Milano, 1 febbraio 2026 – Tre grandi tele finalmente insieme dopo decenni e, grazie a un recente restauro, dettagli nascosti da tempo che tornano a mostrarsi: succede alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, dove da oggi apre al pubblico una mostra che ripercorre il viaggio e il destino intrecciato di tre dipinti ottocenteschi. L’inaugurazione è avvenuta questa mattina alle 10, con l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi e la direttrice della GAM Paola Zatti. La rassegna offre una lettura nuova delle opere, raccontando sia la loro storia collezionistica sia le scoperte emerse dal restauro.
Nelle sale di via Palestro, illuminate con cura, il percorso porta il visitatore davanti a tre tele monumentali – due conservate da anni nei depositi e una arrivata da una collezione privata. “Non le vedevamo insieme da quasi settant’anni,” racconta la restauratrice Silvia Mancinelli, che ha guidato il lavoro sulle superfici. “Ora capiamo quanto si parlino tra loro: dettagli pittorici, richiami iconografici, perfino piccole impronte digitali lasciate dal pittore.”
Gli studiosi della GAM spiegano che i quadri – firmati tra il 1875 e il 1882 – formano un ciclo unico, dedicato alle stagioni della vita. Ma per vicende di eredità e vendite si erano sparsi agli inizi del Novecento. Solo con un paziente lavoro d’archivio e qualche fortunato ritrovamento in cataloghi d’asta si è riusciti a trovare la terza tela e rimettere insieme tutto.
Il lavoro dei restauratori ha riservato sorprese anche ai più esperti. Con tecniche non invasive e materiali reversibili – come spiegato durante la visita riservata alla stampa – sono riaffiorate stratificazioni di colore coperte da vernici alterate nel tempo. “Nel pannello centrale si scorge adesso una figura femminile quasi cancellata prima,” spiega Mancinelli. E poi ci sono piccoli schizzi di verde sul bordo inferiore: “Un dettaglio piccolo ma che racconta molto sulle scelte dell’artista negli ultimi momenti della lavorazione.”
Il restauro è durato sei mesi ed è stato fatto dal laboratorio milanese RestArt. Le tele sono state pulite, consolidate e ritoccate solo nei punti necessari. Nei registri di lavoro, scritti con cura quasi notarile, ci sono note sui materiali usati – colle naturali, pigmenti minerali – ma anche impressioni personali degli operatori. “Quando abbiamo tolto la vecchia vernice gialla,” racconta un assistente del laboratorio, “è stato come far respirare l’opera di nuovo.”
La mostra non si limita a esporre le opere: accanto ai dipinti ci sono postazioni multimediali per esplorare ogni fase del restauro. I visitatori possono guardare al microscopio digitale le pennellate originali o sfogliare su touchscreen documenti d’archivio che raccontano il lungo viaggio delle tele: da una villa piemontese a un salone milanese, passando per Parigi negli anni Trenta.
“Volevamo far capire cosa c’è dietro,” spiega la direttrice Zatti. “Chi entra qui non vede solo quadri belli da guardare: può seguire passo dopo passo la storia fisica e materiale dell’opera.” Aiuta molto anche la presenza di fotografie in bianco e nero (alcune del 1904) che ricostruiscono come erano allestite le sale in passato.
Già nelle prime ore si sono formate file fuori dall’ingresso. Carla Brambilla, docente in pensione, ha aspettato sotto i portici prima delle nove. “Ero curiosa di vedere cosa fosse emerso dal restauro,” dice. Un gruppo di studenti dell’Accademia di Brera si è fermato a lungo davanti alla tela più grande, prendendo appunti tra un selfie e l’altro.
La mostra sarà aperta fino al 2 giugno 2026; l’ingresso costa 10 euro (6 euro per studenti e over 65). Si consiglia la prenotazione soprattutto nei weekend. Per chi vuole approfondire ci saranno incontri pubblici con i restauratori il sabato mattina e visite guidate gratuite ogni mercoledì.
In un momento in cui le grandi mostre puntano spesso su nomi altisonanti, la Galleria d’Arte Moderna sceglie di mettere al centro la storia silenziosa ma intensa di tre quadri ritrovati e di un restauro che è anche ricerca, memoria e riscoperta della città stessa. E Milano risponde – almeno oggi – con quella curiosità speciale delle occasioni rare.
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