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Weekend d’arte in Italia: Bernini, Tintoretto, Depero e gli Impressionisti in mostra imperdibile

Milano, 11 febbraio 2026 – Ieri ha aperto al Museo del Novecento di Milano una mostra che celebra alcune figure chiave dell’arte italiana e internazionale: Fortunato Depero, Filippo de Pisis e gli Impressionisti. L’inaugurazione, molto attesa dai media e dal pubblico milanese, ha richiamato critici, appassionati e una folta rappresentanza del mondo accademico. La direttrice del museo, Cecilia Riva, ha spiegato che si tratta di “un percorso trasversale tra linguaggi e poetiche”, che mette a confronto artisti e correnti fondamentali per la modernità.

Depero e de Pisis protagonisti in mostra

Nei primi spazi della mostra il visitatore si trova davanti alla sezione dedicata a Fortunato Depero, uno dei protagonisti del Futurismo italiano. I colori intensi, le forme frantumate e l’energia quasi meccanica delle sue opere riempiono la sala 2. Qui, alle 18.30, molti si sono soffermati più volte davanti a “Cavalcata Fantastica”, un dipinto del 1920 proveniente dal MART di Rovereto. Di fianco, in un angolo più raccolto, le tele di Filippo de Pisis offrono un tono diverso, più intimo. I suoi paesaggi urbani e le nature morte rivelano una sensibilità delicata, lontana dalla forza futurista ma altrettanto intensa nel raccontare gli umori del primo Novecento.

La curatrice Livia Montanari ha spiegato che l’accostamento tra Depero e de Pisis vuole “far emergere i contrasti che hanno segnato la scena artistica italiana di quegli anni”. Ha anche sottolineato come Milano sia stata “un punto d’incontro privilegiato”, un luogo dove si sono mescolate tensioni diverse tra sperimentazione e riflessione interiore.

Impressionisti in primo piano: il respiro europeo

Non mancano i grandi nomi stranieri: una sala è interamente dedicata agli Impressionisti francesi, offrendo uno sguardo sulle influenze europee tra avanguardie. Qui ci sono piccoli capolavori dal Musée d’Orsay di Parigi: uno studio di Monet su Rouen, due ritratti di Degas e alcune incisioni di Pissarro. Le opere sono arrivate pochi giorni fa con un seguito di restauratori francesi che hanno supervisionato l’allestimento in via Marconi.

Un dettaglio ha colpito i visitatori: la luce della sala è più calda rispetto alle altre stanze. È una scelta studiata per far risaltare le sfumature cromatiche dei quadri. Il pubblico si è fermato a lungo davanti a “Impressione, levar del sole”, quasi a confrontare il tocco vibrante degli Impressionisti con le linee più nette dei Futuristi italiani.

Durante la serata inaugurale il critico d’arte Davide Sormani ha sottolineato come “il cuore della mostra stia nel raccontare un’Europa in movimento”, dove scambi culturali ridefinivano i confini della pittura. “Il Futurismo guardava a Parigi con attenzione – ha ricordato Sormani – mentre gli Impressionisti cambiavano il modo di vedere città e natura”.

Un viaggio nell’arte che parla al presente

La mostra resta aperta fino al 12 maggio con aperture straordinarie ogni giovedì sera e diversi eventi collaterali: visite guidate per studenti (ogni mercoledì mattina), workshop per adulti e incontri con gli autori delle monografie in catalogo. L’obiettivo è avvicinare nuovi pubblici alle opere di Depero, de Pisis e agli Impressionisti, raccontando storie diverse che si intrecciano.

I primi dati lo confermano: solo nella giornata inaugurale il Museo del Novecento ha venduto oltre 2.000 biglietti. Marta Ferrari, responsabile comunicazione, parla di “numeri che mostrano l’attesa e l’interesse dei cittadini”. Il percorso espositivo è pensato come un vero viaggio tra movimenti artistici e idee, senza dimenticare gli aspetti più quotidiani della pratica creativa – dai bozzetti ai diari degli artisti.

Pareri a confronto tra pubblico e istituzioni

Al bookshop c’erano visitatori che commentavano sottovoce le scelte curatoriali: qualcuno avrebbe voluto più spazio dedicato alle donne artiste del Novecento (ad esempio manca una sezione su Carla Accardi), mentre altri hanno apprezzato l’ampiezza del dialogo europeo. L’assessore alla cultura del Comune di Milano, Elisa Galli, presente all’apertura insieme al sindaco Sala, ha ribadito che “la città ha bisogno di eventi come questo per tenere viva la discussione sull’identità contemporanea”.

Alla fine della serata nei corridoi della mostra c’erano ancora persone a fotografare dettagli o prendere appunti su un taccuino. Un’immagine familiare che racconta bene l’interesse suscitato dalla proposta culturale milanese. L’impressione generale? Una mostra da vedere con calma, fermandosi ogni tanto ad ammirare – senza fretta – il dialogo tra passato e presente nelle forme esposte.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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