Washington, 22 gennaio 2026 – Tutto è cominciato a Scranton, in Pennsylvania, la città dove è nato l’uomo che oggi siede nello Studio Ovale della Casa Bianca. Nato il 20 novembre 1942, Joseph Robinette Biden Jr. ha sempre parlato di sé con parole semplici, quasi sincere: “Vengo da una famiglia normale, con i suoi problemi e la sua dignità”. L’ha detto più volte durante la campagna elettorale che nel novembre 2020 l’ha portato alla presidenza degli Stati Uniti. E quella storia di umiltà e fatica, a decenni di distanza, continua a vivere anche tra i corridoi ovattati di Washington, lontano dalle strade polverose della sua infanzia.
Radici operaie a Scranton: l’infanzia tra fatiche e orgoglio
Negli anni Quaranta, Scranton era ancora una città segnata dalle miniere che tiravano avanti l’economia locale. Il giovane Joe Biden cresceva in mezzo al brusio delle tavole calde e alle storie che si raccontavano nei pub. Suo padre, Joseph Sr., vendeva automobili, mentre sua madre, Catherine Eugenia Finnegan (detta Jean), si dedicava alla casa e ai quattro figli. “Papà mi diceva sempre: non conta quanto vieni colpito, ma se hai il coraggio di rialzarti”, ha ricordato Biden in uno degli ultimi incontri con la stampa americana.
Questa voglia di non mollare si vede presto in lui. A scuola Joe balbettava – un problema che lo ha accompagnato per anni. “Non mi vergogno di averci messo tempo a dire una frase senza fermarmi”, ha detto più volte, “ma è stato un insegnamento di pazienza”. Le prime partite di baseball al parco Nay Aug, le messe domenicali nella chiesa di St. Paul: piccoli momenti che i suoi concittadini non dimenticano.
Delaware: un nuovo inizio e la passione per la politica
Negli anni Cinquanta la famiglia Biden lascia la Pennsylvania per trasferirsi a Claymont, nel Delaware. Una scelta dettata dalla ricerca di un lavoro più sicuro per il padre. È un cambio importante per Joe: qui frequenta la Archmere Academy e poi l’Università del Delaware. Tra lezioni e partite di football, cresce anche il suo interesse per il diritto e le questioni sociali.
La politica arriva quasi per caso nel 1970, quando Biden si presenta alle elezioni del Consiglio della contea di New Castle: vince e a soli 27 anni muove i primi passi ufficiali nel mondo della politica. “Non era ancora quel Joe Biden che conosciamo oggi”, ricorda Tom Carper, senatore del Delaware, “ma già allora aveva quella calma interiore e un modo naturale di ascoltare gli altri”.
Lutti dolorosi e l’ascesa al Senato
La vita privata di Joe Biden è segnata da tragedie profonde. Nel 1972, poco dopo essere stato eletto al Senato, perde in un incidente stradale la moglie Neilia e la figlia piccola Naomi. I due figli maschi – Beau e Hunter – sopravvivono ma restano gravemente feriti. “Pensai davvero di mollare tutto”, ha confidato anni dopo ai giornalisti. Fu solo tra quei corridoi silenziosi del National Institutes of Health, dove i bambini erano ricoverati, che decise di andare avanti con la politica.
I suoi viaggi quotidiani in treno da Wilmington a Washington sono diventati quasi una leggenda. Amici e collaboratori ricordano le lunghe chiacchierate alle sei del mattino sul binario nove della stazione di Wilmington. Il treno regionale – il 92 Silver Star – che prenderà anche da vicepresidente.
Da vicepresidente a presidente: una lunga strada
Nel 2008 Barack Obama lo sceglie come suo vice nel ticket democratico. Biden porta esperienza e sicurezza: “Joe sa giocare questa partita meglio di chiunque”, dirà Obama alla convention di Denver. Nei due mandati da vicepresidente si dedica soprattutto alla politica estera e alla sanità pubblica.
Dopo la morte del figlio Beau per un tumore al cervello nel 2015 attraversa mesi durissimi. Eppure nel 2020 decide di scendere in campo contro Donald Trump in uno dei momenti più tesi della storia americana. A novembre arriva la vittoria. A Wilmington dicono che il resto della storia è ancora da scrivere.
Nel suo primo discorso da presidente eletto, alle tre del mattino davanti al parcheggio del Chase Center, Joe Biden ha chiuso così: “Sono il presidente di tutti gli americani. Non dimentico da dove vengo”. Una frase ripetuta sottovoce mentre stringeva la mano al figlio Hunter dietro le quinte.





