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Tajani: Forza Italia governa bene in Sicilia e non cederà la presidenza, Ponte Stretto priorità strategica

Roma, 17 gennaio 2026 – Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Del Fante, non ha usato mezzi termini: il Ponte sullo Stretto di Messina è una “straordinaria opportunità” per l’Italia e “va fatto”. Parole nette, pronunciate nella tarda mattinata a Palazzo Chigi, mentre fuori il traffico romano scorreva lento, come sempre. Un progetto fermo da anni, bloccato tra dubbi politici e polemiche, che torna a occupare la scena pubblica.

Il governo ci crede: Del Fante “Serve al Sud e all’Italia”

Davanti a una decina di cronisti, il ministro ha spiegato la posizione dell’esecutivo: “L’opera non è solo un simbolo o una questione di orgoglio nazionale. Serve davvero a migliorare i collegamenti tra la Sicilia e il resto del Paese”. Accanto a lui, alcuni dirigenti del ministero ascoltavano in silenzio. Non sono mancate frecciate: “Il Sud aspetta da troppo tempo investimenti infrastrutturali concreti. Il Ponte non può restare solo un’idea”.

La scelta di riaprire il dibattito non è casuale. In mano al governo c’è una versione aggiornata del progetto: sei corsie stradali, due binari ferroviari e sistemi anti-sismici all’avanguardia. Cifre precise non sono state date, ma fonti interne parlano di un costo che supera i 13 miliardi di euro. Un investimento che, nelle intenzioni dell’esecutivo, avrebbe effetti immediati su occupazione e sviluppo. “Creerà lavoro – ha ribadito Del Fante – e attirerà nuove imprese sul territorio”.

Tempi stretti e incognite tecniche: “Cantiere entro l’anno”

Il ministro si è spinto anche sui tempi: l’obiettivo è aprire il cantiere già “entro il 2026”. Il piano prevede gare d’appalto entro giugno e prime attività preparatorie tra fine estate e inizio autunno. Restano però questioni aperte: autorizzazioni ambientali e gestione delle aree demaniali. “Rispetteremo tutte le regole”, ha assicurato davanti ai microfoni, “lavorando in piena trasparenza con gli enti locali”.

Dalla Regione Calabria fanno sapere che la prossima settimana è fissato un incontro con i sindaci dei comuni coinvolti. Intanto dalla Sicilia, il governatore Vincenzo Costa si dice soddisfatto: “Una svolta attesa da decenni”, ha detto alla fine della conferenza. Ma non mancano i timori. Un consigliere regionale messinese racconta che “molte famiglie temono espropri e disagi”, soprattutto nelle case popolari di Villa San Giovanni e Messina Sud.

Costi e benefici in bilico: sindacati e ambientalisti frenano

Il rilancio del Ponte sullo Stretto divide le opinioni. Tra i sindacati prevale la prudenza: “Lavoro sì, ma senza dimenticare le infrastrutture locali”, avverte Salvatore Lo Bianco della Cgil Sicilia. Tra gli esperti, qualche voce invita alla cautela sui numeri del traffico previsto: “Serve chiarezza – dice l’ingegner Roberta Gallo dell’Università di Reggio Calabria – non promesse”.

Critica anche Legambiente, che nel primo pomeriggio ha diffuso una nota parlando di un “forte impatto ambientale” e rischio consumo di suolo. Ricordano che la zona ospita specie protette come il falco pellegrino. “Vogliamo dati pubblici sugli studi d’impatto – chiedono – e garanzie sulle compensazioni”. Dal ministero promettono tavoli tecnici aperti già dal prossimo mese.

Il ponte resta un tema caldo nella politica italiana

Il Ponte dovrebbe estendersi per oltre 3 chilometri, sopra la parte più stretta dello Stretto. Ma resta un tema spinoso anche tra gli alleati di governo. In Parlamento, alcune forze minori hanno chiesto chiarimenti sulla sostenibilità finanziaria dell’opera, sollevando dubbi sull’effettiva ricaduta economica per le comunità locali. Palazzo Chigi però va avanti senza esitazioni: “Non possiamo più permetterci rinvii”, ha detto un sottosegretario presente alla riunione.

Nel frattempo a Messina e Villa San Giovanni se ne parla nei bar o alle fermate dei traghetti. L’attesa cresce insieme alle domande su tempi e futuro dei lavori. Come dice una commerciante di via Garibaldi: “Speriamo solo che questa volta si cominci davvero”.

La domanda centrale rimane sempre quella: riuscirà il governo a superare gli ostacoli – tecnici, ambientali e politici – che hanno bloccato così tante volte il Ponte sullo Stretto? Al momento c’è solo una certezza: la discussione è tutt’altro che chiusa e i prossimi mesi saranno decisivi per il destino dell’opera.

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