Roma, 22 gennaio 2026 – Il Maxxi L’Aquila mette sotto i riflettori due pilastri della cultura italiana, Franco Battiato e Andrea Pazienza, guardando però anche oltre i confini con la presenza di Ai Weiwei e Sabrina Mezzaqui. Un avvio d’anno denso di eventi, tra mostre e installazioni che – tra sale interne e cortile – tracciano un percorso attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, in bilico tra passato e presente.
Alle 18.30 di oggi il Maxxi L’Aquila, in corso Federico II, ha aperto le porte a due mostre temporanee dedicate a due grandi: Battiato, artista poliedrico scomparso nel 2021, e Pazienza, talento ribelle del fumetto italiano morto nel 1988. “Sentivamo il bisogno di mettere insieme questi due percorsi”, ha spiegato la direttrice del museo, Margherita Guccione, durante la presentazione. L’idea è quella di “costruire una memoria collettiva fatta di voci diverse e punti di vista non convenzionali”.
La mostra su Battiato – intitolata semplicemente “Battiato. Il suono e la visione” – ripercorre i momenti più significativi della sua carriera attraverso video storici, oggetti di scena e spartiti originali. Tra le teche spicca la locandina originale di “La voce del padrone” (1981) e una serie di lettere inedite indirizzate a Sgalambro, suo filosofo e collaboratore storico. Il percorso non è lineare: si passa da postazioni audio con cuffie – “voglio che chi visita si fermi davvero ad ascoltare”, ha confidato l’allestitore, Dario Santoro – a piccoli spazi dove leggere brani tratti dai suoi libri.
Nelle sale accanto prende vita “Paz! Fumetto e visioni”, una raccolta che va oltre le tavole più famose di Zanardi o Pentothal. Sono esposti disegni privati, schizzi preparatori per il film “Il caso Moro” e alcune copertine realizzate per riviste studentesche nel ’77. “Abbiamo puntato sui dettagli meno conosciuti”, ha evidenziato la curatrice, Michela Guglielmi, “per mostrare un Pazienza più intimo, forse anche più fragile”.
Ma lo sguardo del Maxxi L’Aquila si allarga anche all’arte internazionale. Da domani, nel cortile esterno, sarà possibile visitare gratuitamente la grande installazione “Roots” di Ai Weiwei: un intreccio monumentale di radici in metallo – alcune superano i quattro metri d’altezza – simbolo delle radici perdute da chi migra o viene strappato via. “Ho scelto L’Aquila per motivi precisi”, ha detto l’artista cinese in collegamento da Berlino, “qui il senso della perdita si sente forte, ma anche quello della rinascita”.
A completare il quadro internazionale c’è “Racconti intrecciati” di Sabrina Mezzaqui: un’opera composta da centinaia di pagine strappate da libri dimenticati, cucite a mano una dopo l’altra. L’installazione occupa una sala piccola dove i visitatori camminano tra strisce di carta sospese nell’aria. In sottofondo si percepisce appena il rumore discreto delle forbici e degli aghi che penetrano la fibra dei fogli.
La prima giornata ha richiamato già dal pomeriggio una folla intensa: gruppi scolastici del liceo Cotugno si sono alternati a coppie di turisti francesi mentre alcuni aquilani hanno preferito restare all’ingresso anche dopo l’orario di chiusura. “Volevamo portare i nostri figli”, ha detto una mamma all’ingresso alle 19.20, “loro conoscono Battiato solo dalle playlist online”.
Molti si sono soffermati davanti ai disegni di Pazienza. Un ragazzo sulla ventina sedeva per terra davanti a una vignetta di Zanardi: “Mi fa pensare a cose che viviamo ancora oggi”, ha commentato. All’ingresso una guida distribuiva volantini in italiano e inglese con tutte le info pratiche – orari (martedì-domenica 11-19), biglietti (10 euro intero) e regole anti-assembramento.
Le mostre su Battiato e Pazienza rimarranno aperte fino al 26 marzo; l’installazione di Weiwei fino alla fine di aprile. Sono previsti laboratori didattici ogni sabato mattina (su prenotazione), oltre a visite guidate serali dedicate alle scuole superiori. Il Maxxi conferma così la sua missione: essere un ponte tra generazioni diverse e culture diverse”, come sottolinea Guccione.
Chi passa dall’Aquila in questi giorni trova nel museo un punto d’incontro vivo: qui si incrociano memoria, migrazione e arte popolare senza fronzoli né grandi proclami. Solo storie da vedere – o ascoltare – da vicino.
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