Los Angeles, 30 gennaio 2026 – Beth de Araujo ha lasciato tutti a bocca aperta al Sundance Film Festival 2026, presentando in anteprima mondiale il suo nuovo film con due volti ormai familiari: Channing Tatum e Gemma Chan. La regista brasiliana-americana, già nota per i suoi racconti intensi e senza filtri, questa volta si addentra in una storia che ha acceso il dibattito fin da subito, a Park City, Utah. Erano da poco passate le 19 locali quando le luci della sala si sono accese di nuovo, tra applausi e qualche sguardo dubbioso. C’è già chi parla di una delle sorprese del festival — e forse anche oltre.
Al centro della vicenda — il titolo resta top secret, dicono dalla produzione — ci sono personaggi tormentati, messi alle strette da dilemmi morali profondi. Channing Tatum, solitamente associato a commedie e film d’azione, qui abbandona la sua zona di comfort: interpreta un insegnante coinvolto suo malgrado in un vortice di sospetti e accuse in una piccola comunità americana. Gemma Chan, che ha conquistato Hollywood e Londra negli ultimi anni, è una giornalista freelance determinata a scoprire la verità nascosta dietro l’apparente tranquillità del paese. La storia si dipana tra case semplici, bar pieni di gente e qualche strada deserta sotto la neve di fine gennaio.
La regista ha spiegato: “Non volevo raccontare chi è colpevole o innocente, ma mostrare come la paura possa cambiare anche chi sembra più saldo”. Nel teatro Egyptian, le sue parole hanno colpito il pubblico di ogni età. Il film gioca con toni oscuri alternati a scene quasi da documentario — piccoli dettagli della provincia americana: la targa della scuola, il suono della campanella all’alba, una finestra accesa fino a tarda notte.
Dalle prime reazioni raccolte a Park City emerge un lavoro con uno sguardo “intimo”, quasi fisico sui personaggi. La tensione sale piano piano, fatta di sussurri nei corridoi e porte che sbattono troppo in fretta. Tatum ha confessato dopo la proiezione: “Qui non potevo cavarmela con ironia o azione. Dovevo solo stare ad ascoltare”. Chan ha aggiunto: “Questa storia non giudica nessuno. Osserva cosa succede quando la verità diventa troppo difficile da affrontare”.
Girato per lo più nel rurale Utah, con alcuni interni costruiti a Los Angeles, il film affronta temi come giustizia sommaria, social network fuori controllo e fragilità delle relazioni umane. Il ritmo è lento e spezzato apposta; ci sono sequenze in cui si sente solo il rumore dei passi sulla neve o una voce alla radio dimenticata sullo sfondo. Un realismo che ha convinto molti critici: secondo Variety “il film evita le risposte facili e lascia aperta una domanda”.
Durante il Q&A dopo la proiezione (erano passate le 20.30), alcune domande hanno messo alla prova il cast — qualcuno ha chiesto se oggi una storia simile potrebbe davvero uscire da uno studio grande. De Araujo ha sorriso: “Credo che per ora Sundance resti l’unico posto dove queste storie possono vedere la luce”.
Il film è ancora alla ricerca di una distribuzione internazionale ma dovrebbe arrivare nelle sale italiane tra aprile e maggio 2026 — anche se con i titoli indipendenti i tempi spesso si allungano. Intanto piattaforme come Amazon e Netflix hanno già avviato trattative per contendersi i diritti europei.
Per entrambi gli attori questa prova rappresenta un momento decisivo: Tatum, che presto compirà 45 anni, ha raccontato di aver scelto questo progetto “perché sentivo fosse arrivato il momento di mettermi in gioco”. Chan ha ricordato le settimane sul set sotto zero gradi e i dialoghi riscritti ogni giorno: “Non c’era un copione fisso. Ogni scena nasceva dalle emozioni vere che avevamo sul momento”.
È difficile dire se sarà davvero il film-rivelazione del Sundance 2026 — la concorrenza è agguerrita tra debutti attesi e nomi già noti. Ma fuori dal cinema qualcuno sussurrava: “Questo è uno di quei film che ti resta dentro”. Forse perché la paura – quella autentica – non deve urlare forte per farsi sentire.
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