Tunisi, 31 gennaio 2026 – Nelle prime ore di oggi, l’Istituto Nazionale del Patrimonio (Inp) tunisino ha avviato una serie di controlli tra Sidi Mahrsi e l’area archeologica di Kerkouane, sulla costa nord-orientale del Paese. La mossa arriva dopo alcune segnalazioni su movimenti sospetti vicino ai siti storici. Si teme infatti che un aumento di presenze non autorizzate possa portare a episodi di sciacallaggio.
Allerta tra Sidi Mahrsi e Kerkouane: più occhi sui luoghi storici
Gli operatori dell’Inp, insieme alle forze di sicurezza locali, hanno iniziato i controlli all’alba. Hanno battuto sentieri secondari e zone periferiche lungo la costa, fra Sidi Mahrsi e la necropoli di Kerkouane, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale. I sopralluoghi sono durati ore e hanno riguardato anche depositi temporanei con reperti archeologici recuperati dagli ultimi scavi.
«C’è un interesse crescente per questi posti, purtroppo anche da chi non ha buone intenzioni», spiega Sami Ben Romdhane, responsabile sul campo dell’Inp. «Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da cittadini e volontari che ci hanno fatto intervenire più rapidamente». Solo pochi giorni fa, una pattuglia della Guardia nazionale ha trovato tracce fresche di scavo illegale a meno di cinquecento metri dall’area protetta.
Sciacallaggio sotto osservazione: l’allarme degli esperti
La paura più grande è che preziosi reperti possano andare persi o rovinati. Tra Sidi Mahrsi e Kerkouane si conservano resti punici del III secolo a.C., spesso nascosti sotto sabbia o campi coltivati. Un sito delicato, come sottolinea il professor Mohamed Azzabi dell’Università di Tunisi: «Basta poco per distruggere strati che resistono da secoli. Ogni buca fuori controllo è un danno che non si può riparare».
Nelle ultime settimane, le autorità hanno notato anche metal detector e attrezzi per scavare in alcune zone vicine. Segni chiari di tentativi di scavi clandestini, anche se finora – secondo le prime verifiche – non sono stati trovati grossi furti. La tensione però cresce: i residenti hanno spesso chiamato le forze dell’ordine per movimenti sospetti nelle ore serali.
La risposta delle istituzioni: più controlli e sensibilizzazione
Per il direttore generale dell’Inp, Fathi Bouchnak, la strada giusta passa da una maggiore collaborazione tra istituzioni e comunità locale: «Non bastano i controlli a spot. Bisogna coinvolgere chi vive ogni giorno questi territori. Gli abitanti sono i primi custodi della memoria». Fonti del Ministero della Cultura tunisino confermano che sono in programma incontri nelle scuole e campagne informative sui rischi dello sciacallaggio.
Anche il Comune di Nabeul, che amministra l’area archeologica di Kerkouane, assicura la presenza di pattuglie mobili a orari diversi. «Stiamo lavorando – dice il sindaco Ahmed Laabidi – per migliorare l’illuminazione nelle zone più vulnerabili. Ma è fondamentale che chiunque noti qualcosa di strano lo segnali subito». Negli ultimi mesi le denunce dei residenti sono aumentate.
Patrimonio sotto pressione: l’urgenza di proteggerlo
Negli archivi dell’Inp ci sono casi simili registrati pochi anni fa, quando mancavano pezzi da tombe puniche proprio nella zona ora sorvegliata. Da allora si sono montati recinti temporanei e videocamere in punti strategici, ma la vastità dell’area – oltre 80 ettari tra campagna e costa – rende difficile tenere tutto sotto controllo.
Il turismo porta soldi ma anche nuove sfide per la tutela dei reperti. Secondo l’Ente nazionale tunisino per il turismo, nell’ultimo anno circa 60mila persone hanno visitato i dintorni di Kerkouane, soprattutto in primavera ed estate.
Al termine delle ispezioni odierne non sono stati rilevati danni gravi né nuovi furti. Resta però la sensazione diffusa che la pressione su questi siti tra Sidi Mahrsi e Kerkouane continuerà a crescere nei prossimi mesi, a meno che non si rafforzino le misure di sicurezza. Gli archeologi lanciano un appello a istituzioni e cittadini: «Qui si gioca una partita decisiva per il futuro della nostra storia», ripete il professor Azzabi. Solo allora capiremo quanto saremo riusciti davvero a salvare.





