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I Luoghi del Cuore FAI: 20 Nuovi Progetti per il Restauro dei Tesori Nascosti d’Italia

Roma, 22 gennaio 2026 – Più di 700mila euro sono stati messi sul piatto nelle ultime settimane per il recupero dei beni culturali nelle zone più fragili d’Italia. L’iniziativa, guidata dal Ministero della Cultura in collaborazione con enti locali, è stata annunciata ieri mattina da fonti del dicastero retto da Gennaro Sangiuliano. L’obiettivo è intervenire in territori che negli ultimi mesi hanno subito danni o rischiano di perdere pezzi importanti del loro patrimonio, spesso a causa di dissesti idrogeologici o eventi atmosferici estremi.

Il piano punta dritto alle aree più a rischio

Le regioni interessate dal piano di recupero sono soprattutto quelle dell’Appennino centrale e del Sud. Qui, tecnici del Ministero e funzionari delle Soprintendenze hanno tracciato una lista chiara delle priorità: piccoli borghi, chiese rurali, archivi comunali e opere d’arte esposte agli agenti atmosferici o lasciate a seccare per mancanza di manutenzione. In Abruzzo, ad esempio, circa 120mila euro andranno a mettere in sicurezza alcuni affreschi danneggiati nella chiesa di Santa Maria Assunta a Civitella del Tronto. “Abbiamo ascoltato la richiesta della comunità”, spiega l’assessore regionale alla cultura, “e lavorato insieme alla diocesi per capire cosa intervenire subito”.

Interventi mirati e urgenze diverse

Non si tratta solo di restaurare opere d’arte. Una fetta consistente – circa 300mila euro – sarà dedicata a mettere al riparo gli archivi storici, spesso minacciati da umidità e trascuratezza. A Benevento, per esempio, nei depositi comunali in via Torre della Catena sono già al lavoro su pergamene che risalgono al XVI secolo. “Molti documenti rischiavano davvero di andare persi”, racconta un’archivista, “tra muffe e infiltrazioni non bastano le cure ordinarie; serve un controllo costante”.

A Matera si interviene su alcuni edifici in tufo nel rione Sassi colpiti dalle piogge dello scorso novembre. Qui la priorità sono anche gli antichi impianti idrici che alimentavano i palazzi storici. Il cantiere aperto da pochi giorni è aperto alle visite dei cittadini ogni lunedì mattina dalle 10 alle 12.

L’Italia fragile tra terremoti e dissesti

“Questi fondi sono solo un primo passo”, ha ammesso ieri un funzionario del Ministero della Cultura. Le cifre ci sono ma si scontrano con una realtà dura: quasi un terzo dei Comuni italiani è vulnerabile. Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), oltre 7mila siti culturali rischiano eventi naturali come frane, alluvioni o micro-sismi che mettono in pericolo campanili e architetture rurali. In Calabria si segnalano infiltrazioni nei conventi storici attorno a Gerace; in Molise ci sono ancora campanili transennati dopo le scosse del 2018.

Spesso i problemi più gravi riguardano piccoli centri. “L’Italia minore rischia di sparire nel silenzio”, osserva il presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia durante una visita a Pietrelcina (BN), dove partiranno restauri per 45mila euro. “Ma anche salvare un solo ciclo pittorico significa proteggere un pezzo importante della nostra identità”.

Tempi certi ma ostacoli burocratici

Dai bandi usciti nelle ultime settimane si apprende che i lavori dovrebbero iniziare entro la prossima primavera. L’idea è di coinvolgere imprese locali e restauratori con esperienza nella cura dei beni vincolati. A Foggia è stato affidato il primo intervento per sistemare le coperture lignee della chiesa di San Giovanni Battista; il cantiere dovrebbe chiudersi entro il 15 luglio 2026.

La gestione dei fondi prevede controlli trimestrali e una rendicontazione precisa. Tuttavia non mancano i problemi: “Tra vincoli e autorizzazioni tutto rallenta”, lamenta un responsabile della Direzione regionale Musei Basilicata. Ma quando finalmente un bene torna fruibile dalla comunità si sente davvero il valore dell’investimento.

Un impegno concreto per guardare avanti

Il piano del Ministero non risolve tutte le fragilità croniche delle aree più esposte d’Italia. Però rappresenta un passo concreto: “Non c’è sviluppo senza tutela del patrimonio”, ha detto Sangiuliano in una nota ufficiale. Le risorse non basteranno a mettere in sicurezza tutto quello che serve, ma nei centri dove i lavori partiranno – tra Sassi, chiostri e piccoli musei – è tornata almeno una speranza: quella di salvare memoria e futuro insieme.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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