Milano, 21 gennaio 2026 – Ogni mattina, alle sette e mezza in punto, il portone di via della Spiga si apre sul profumo di fiori freschi. Un gesto che Clara Ferrario, storica proprietaria della boutique d’arredamento, compie come fosse un rito. Da oltre vent’anni, è lei a dettare silenziosamente il gusto della città. Chi entra lo capisce subito: qui nulla è lasciato al caso. Dai vasi con peonie candide posati sul bancone in noce, al modo in cui la luce filtra tra le tende di lino grezzo. L’aria ha un che di muschio e carta, e ogni pezzo – una lampada degli Anni ’60 o un servizio di piatti inglesi – sembra trovare il suo posto senza forzature. “L’eleganza non è ostentazione, è proporzione e sorpresa”, dice Clara mentre sistema un mazzo di fresie vicino alla finestra.
Per Clara, l’arredamento deve parlare di chi ci abita. “Non esistono case belle, ma case giuste”, spiega a chi le chiede consigli su poltrone o tavoli. Tra scaffali di legno e tappeti persiani consumati dal tempo, la parola “lusso” perde ogni rigidità e si fa sottile. Basta poco – un cuscino fuori posto o una ciotola vuota – per cambiare l’atmosfera di una stanza. “Ho imparato dai giardinieri che l’armonia nasce anche dall’imprevisto”, confida mentre raccoglie alcuni petali caduti sul pavimento.
Ogni mattina dalle sette, un fiorista del quartiere porta mazzi diversi: tulipani il lunedì, ranuncoli il mercoledì, rose inglesi nel weekend. Non è solo una questione di decoro, spiega Clara, ma un modo per “dare ritmo alla stanza”, come fosse una partitura musicale. I clienti affezionati se ne accorgono subito: “A volte tornano solo per il profumo che cambia”, racconta Martina Righi, la commessa che lavora qui da nove anni. A Natale dominano bacche rosse ed eucalipto; in primavera arrivano le ginestre. “Un fiore messo bene ti fa respirare meglio”, ripete Clara ai nuovi arrivati.
Questa idea che l’eleganza sia proporzione e sorpresa guida ogni scelta in negozio. Niente simmetrie rigide o allestimenti da rivista patinata. Al contrario: l’effetto cercato è quello di una naturalezza studiata a fondo. “Una casa ben arredata sa accogliere anche un po’ di disordine”, racconta Clara a una cliente indecisa su un vaso azzurro. Il trucco? Bilanciare gli elementi: un pezzo antico accanto a uno moderno, una sedia scura su un tappeto chiaro. Solo così – dice Ferrario – la casa “diventa davvero viva”.
Negli anni, dicono i negozianti del quartiere, questa boutique è diventata punto di riferimento per architetti e collezionisti. In vetrina passano pezzi rari – una sedia Thonet degli anni ’30 o stampe botaniche incorniciate – ma sono i dettagli meno visibili a fare la differenza. La clientela varia: famiglie milanesi, giovani designer e qualche turista curioso che si ferma alle dieci del mattino davanti alle tende bianche. Una signora bolognese in visita ieri ha commentato così: “Qui c’è gusto senza paura di sembrare semplici”.
Nel piccolo retrobottega, tra nastri e vasi impilati in terracotta, Clara tiene agende piene di nomi storici – Brera Fiori, Cartoleria Sassi – e biglietti scritti a mano da clienti affezionati. Questa cura quasi ossessiva per i particolari è ormai la firma del negozio tutto intero. “Per me eleganza vuol dire anche ricordarsi delle persone”, ammette sottovoce mentre controlla che tutto sia al posto giusto prima dell’apertura.
In via della Spiga, tra profumo di fiori e oggetti scelti uno a uno, l’eleganza si costruisce così: senza clamore ma con uno sguardo sempre attento a ciò che sorprende davvero. Anche solo un fiore fresco sul tavolo al mattino presto.
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