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Come nascono i classici: mostra imperdibile all’Accademia dei Lincei con manoscritti dal Decameron all’Orlando Furioso

Roma, 21 gennaio 2026 – Questa mattina, a Villa Farnesina, nel cuore del cinquecentesco Trastevere, è stata inaugurata una mostra che riporta alla luce le stesure originali di due pilastri della letteratura italiana: il Decameron di Giovanni Boccaccio e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Un’occasione speciale che, come ha sottolineato il presidente dell’Accademia dei Lincei, Roberto Antonelli, “offre un viaggio unico dentro il laboratorio creativo dei nostri più grandi scrittori”.

Dove sono nati i capolavori: tra manoscritti e inchiostro

Nelle sale affrescate da Raffaello e dai suoi allievi, fino ad aprile, i visitatori potranno vedere da vicino i manoscritti autografi, conservati in teche climatizzate al secondo piano. Qui non si tratta solo di leggere vecchi fogli e calligrafie: si percepisce davvero la fatica e la concentrazione degli autori. Sulle prime pagine del Decameron spiccano correzioni a margine, ripensamenti, cancellature visibili solo controluce. “È un contatto diretto con il processo creativo”, ha raccontato Laura Benedetti, storica della letteratura presente all’inaugurazione. Davanti a quei testi segnati dall’inchiostro originale sembra quasi di essere nella stanza dove tutto ha avuto inizio.

Un dettaglio affascinante: ci sono annotazioni piccole, forse appuntate di notte, quando Boccaccio, chiuso nella sua stanza fiorentina durante la peste, lavorava sui personaggi come Pampinea o Dioneo. Accanto alle pagine più famose si trovano anche appunti relativi a racconti scartati dalla versione finale.

Ariosto tra dubbi e riscritture

Dall’altra parte della sala l’attenzione si concentra sull’Orlando Furioso. Le prime bozze, datate tra il 1516 e il 1532, mostrano un Ludovico Ariosto immerso in un lavoro titanico. Qui non c’è traccia dell’ordine preciso che conosciamo: nomi dei paladini cambiati, strofe riscritte da capo. “La fatica di un artista che cerca la perfezione si vede tutta”, ha spiegato Marco Bazzocchi dell’Università di Bologna.

La mostra svela un lato poco noto: la scrittura come un processo vivo e spesso caotico, lontano dall’idea dello scrittore ispirato che butta giù le sue opere di getto. Ci sono brani interrotti da note personali: “Qui manca una battuta”, “Controllare il ritmo”. Solo così si capisce quante riscritture sono servite prima della versione definitiva.

Dietro le quinte: il lavoro silenzioso degli studiosi

Dietro questa esposizione c’è un lavoro lungo e nascosto fatto negli ultimi anni dagli studiosi della Biblioteca Corsiniana. I documenti originali provengono da archivi sparsi tra Firenze, Ferrara e Roma. Alcuni – come ha confermato Maria Grazia Azzolini, responsabile delle collezioni rare – “non erano mai usciti dai caveau negli ultimi trent’anni”.

Accanto a ogni teca ci sono brevi spiegazioni filologiche. Su piccoli schermi laterali scorrono trascrizioni digitali per aiutare anche chi non è esperto a orientarsi nelle varianti testuali. Il percorso si chiude con una sezione dedicata agli strumenti usati all’epoca: penne d’oca, calamai antichi e ricostruzioni di tavoli da lavoro.

Villa Farnesina: dove arte e letteratura dialogano

La scelta del luogo non è casuale. Villa Farnesina – costruita nel 1511 per Agostino Chigi – ospitava già nel Cinquecento accademici e letterati nei suoi saloni affrescati. Qui le pagine del Decameron e dell’Orlando Furioso trovano eco nelle immagini mitologiche dipinte sui muri: Galatea, Polifemo, storie d’amore e guerra che vivono tanto nei versi quanto nei soffitti.

Gli organizzatori puntano su una buona risposta dalle scuole romane. Per l’assessora alla cultura della Capitale, Silvia Tognaccini, “è fondamentale far incontrare i giovani con i documenti originali, lontani dalle solite sintesi scolastiche”.

Rileggere i classici con occhi nuovi

Il percorso non si limita all’ammirazione dei testi ma invita a riflettere sul rapporto fra scrittura e riscrittura, su quanto l’opera definitiva sia lontana dall’idea originaria. “Rivedere le correzioni di Boccaccio o Ariosto – ha detto Benedetti – mostra che ogni libro è sempre un lavoro in corso”.

La mostra resterà aperta fino al 14 aprile tutti i giorni dalle 10 alle 18 (chiuso il lunedì). Biglietti da 8 euro; riduzioni per studenti e over 65. Info e prenotazioni sul sito ufficiale di Villa Farnesina.

In questi corridoi silenziosi, sotto gli sguardi discreti delle Muse affrescate sul soffitto, il pubblico si trova faccia a faccia con la nascita delle grandi opere italiane. Forse uscirà con una domanda nuova su cosa significhi davvero mettersi a scrivere.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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