Pechino, 7 febbraio 2026 – Oggi il Museo Nazionale della Cina, nel cuore pulsante di Pechino, ha aperto le sue porte a cinquanta opere provenienti dall’Italia, segnando un passo importante nel dialogo culturale tra i due Paesi. L’inaugurazione si è tenuta alle 10 del mattino, sotto la grande cupola di vetro vicino a piazza Tiananmen, proprio alla vigilia del Capodanno lunare. Le opere – tra dipinti, sculture e manufatti storici – resteranno esposte fino al 30 aprile. L’iniziativa è stata promossa dal Ministero della Cultura italiano insieme alle autorità cinesi, con l’intento di rafforzare lo scambio artistico e la conoscenza reciproca.
Al centro della mostra, intitolata “Italia: Arte attraverso i secoli”, spiccano alcuni capolavori mai usciti prima dai musei italiani. Tra questi una Madonna con Bambino della bottega di Perugino e una serie di piccoli bronzi rinascimentali dagli Uffizi. Non mancano nemmeno artisti moderni come Giorgio Morandi e Lucio Fontana, scelti per raccontare la vitalità dell’arte italiana del Novecento. Accanto ai quadri, si trovano anche oggetti d’arte applicata: mosaici da Ravenna e pregiati vetri veneziani soffiati a mano, arrivati da Murano dopo mesi di preparativi.
“Questa mostra racconta l’anima dell’Italia,” ha detto il curatore italiano, Francesco Pola, all’apertura. “Solo mettendo queste opere una accanto all’altra si capisce davvero la continuità – e la ricchezza – della nostra tradizione artistica.”
Alla cerimonia erano presenti l’ambasciatore d’Italia a Pechino, Luca Ferrari, e la direttrice del museo cinese, Wang Xiuqin. Le autorità hanno sottolineato come questa mostra sia importante non solo dal punto di vista artistico ma anche diplomatico, in un momento delicato per le relazioni internazionali.
“L’arte parla più forte delle parole,” ha spiegato Ferrari rivolgendosi ai primi visitatori, fra cui gruppi di studenti delle scuole superiori di Pechino. Nelle prime ore sono stati contati oltre 1.200 ingressi, segno del crescente interesse del pubblico locale per la cultura europea. Alcuni giovani si sono soffermati a lungo davanti ai dipinti ottocenteschi di Giovanni Fattori, altri hanno fotografato i dettagli dei vasi apuli decorati a figure rosse provenienti dal Museo Archeologico di Napoli.
Il trasferimento delle opere dall’Italia alla Cina è stato un lavoro lungo e complesso iniziato lo scorso autunno. Come spiegano fonti del Ministero della Cultura, ogni pezzo è stato imballato e assicurato seguendo le norme più rigorose; una squadra di restauratori ha seguito passo dopo passo il viaggio, controllando temperatura e umidità nei container climatizzati. “Abbiamo organizzato due voli cargo separati,” racconta Pola, “e previsto soste a Francoforte per i controlli doganali.” Alcuni trasporti sono avvenuti di notte per minimizzare rischi.
Il programma collegato alla mostra prevede incontri con storici dell’arte italiani e laboratori per studenti cinesi, cercando così di coinvolgere le nuove generazioni nella conoscenza dell’arte italiana. Dall’Italia si spera che questa esperienza apra la strada a ulteriori progetti comuni: secondo indiscrezioni raccolte da alanews.it, potrebbero arrivare presto nuovi prestiti di opere cinesi verso musei italiani.
La direttrice Wang ha confermato che “l’interesse per la cultura italiana cresce giorno dopo giorno”. Intorno alle 12.30, nei corridoi del museo, una studentessa universitaria di Pechino osservava con attenzione le targhe bilingue: “Sono qui per vedere come l’arte riesce a superare ogni distanza,” ha detto.
E proprio tra quelle sale affollate si è fatto chiaro il vero senso dell’iniziativa: mettere vicini mondi diversi grazie alla forza concreta delle immagini. Lasciando che siano i volti dipinti sulle antiche tele italiane a parlare più forte delle parole ufficiali o dei discorsi diplomatici.
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