Roma, 25 gennaio 2026 – La giornata era già tesa quando Giancarlo Giammetti ha lanciato le sue accuse. Nel bel mezzo del dibattito sulla sicurezza dei locali, le sue parole hanno subito scatenato reazioni nel quartiere Prati. È successo ieri mattina, tra i corridoi del tribunale di piazzale Clodio, dove il noto imprenditore e storico braccio destro di Valentino si è lasciato andare a dichiarazioni nette sull’episodio che lo ha visto coinvolto la settimana scorsa. “Non ci conoscevamo fisicamente, era cliente in negozio”, ha spiegato Giammetti ai giornalisti, riassumendo così il rapporto con la persona al centro della vicenda.
Gli inquirenti hanno ricostruito tutta la vicenda: tutto nasce da un incontro casuale dentro una boutique di via Cola di Rienzo. Giammetti, che a dicembre ha compiuto 83 anni, si è trovato davanti un uomo con cui – ha detto lui stesso – non aveva legami personali. “Lo vedevo ogni tanto”, ha aggiunto l’imprenditore, sottolineando che tra loro non c’erano confidenze o rapporti stretti. Eppure proprio da quel breve scambio sarebbe nato un malinteso finito poi nelle accuse pubbliche, coinvolgendo anche il personale del negozio.
Una commessa presente quel giorno ha raccontato agli agenti di aver sentito “toni accesi”, ma di non aver capito bene da cosa fosse scaturita la discussione. L’uomo, identificato più tardi come cliente abituale della zona, se n’è andato pochi minuti dopo senza altri problemi evidenti. Solo dopo quell’episodio Giammetti avrebbe deciso di parlarne con il gestore.
Le parole di Giammetti sono corse subito sui social. Molti residenti hanno mostrato solidarietà, soprattutto dopo che lui ha precisato che “non ci conoscevamo fisicamente” per sgombrare il campo da chi pensava ci fossero legami più stretti. Una signora seduta al bar accanto (intorno alle 9:30) commentava: “Qui ci conosciamo tutti di vista, ma è difficile capire chi sia davvero affidabile”. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei negozi e sulle relazioni spesso distanti tra clienti e commercianti nei quartieri centrali di Roma.
Il presidente dell’associazione commercianti del rione Prati, Federico Ronciglione, ha detto chiaramente che “serve più dialogo tra cittadini e operatori per evitare che piccoli malintesi sfocino in problemi più grandi”. Un appello alla calma e all’ascolto in un clima già teso per altri recenti episodi nelle attività commerciali della zona.
Dalle prime indagini della polizia non emergono elementi per pensare a una premeditazione nell’episodio avvenuto nel negozio. Gli investigatori hanno ascoltato dipendenti e raccolto le immagini delle telecamere interne. Una fonte vicina agli inquirenti spiega che “l’analisi dei filmati è ancora in corso”, per capire se si sia trattato davvero di un tentativo di intimidazione o solo di uno scambio acceso di battute.
Sul fronte giudiziario non risultano al momento denunce formali. La procura però segue la situazione da vicino: nei prossimi giorni potrebbe ascoltare ancora sia Giammetti sia il cliente coinvolto. “Vogliamo chiarire tutto quello che è successo”, ha detto una fonte della procura capitolina.
La vicenda ha superato i confini del quartiere: diversi commentatori hanno sottolineato come la frase di Giammetti – “non ci conoscevamo fisicamente” – rifletta bene le nuove dinamiche urbane. Oggi i negozi sono attraversati da migliaia di persone, poche delle quali entrano davvero in contatto con chi lavora dietro al banco. Lo stesso imprenditore, visibilmente provato durante l’intervista, ha confidato a chi gli stava vicino: “Mi dispiace per tutto questo clamore, davvero non c’era motivo”.
Con l’attenzione in città sempre alta su episodi simili e su come gestire le tensioni negli spazi pubblici, resta aperta una domanda più ampia: quanto si fidano davvero commercianti e clienti? Solo nei prossimi giorni si capirà se questa storia avrà nuovi sviluppi giudiziari o se resterà una notizia da cronaca locale. Intanto tanti sperano solo che torni presto la normalità tra le vetrine illuminate di via Cola di Rienzo.
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