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Weekend d’arte in Italia: da Macchiaioli e Beato Angelico ai contemporanei John Giorno e Anselm Kiefer

Milano, 4 febbraio 2026 – John Giorno e Anselm Kiefer, due tra i protagonisti più influenti dell’arte contemporanea, stanno catturando l’attenzione a Milano. Le loro opere sono protagoniste di una doppia mostra che apre interrogativi, provoca emozioni e spinge a riflettere sul senso dell’arte oggi. L’esposizione, allestita alla Fondazione Prada e aperta dal 2 febbraio, mette a confronto linguaggi diversi – poesia e materia – ma con un obiettivo comune: indagare il nostro tempo.

Due sguardi sul presente

Se John Giorno ha attraversato la seconda metà del Novecento con una parola forte e performativa, capace di mettere in connessione poesia visiva e azione artistica, Anselm Kiefer continua a scavare nella memoria europea con opere monumentali cariche di simboli e riferimenti storici. “Leggendo o ascoltando Giorno ti sembra di stare dentro qualcosa che si muove. La sua poesia non sta mai ferma”, ha raccontato un giovane visitatore davanti alla serie “Dial-A-Poem”, uno dei progetti più famosi del poeta americano, nato a New York nel 1936 e scomparso nel 2019.

Kiefer, nato nel 1945 a Donaueschingen in Germania, ha sempre portato sulle spalle il peso della storia, in particolare quella della Germania postbellica. Le sue tele e installazioni fatte di piombo, cenere e materiali naturali raccontano un’Europa che non riesce a dimenticare. “Nelle opere di Kiefer c’è un senso continuo di lutto”, spiega Antonella Soldini, curatrice della mostra, “ma anche il desiderio di confrontarsi con ciò che siamo stati per capire chi possiamo diventare”.

Poesia che suona e materia che parla

Camminando tra le sale della Fondazione Prada si sente quasi la distanza fisica tra i due artisti. Giorno costruisce i suoi testi come muri sonori: le frasi si ripetono all’infinito in loop elettronici che riempiono l’ambiente. Piccoli fogli sparsi per terra invitano i visitatori a raccoglierli e portarseli via. Alcuni si fermano incuriositi, leggono sottovoce: “I don’t need it, I don’t want it, and you cheated me out of it”. Un contrasto netto tra desiderio e realtà.

Dall’altra parte dello spazio espositivo, invece, Kiefer ammassa libri bruciati su cumuli di terra e piombo. Tra le opere più ammirate c’è “Die Ungeborenen” (I non nati): grandi tele segnate da strisce grigie che sembrano cicatrici aperte. L’aria è impregnata dall’odore metallico dei materiali usati. Un docente universitario che visitava la mostra con gli studenti dell’Accademia di Brera ha commentato: “Kiefer ci costringe a fare i conti con la Storia. Non c’è scampo”.

Il pubblico si divide tra emozioni e dibattiti

A Milano il pubblico risponde con entusiasmo: le sale nei fine settimana sono piene, con tanti giovani ma anche collezionisti internazionali in visita. Nel cuore della mostra una coppia discute animatamente sul valore della performance: “Per me l’arte dovrebbe consolare”, dice lui; lei scuote la testa: “O forse deve solo ricordarci dove siamo”. Poco lontano un gruppo di liceali scatta foto ovunque alle installazioni di Kiefer; molti condividono subito brevi video con l’audio delle poesie di Giorno sui social – soprattutto su TikTok.

I critici come Roberto Cotroneo e Angela Vettese, intervistati all’apertura della mostra, sottolineano come questi due artisti incarnino “due facce del nostro presente”. Cotroneo spiega: Giorno punta sulla velocità del linguaggio; Kiefer invece scava nella lentezza del tempo accumulato.

Un’eredità che continua a parlare

Nonostante la differenza nei loro modi di fare arte, sia Giorno sia Kiefer hanno lasciato un segno profondo nelle generazioni successive. Negli anni Ottanta Giorno ha lavorato con Andy Warhol (fu lui l’ispirazione per il famoso film “Sleep”), mentre Kiefer – premiato alla Biennale di Venezia nel 1997 – è entrato nelle collezioni dei musei più importanti del mondo.

Oggi Milano li mette fianco a fianco. E la città risponde con interesse crescente: in soli due giorni oltre 2.500 persone hanno varcato la soglia della Fondazione Prada. Gli organizzatori prevedono un’affluenza in crescita nei prossimi weekend.

Arte tra memoria e attualità

Cosa rimane dopo aver visto questa mostra? Forse la consapevolezza che l’arte – nelle sue forme più forti o più intime – è ancora uno spazio essenziale per capire noi stessi. “Kiefer ti spinge a guardare al passato”, confida una studentessa all’uscita; “Giorno invece ti butta dentro il presente senza filtri”. Ma è proprio da questo confronto acceso che nasce il vero dialogo: un passaggio generazionale che continua a interrogarsi su cosa voglia dire vivere oggi.

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