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Viaggio sulle piste da sogno di Livigno e Anterselva: i territori dei Giochi Olimpici Invernali

Livigno, 28 gennaio 2026 – Mancano meno di due anni ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, e nelle valli alpine della Lombardia e del Trentino-Alto Adige la vita procede tra aspettative, lavori in corso e qualche incertezza. Da Livigno ad Anterselva, chi ci abita – dai cittadini agli amministratori, fino ai commercianti – vive questo periodo di attesa con un misto di entusiasmo e preoccupazione. Ma cosa vuol dire, davvero, vedere la propria terra entrare nel grande racconto olimpico?

Tra speranze e realtà: il clima a Livigno e Bormio

A Livigno ieri mattina il termometro segnava meno otto gradi alle otto, ma nel centro c’era un’aria piuttosto vivace. «Ci sentiamo parte di qualcosa di grande», racconta Lucia Bormolini, che gestisce un bar in via Ostaria. «Le Olimpiadi porteranno sicuramente turismo, ma anche una visibilità che qui finora non abbiamo mai avuto». Livigno, famosa per le sue piste e il duty free, sarà uno dei punti chiave per lo sci di fondo e lo snowboard: chi lavora nel turismo si aspetta un vero boom di visitatori stranieri.

A Bormio invece i cantieri sono ben visibili. Si lavora senza sosta sugli impianti di risalita e su quello che serve per ospitare i turisti. «C’è fermento», dice Matteo Pozzi, tecnico del comune. «A volte è dura tenere il passo con i tempi stretti dettati dal Comitato Olimpico, ma la comunità sta rispondendo». Rimangono però dubbi sui costi: molte opere pubbliche sono ancora da appaltare e tra gli abitanti cresce qualche timore su possibili ritardi.

Ambiente sotto pressione sulle Alpi

L’impatto ambientale è uno dei nodi più delicati in tutta l’area alpina. A Valdidentro, vicino alle piste dove si terranno le gare di sci alpino, si discute da tempo su consumo di terreno e gestione dell’acqua. Il dossier ufficiale degli organizzatori parla chiaro: più del 90% delle strutture verrà “riutilizzato” o “riqualificato”. Però gli ambientalisti chiedono garanzie più concrete.

«Serve che tutto venga rispettato davvero», sottolinea Paolo Sartori, geologo residente in zona. Le ultime nevicate hanno messo in evidenza quanto siano fragili gli equilibri della montagna: «Ogni dettaglio conta», aggiunge Sartori. Nel frattempo i tecnici comunali si confrontano quotidianamente con la gestione dell’acqua, fra neve artificiale e bacini da costruire. Un lavoro che ai turisti sfugge spesso.

Da Anterselva a Cortina: territori che parlano tra loro

Salendo verso l’Alto Adige, Anterselva si prepara ad ospitare il biathlon. Qui l’atmosfera è diversa: molti hanno già visto grandi eventi internazionali ed è naturale vedere nelle Olimpiadi una tappa nuova ma coerente con la storia sportiva locale. Il sindaco Thomas Goller conferma che «la macchina organizzativa sta girando», ma ricorda anche quanto sia importante lavorare insieme agli altri territori coinvolti.

A Cortina d’Ampezzo invece si concentrano le gare femminili dello sci alpino e la cerimonia d’apertura. I preparativi coinvolgono oltre 400 persone e numerose imprese locali; l’amministrazione ha rassicurato sabato scorso che “tutte le scadenze saranno rispettate”. Intanto però qualcosa sta cambiando nel turismo invernale: sono state modificate le regole per accedere ai centri storici e i prezzi degli alloggi sono saliti.

Tra speranze e dubbi: l’attesa delle valli alpine

Gli effetti dei Giochi Olimpici Invernali non si vedono solo nei cantieri o nella pubblicità. La sensazione della gente è fondamentale. C’è chi teme che dopo il 2026 il turismo rallenti all’improvviso; chi invece spera che queste Olimpiadi portino lavoro stabile e nuove opportunità per i giovani. Attorno ai cantieri si sentono opinioni contrastanti: «È un momento unico», racconta Carlo Dellagiacoma, artigiano di Predazzo, «ma bisogna stare attenti perché la montagna non va solo mostrata al mondo: va protetta».

Mentre le valli alpine si trasformano in un grande cantiere olimpico all’aperto, lo sguardo corre inevitabilmente al futuro. Che cosa resterà quando i riflettori saranno spenti? È la domanda che rimbalza da Livigno ad Anterselva, passando per Bormio, Cortina e tanti altri paesi – tra sogni grandi, calcoli precisi e qualche dubbio amletico. Solo allora capiremo davvero quale traccia lasceranno i Giochi nelle terre dell’arco alpino italiano.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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