Milano, 1 febbraio 2026 – Ieri sera, sul palco del Teatro alla Scala, le stelle dell’Opéra di Parigi, Sae Eun Park e Paul Marque, hanno incantato il pubblico milanese con una performance attesissima. La loro presenza, annunciata da settimane, ha richiamato in sala appassionati e addetti ai lavori: un’occasione rara, dicono gli organizzatori, per vedere due dei nomi più importanti del balletto europeo esibirsi insieme in Italia.
Nata a Seul nel 1989, Sae Eun Park è la prima danzatrice sudcoreana a diventare étoile nell’Opéra. Un percorso fatto di rigore e una grazia quasi innata nei ruoli romantici, che il pubblico della Scala ha subito percepito. “Sembrava danzare su un filo invisibile”, ha detto una spettatrice seduta in platea, proprio accanto a diversi studenti dell’Accademia.
Paul Marque, classe 1997, è invece tra i talenti emergenti più brillanti della Francia. Originario di Dax, nel sud-ovest del paese, è diventato étoile nel 2020 dopo aver vinto il Prix de Lausanne, uno dei concorsi più prestigiosi per giovani ballerini. “Portare Parigi a Milano è sempre una sfida,” ha raccontato Marque ai giornalisti dietro le quinte, visibilmente emozionato.
La serata – iniziata alle 20.05 precise in un teatro tutto esaurito – ha messo in luce i due protagonisti con estratti da “Giselle” e “Il lago dei cigni”, seguiti da un passo a due tratto da una coreografia del francese Julien Meyzindi. La scelta di alternare repertorio classico e pagine contemporanee non è stata casuale: è la linea della direzione artistica della Scala per aprire la stagione a un confronto internazionale.
I costumi, realizzati nei laboratori parigini e adattati per l’occasione milanese, hanno colpito per i dettagli curatissimi: tulle leggerissimi e ricami fatti a mano. Sul palco, Sae Eun Park ha raccolto applausi anche durante i passaggi più tecnici: una serie di fouetté nel gran pas de deux ha strappato applausi convinti dalla galleria.
La collaborazione tra Scala e Opéra si rafforza proprio mentre la danza classica vive una nuova stagione ricca di fermento in Europa. Il sovrintendente Dominique Meyer l’ha ribadito in un breve incontro con la stampa poco prima dello spettacolo: “Questi scambi sono fondamentali. Fanno crescere artisti e pubblico. Milano e Parigi hanno una storia lunga che va avanti”.
In sala c’erano anche rappresentanti del Ministero della Cultura francese – tra cui la direttrice generale Laurence des Cars – oltre a figure importanti del mondo culturale italiano. Un segnale chiaro, spiegano fonti vicine all’organizzazione, della volontà di rilanciare i progetti internazionali legati allo spettacolo dal vivo.
Al termine dello spettacolo, durato oltre due ore, il pubblico ha premiato gli artisti con lunghi applausi. Alcuni spettatori hanno aspettato Sae Eun Park e Paul Marque all’uscita dal teatro: selfie veloci e consegne di fiori tra ringraziamenti sommessi (“Grazie per essere venuti qui,” ha detto una giovane studentessa di danza). “Milano ci accoglie sempre con grande calore,” ha detto Park prima di andar via.
Dietro le quinte nessuna tensione: solo la stanchezza sui volti dei due ballerini e del corpo di ballo della Scala che li ha affiancati. Qualcuno si è fermato a scambiare quattro chiacchiere nei camerini illuminati ancora da una luce soffusa: “Torniamo presto?” ha chiesto uno dei maestri ospiti.
Questo evento si inserisce in un quadro più ampio di collaborazioni europee tra grandi teatri lirici e compagnie di balletto: oltre a Parigi e Milano ci sono Vienna e Berlino. Nei prossimi mesi la stagione della Scala vedrà altre ospitate importanti – dall’American Ballet Theatre alla Martha Graham Dance Company – confermando una vitalità che non sembra fermarsi.
Per tanti giovani danzatori italiani presenti ieri sera, vedere le étoile parigine è stato come ricevere un incoraggiamento silenzioso. Un invito – magari non detto ma chiaro – a inseguire la propria strada artistica anche oltre confine, nella danza che mescola storie diverse sotto lo stesso riflettore.
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