Roma, 25 gennaio 2026 – Don Crispino Valenziano, scomparso ieri sera all’età di 91 anni nella sua casa di Via della Conciliazione, è stato per quasi un decennio il volto e la guida della fondazione Accademia Via Pulchritudinis. Nel mondo culturale romano, e non solo, il suo nome è subito associato a quel legame profondo tra arte sacra, spiritualità e il dialogo con i più giovani. Dal suo studio affacciato sul cupolone di San Pietro, aveva diretto l’Accademia dal 2017 al 2024, portando avanti con passione un progetto nato per promuovere la bellezza come strumento di crescita e incontro.
Tra il traffico caotico della capitale e le luci che illuminano la basilica nelle sere d’inverno, Don Crispino era una figura che non passava inosservata. Passo lento, sempre con un breviario in mano, e una parola gentile per chiunque si fermasse ad ascoltare. Proprio da questi angoli aveva costruito l’attività della sua fondazione, con un’attenzione costante alla formazione dei giovani artisti. “La bellezza – amava ripetere – si scopre solo se la guardi con il cuore aperto”. Non amava mettersi al centro dell’attenzione, ma non evitava mai il confronto, anche con chi era scettico.
Nel 2019 volle a tutti i costi una rassegna dedicata agli studenti delle scuole d’arte: una scelta coraggiosa che portò in quella occasione oltre trecento ragazzi da tutta Italia. Fu lì che spiegò come la “via della pulchritudo” non fosse solo un concetto teologico, ma un modo concreto di vivere nel mondo. “Mai dimenticare le radici, senza però chiudersi alle nuove domande”, disse a fine incontro.
Nato a Palermo nel 1935, Don Crispino arrivò a Roma nei primi anni Sessanta per laurearsi in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Già negli anni Settanta fu tra i primi a spingere per un ritorno all’iconografia classica negli spazi liturgici. “Aveva una sensibilità fuori dal comune”, ricorda suor Elena Tassinari, che oggi guida i laboratori artistici dell’Accademia. “Conosceva ogni allievo per nome e seguiva personalmente i loro lavori”. Molti collaboratori sottolineano come questo rapporto diretto e paziente sia stato uno dei motivi del successo duraturo dell’istituzione.
Dal 2005 al 2017 insegnò estetica teologica al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, dove passarono molti degli artisti che oggi firmano opere nei principali luoghi sacri italiani. “Ha saputo trasmettere passione – spiega padre Gianluca Bernardi, direttore dell’Ateneo – ma anche rigore e rispetto verso chi pensa in modo diverso”.
Oltre alla formazione accademica, Don Crispino riuscì a costruire rapporti solidi anche con il mondo laico e con diverse comunità religiose. Nel 2020 fu uno dei primi a promuovere una serie di seminari insieme alla Comunità Ebraica di Roma sul tema delle rappresentazioni della bellezza nelle religioni mediterranee. “Non aveva paura delle differenze – ha ricordato ieri il rabbino capo Riccardo Di Segni – anzi le cercava come opportunità per crescere insieme”.
Sotto la sua guida, la fondazione collaborò a progetti con l’Accademia di Belle Arti, i Musei Vaticani e varie ambasciate presso la Santa Sede. Un lavoro spesso discreto, ma che ha lasciato tracce importanti: nel giardino della sede in Via della Conciliazione c’è ancora una piccola scultura dedicata ai “Ponti tra culture”, inaugurata nel 2022 insieme ad alcuni allievi musulmani.
Se oggi la fondazione Accademia Via Pulchritudinis è vista come un nodo fondamentale tra arte e spiritualità in Italia, molto lo si deve allo sguardo attento e aperto del suo storico presidente. La sua morte – avvenuta poco dopo le 19 secondo i familiari – ha suscitato grande dolore tra ex studenti e docenti: tanti hanno lasciato messaggi davanti alla sede.
“Ci lascia un testimone di umanità vera”, ha scritto in una nota l’attuale presidente don Marco Scarpellini. E chi passa in questi giorni davanti alla fondazione percepisce una gratitudine silenziosa ma profonda. Il ricordo più comune? Quella frase detta durante un laboratorio nel 2021: “Non c’è via più umana della bellezza condivisa”. Una convinzione che oggi resta patrimonio discreto ma concreto per tutta la città e per chi ha avuto davvero l’occasione di conoscere Don Crispino.
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