Milano, 6 gennaio 2026 – Da grandi metropoli a piccoli borghi, in ogni angolo del mondo una nuova moda sta conquistando fotografi, artisti e appassionati: inseguire la tonalità delle nuvole, quella sfumatura delicata che è stata battezzata “Cloud Dancer”. Da Tokyo a Buenos Aires, passando per Roma e Cape Town, sono ormai centinaia le persone che si mettono letteralmente alla caccia di questi cieli per fermarli in uno scatto e condividere online immagini firmate con questo nome.
Il fenomeno “Cloud Dancer”: origini e significato
La tinta “Cloud Dancer” – un mix tra il bianco sporco e il grigio chiaro, spesso visibile nelle giornate grigie d’inverno o nelle prime ore del mattino – nasce nel mondo della moda ma ha rapidamente preso piede nel design, nell’arte visiva e poi nella fotografia urbana e paesaggistica. Secondo la società statunitense Pantone, da tempo punto di riferimento per la classificazione dei colori, questa nuance è tra le tendenze cromatiche più forti del 2026. “Non è solo un colore: è un modo nuovo di vedere la luce che cambia”, ha detto Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute.
Passeggiando per il centro di Milano la si nota subito. Non tanto nei vestiti – ancora dominati da lana pesante e toni scuri – ma nei caffè con interni luminosi, nelle gallerie d’arte che aprono mostre dedicate alle nuvole e sui social dove l’hashtag #clouddancer ha superato i due milioni di visualizzazioni.
Fotografia, social network e voglia di evasione
Inseguire “Cloud Dancer” è diventato quasi un fenomeno social. Nei profili Instagram di giovani fotografi come Chiara Benedetti (27 anni, fiorentina), il feed si riempie di cieli lattiginosi. Su Reddit poi ci sono intere community che discutono della “giusta esposizione” per catturare questa sfumatura senza ricorrere ai filtri. “Scattare all’alba o subito dopo un temporale: solo così la luce è perfetta”, racconta Benedetti, che da tre mesi si dedica quasi esclusivamente alla ricerca del tono ideale.
Dietro a questo successo non c’è solo l’estetica. Lo psicologo Andrea Perri, intervistato da alanews.it, spiega che “c’è un bisogno diffuso di leggerezza, di staccare dalla pressione quotidiana. Inseguire le nuvole diventa un modo per rallentare”. I numeri danno ragione a questa teoria: tra ottobre e dicembre 2025 sono state caricate su Instagram in Europa oltre 400 mila foto taggate “Cloud Dancer”, secondo un report del centro studi WeAreSocial.
Dal design alle passerelle: la tonalità che piace
Negozi come Muji e diversi brand di moda indipendenti propongono da mesi collezioni ispirate a questa sfumatura. Nel quartiere Brera di Milano la designer Livia Costa racconta che “la richiesta di tessuti e vernici Cloud Dancer è cresciuta del 15% nell’ultimo anno”. Anche sulle passerelle autunno-inverno si vede spesso: cappotti leggeri, accessori impalpabili e borse ton sur ton sembrano portare proprio quell’atmosfera sospesa tra cielo e terra.
Persino l’industria tecnologica si è adeguata. Case produttrici come Samsung e Apple hanno annunciato che alcuni modelli 2026 saranno disponibili anche nella nuova colorazione “Cloud Dancer”, pensata per “riflettere il rapporto tra natura e digitale”.
Tra curiosità e scetticismo
Non tutti però sono convinti della portata del fenomeno. Il fotografo professionista Marco Rinaldi, noto per i suoi reportage sul clima, commenta: “Le mode dei colori passano velocemente. Quello che conta davvero è capire perché quel colore ci colpisce così tanto”. Rinaldi racconta di aver ricevuto più richieste per stampe a tema nuvole negli ultimi mesi rispetto a tutta la sua carriera precedente. Ma resta cauto: “Bisogna fare attenzione a non perdere il senso profondo dello sguardo”.
Intanto la tendenza sembra destinata a restare almeno fino alla primavera. Sulle terrazze di città come Parigi o Madrid – intorno alle 16.30, l’orario perfetto per la luce invernale – piccoli gruppi scrutano il cielo alla ricerca dell’attimo in cui le nuvole assumono quel particolare tono Cloud Dancer. Un rito dove tecnologia e voglia antica di stupore si incontrano ancora una volta.





