Genova, 23 gennaio 2026 – Il Palazzo Ducale di Genova apre oggi le sue porte a una mostra che racconta la lunga carriera di un grande pittore veneto. Dieci sezioni tematiche, cinquantaotto opere accuratamente selezionate e restaurate: un percorso pensato per accompagnare il pubblico tra i momenti più importanti di una vita artistica fatta di intuizioni e svolte sorprendenti.
La mostra, curata da Matteo Collareta insieme a storici dell’arte e restauratori, prende il via nella sala del Munizioniere. Sono le nove del mattino quando i primi visitatori entrano: ci sono scolaresche, pensionati, qualche turista con la guida in mano. Colpisce subito l’illuminazione delle tele: una luce radente che esalta i colori e fa emergere firme appena leggibili sotto la vernice. “Volevamo far sentire al pubblico l’anima della pittura veneta, senza filtri”, ha spiegato Collareta alla stampa ieri. L’allestimento è essenziale, pulito: mette in dialogo epoche diverse e dà senso di continuità alle fasi creative dell’artista.
Tra le opere spiccano il “Ritratto di giovane donna” (1654) dal Museo Correr di Venezia e la grande pala d’altare della chiesa di San Giacomo, tornata visibile dopo quasi vent’anni di restauro. I quadri, scelti tra archivi sparsi in tutta Italia, sono accompagnati da brevi testi che ne raccontano la storia. Ogni sala è un capitolo: dagli inizi in bottega alle grandi commissioni pubbliche, fino agli esperimenti con luce e prospettiva che segnarono la maturità artistica.
“Non volevamo mostrare solo l’evoluzione tecnica ma anche quella umana”, ha detto Collareta davanti a una platea piena di giornalisti e curiosi. Una signora in coda davanti alla “Madonna col Bambino” confessa a bassa voce: “Non pensavo ci fossero così tanti dettagli nei colori. Sembra che escano dalla cornice”. Ed è proprio questa cura del dettaglio a tenere insieme tutta la mostra: qui nulla è lasciato al caso.
Molte delle tele sono state restaurate nei laboratori della Soprintendenza ligure. I lavori sono partiti alla fine del 2024 e si sono conclusi poche settimane fa. “Abbiamo lavorato sulle velature e sulle piccole crepe che rischiavano di rovinare le opere”, racconta Federica Bonaldi, restauratrice coinvolta nel progetto. “In alcuni casi abbiamo scoperto disegni preparatori nascosti sotto la pittura: segno che il maestro sperimentava anche durante il lavoro”.
Il percorso offre anche supporti multimediali: touchscreen con schizzi d’archivio e registrazioni audio delle lettere inviate dall’artista a committenti veneziani o collezionisti inglesi. Un modo per scoprire l’uomo dietro l’artista.
La mostra resterà aperta fino al 14 aprile, tutti i giorni dalle 10 alle 19 (fino alle 22 nei weekend). Il biglietto intero costa 15 euro; ridotto 10 per studenti e over 65. Non manca una sezione didattica dedicata alle scuole, con laboratori curati dal Dipartimento Educazione del Palazzo Ducale.
Già nelle prime ore si è registrata una presenza costante di visitatori. “La risposta del pubblico sta andando oltre ogni previsione”, racconta uno degli addetti all’accoglienza indicando la fila che arrivava quasi all’atrio principale. Nel bookshop si trovano cataloghi illustrati e cartoline con i dettagli delle opere più famose; tra i visitatori anche studiosi arrivati da Francia e Austria per vedere gli originali da vicino.
Questa mostra segna un passo importante nel rapporto tra Genova e l’arte veneta. In tempi in cui le esposizioni cercano spesso nomi altisonanti per attirare pubblico, Palazzo Ducale punta sulla sostanza più che sul clamore. “Volevamo mettere al centro la pittura stessa, senza troppi fronzoli”, chiude Collareta. E nelle sale silenziose dove lo sguardo si posa su velature o riflessi dorati, questa promessa sembra davvero mantenuta.
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