Bologna, 30 gennaio 2026 – Un racconto fatto di silenzi, luce e sguardi: è così che si presenta la nuova mostra fotografica di Lorenzo Baraldi, aperta da oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Una trentina di immagini, scattate tra autunno e inverno 2025 nei vari quartieri della città, che raccontano un diario visivo composto da dettagli minuti, volti anonimi e scorci urbani. Fin dalle prime ore di apertura – intorno alle 10 – le sale hanno iniziato a riempirsi lentamente, con un pubblico che si è mostrato curioso ma rispettoso, quasi affettuoso.
Lorenzo Baraldi, nato a Bologna nel 1979, ha costruito nel tempo uno stile fatto di narrazione quotidiana. La sua attenzione va ai piccoli gesti, alle presenze silenziose che popolano la città. La mostra, dal titolo “Sospensioni”, raccoglie fotografie scattate in luoghi come via Saragozza, i portici del centro e la periferia ovest. Qui non ci sono scene messe in posa: solo incontri veri tra persone e spazi. “Ho voluto raccontare il mio rapporto con Bologna, senza filtri”, ha spiegato Baraldi ieri durante un breve incontro stampa nella galleria.
Tra le foto si vedono passanti – uno cammina fissando il telefono, un altro resta fermo davanti a una saracinesca abbassata – e dettagli architettonici che spesso sfuggono all’occhio distratto. Eppure tutti questi pezzi insieme costruiscono una narrazione visiva precisa e intensa. “Il mio scopo era fermare quei momenti in cui ti senti parte di qualcosa di più grande”, ha confidato Baraldi a una visitatrice.
Qui non si trovano le classiche cartoline della città: niente Due Torri illuminate o piazza Maggiore gremita. Al loro posto scorci di periferia, interni vuoti degli autobus all’alba, biciclette abbandonate accanto ai cassonetti. “È una Bologna diversa”, commentava sottovoce una studentessa di architettura sfogliando il catalogo della mostra. Anche la galleria – un edificio moderno in via Don Minzoni – aiuta a creare questa atmosfera sospesa: luci soffuse e silenzio rotto solo dai passi dei visitatori.
Le fotografie mostrano la pioggia leggera sulla zona universitaria che si mescola alle ombre dei lampioni; un bambino che osserva la vetrina chiusa di un negozio; un’anziana seduta su una panchina ai Giardini Margherita. La vita quotidiana diventa racconto: niente pose costruite o scene studiate. A chi gli ha chiesto delle sue influenze, Baraldi ha citato Luigi Ghirri e Francesca Woodman, “ma solo per come sanno rendere l’intimità”.
Nel pomeriggio l’affluenza è cresciuta: insegnanti con gruppi di liceali in visita, qualche turista straniero che si sofferma sulle didascalie bilingue. I commenti si mescolano nei corridoi della galleria. “Mi ricordano certi inverni bolognesi degli anni Ottanta”, ha detto un uomo sui sessant’anni appoggiato al muro vicino all’ingresso.
Anche il curatore della mostra, Riccardo Sarti, ha sottolineato l’idea dietro l’esposizione: “Una narrazione intima ma senza malinconia”. Secondo Sarti le foto di Baraldi raccontano “la città vista dal basso”, senza enfasi ma con un forte senso di appartenenza.
La mostra resterà aperta fino al 10 marzo con ingresso libero, orario continuato dalle 10 alle 19 (chiuso il lunedì). Fa parte del calendario culturale invernale del Comune di Bologna; sono previste anche visite guidate e laboratori fotografici dedicati alle scuole.
Per Baraldi questa è “una sorta di ritorno alle origini”: aveva già esposto qui dieci anni fa, poi mostre a Torino e Milano. Ora porta soprattutto lavori recenti realizzati tra ottobre e dicembre dello scorso anno – spesso nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto, “quando la città cambia faccia”, come lui stesso ha raccontato ieri.
Un diario per immagini che invita a rallentare lo sguardo: questa è Bologna lontana dalle cartoline, quella vera.
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