Reggio Calabria, 22 gennaio 2026 – Nel cuore antico di Reggio Calabria, tra il mare e le colline, si erge uno dei più importanti esempi di architettura bizantino-normanna nel Sud Italia. Qui, dove le pietre raccontano secoli di dominazioni e scambi culturali, sorge la Cattolica di Stilo, un piccolo edificio che racchiude tutta la complessità della storia calabrese. L’interesse per questo gioiello è vivo e costante: ogni anno migliaia di visitatori arrivano fino al borgo di Stilo, spesso già nelle prime ore del mattino in autobus, per ammirare da vicino questa testimonianza risalente al X secolo.
Sul monte Consolino, proprio alle porte di Stilo, a una trentina di chilometri da Catanzaro, la Cattolica domina un paesaggio aspro e luminoso. È un edificio raccolto, compatto, con le sue cinque cupolette in mattoni e una pianta a croce greca che cattura subito l’attenzione. All’interno, gli affreschi bizantini si mescolano agli interventi successivi: tracce evidenti del passaggio dei Normanni che, tra XI e XII secolo, hanno trasformato molti centri religiosi in questa terra.
“La Cattolica è un vero ponte tra oriente e occidente”, spiega Silvia Praticò, docente di storia dell’arte medievale all’Università della Calabria. “La fusione degli elementi bizantini — come la pianta centrale e i mosaici — con tocchi normanni nelle decorazioni e nella struttura ci racconta un’evoluzione architettonica unica in Calabria”.
L’edificio è piccolo — misura appena 7 metri per lato — ma le proporzioni e la bellezza delle decorazioni lasciano il visitatore senza fiato. Quando la luce del sole entra radente dalle strette finestre ad arco, l’effetto è suggestivo. Alcuni dicono che sembra di trovarsi dentro “una lanterna di pietra”. Le guide locali ripetono spesso questa sensazione: “Qui si respira davvero la storia”, conferma Salvatore Licastro, custode del sito.
La storia della Cattolica non è un caso isolato. In tutta la Calabria orientale — da Gerace a Santa Severina — si trovano chiese o resti risalenti all’epoca bizantino-normanna. Qui l’architettura orientale (cupole a bulbo, absidi trilobate) si intreccia con elementi occidentali (archi ogivali, motivi geometrici sulle pietre angolari). Molte di queste chiese rurali ospitano ancora oggi funzioni religiose secondo il rito greco.
Storici come Antonino Cutrì sottolineano che questa mescolanza rifletteva una realtà politica incerta. “La Calabria è stata per molto tempo terra di frontiera”, ha spiegato durante una conferenza a Crotone nel 2024. “Il passaggio dai Bizantini ai Normanni non fu un cambio improvviso. Dopo lotte e alleanze instabili si arrivò a quella convivenza di stili che oggi vediamo scolpita nelle pietre”.
A Stilo — ma anche a Bova o Rossano — queste chiese sono parte integrante della memoria locale. Per molti abitanti rappresentano un legame forte con le proprie radici: durante le feste patronali la Cattolica viene decorata con nastri bianchi e gialli; scolaresche e anziani tornano ogni anno per visite guidate.
Il turismo verso i siti di architettura bizantino-normanna ha avuto una crescita costante negli ultimi anni. I dati della Regione Calabria del 2025 mostrano che circa 45 mila visitatori hanno raggiunto Stilo e dintorni solo in primavera. Un aumento netto rispetto ai 30 mila del 2022. La maggior parte degli arrivi avviene tra marzo e giugno, con punte nei fine settimana.
A questo si aggiungono iniziative locali per valorizzare il sito: fondi sono stati destinati a migliorare la segnaletica stradale e ad attivare visite guidate multilingue. Il sindaco di Stilo, Carmelo Orlando, è chiaro: “Il futuro della nostra comunità passa dalla cura dei nostri monumenti. Solo così possiamo trasmettere ai giovani il senso della nostra storia”.
Non mancano però problemi: in certi giorni il numero di visitatori supera la capienza del piccolo edificio. Alcuni affreschi mostrano danni da umidità; sono previsti restauri per l’autunno prossimo con l’aiuto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.
Alla fine ciò che colpisce davvero della Cattolica di Stilo e dei monumenti simili è il loro ruolo vivo nella società contemporanea. Non sono solo tracce antiche, ma simboli ancora al centro delle tradizioni culturali e religiose locali. “Venire qui significa incontrare non solo la bellezza ma anche le contraddizioni della nostra storia”, ha raccontato una turista napoletana lo scorso settembre. Una storia fatta di intrecci, conquiste e dialoghi — scritta nelle pietre stesse del territorio.
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