermo racconta storie antiche, e io non mi stanco mai di scoprirle e condividerle. Mi sono laureata in Lettere Moderne presso l'Università di Palermo, dove ho approfondito il mio amore per la scrittura e la narrazione. Dopo gli studi, ho avuto l'opportunità di collaborare con diverse testate giornalistiche e riviste locali, scrivendo articoli che esplorano le meraviglie artistiche, culinarie e naturalistiche della nostra isola. La mia vera passione, tuttavia, è raccontare la vita quotidiana della Sicilia e i suoi abitanti straordinari. Cerco di portare i lettori in un viaggio virtuale tra mercati colorati, spiagge dorate e festival affollati, sperando di trasmettere l'unicità e la bellezza di questa terra. Quando non sono dietro alla tastiera, mi piace camminare lungo la costa, visitare i mercati locali e assaporare piatti tradizionali cucinati con amore. Ogni giorno in Sicilia offre l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, e non vedo l'ora di condividere queste esperienze con voi. Seguitemi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, esplorando insieme cultura, sapori e tradizioni che rendono questa terra davvero speciale. Grazie per essere qui e per la vostra curiosità. Spero che attraverso le mie parole possiate innamorarvi della Sicilia tanto quanto lo sono io!

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