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Caravaggio della Galleria Borghese a Morgan: Prima esposizione in 40 anni grazie alla Fiac

Roma, 16 gennaio 2026 – Per la prima volta dopo quarant’anni, il Pantheon di Roma ha spalancato le sue porte a una celebrazione interreligiosa. L’iniziativa, promossa dalla Federazione Italiana delle Associazioni Cristiane (Fiac), segna un capitolo nuovo nella storia del monumento e della città. Martedì mattina, poco dopo le 10, davanti a un pubblico fatto di rappresentanti delle principali comunità religiose italiane, cittadini curiosi e turisti, si è tenuto questo evento inedito.

Il Pantheon: un ponte tra fedi diverse

Dentro la basilica di Santa Maria ad Martyres – il nome cristiano del Pantheon – si sono ascoltate parole, letture e preghiere di varie religioni. La scelta del luogo non è casuale: simbolo di convivenza e stratificazione storica, il Pantheon dal 609 d.C. è chiesa cristiana ma conserva ancora quelle radici pagane che raccontano l’anima universale della città. «Oggi ci ritroviamo qui, per la prima volta in quarant’anni, per costruire ponti tra le fedi», ha spiegato in apertura Lucia Lazzaro, presidente della Fiac, rivolta a rappresentanti musulmani, ebrei, buddhisti, ortodossi e protestanti.

Secondo gli organizzatori, questa iniziativa nasce come risposta alle tensioni internazionali degli ultimi mesi. Nessuno ha fatto fatica a cogliere il riferimento al clima difficile in Medio Oriente e agli episodi di intolleranza che si sono visti in molte città europee. «Serve ritrovare un linguaggio comune e uno spazio concreto per convivere», ha detto Lazzaro. All’ingresso la Polizia di Stato con alcuni volontari hanno garantito la sicurezza senza che si registrassero problemi.

Una cerimonia fatta di storia e simboli

Il Pantheon accoglie ogni giorno migliaia di visitatori; questa volta è stato teatro di brevi interventi alternati tra loro. Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha scelto un passo biblico del profeta Isaia: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli”. L’imam Mohammed Khalil ha parlato dell’importanza dell’ascolto reciproco e della necessità di “abbattere muri e diffidenze”. Poi il monaco buddhista giapponese Daisuke Sato ha recitato alcuni versi in sanscrito, suscitando grande rispetto tra i presenti.

Non ci sono state liturgie ufficiali né simboli religiosi troppo evidenti. L’unico elemento acceso è stata una candela davanti all’altare maggiore, accolta da un silenzio carico di rispetto. L’arciprete della basilica, monsignor Angelo Baldini, ha ringraziato la Fiac definendo l’iniziativa «un gesto coraggioso» che conferma la vocazione universale del Pantheon.

Opinioni dal pubblico

All’uscita dal monumento non sono mancate le reazioni. Tra i primi a parlare c’è stato lo studente universitario Stefano Cossu: «Non pensavo fosse possibile vivere un momento così dentro uno dei luoghi più importanti di Roma. C’era una tensione positiva». Poco lontano una coppia francese osservava la cupola ammirata: «In Francia sarebbe difficile immaginare qualcosa del genere», ha detto Philippe Lemaitre.

Tutti i presenti sembravano concordi sull’importanza dell’appuntamento. Alcuni turisti hanno chiesto informazioni agli organizzatori, incuriositi dalla novità. Per due ore circa il Pantheon è rimasto chiuso al pubblico; già dalle 9:30 si era formata una fila in Piazza della Rotonda.

Un evento che apre scenari nuovi

Fonti del Ministero della Cultura – che gestisce il sito – confermano che si tratta del primo evento simile autorizzato dal 1986. In passato solo funzioni cattoliche o rare cerimonie ufficiali avevano avuto accesso così ampio all’interno del monumento. «Valuteremo se trasformare questa apertura interreligiosa in un appuntamento fisso», ha spiegato il direttore del Pantheon, Giulio Borghese, visibilmente soddisfatto.

Molti addetti ai lavori vedono nell’iniziativa una risposta concreta alla richiesta di dialogo della società civile. «Non è solo questione di religione ma anche di civiltà», ha commentato a margine la storica dell’arte e docente alla Sapienza, Paola D’Alessio.

Il Pantheon riflette l’anima della città

Nel cuore pulsante di Roma – tra colonne antiche e luce che filtra dall’oculo – si è svolto un esperimento senza precedenti nel nostro Paese. Non sono mancate foto ricordo né domande su come sia stato possibile arrivare a questa decisione dopo così tanto tempo. Per chi conosce il valore simbolico del Pantheon, l’appuntamento va ben oltre una semplice cerimonia: diventa una sfida per trovare nuovi modi di vivere insieme.

La Fiac ha già annunciato che nelle prossime settimane presenterà un resoconto dettagliato dell’evento insieme a nuove proposte. Per ora resta viva l’impressione che per qualche ora il Pantheon sia davvero tornato ad essere quella “casa per tutti i popoli” – come recita quell’antica scritta oggi più attuale che mai.

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