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San Valentino 2024: 3 Italiani su 4 Preferiscono Weekend Culturali, Ma il Budget Resta Limitato

Roma, 13 febbraio 2026 – In Italia cresce l’interesse per l’offerta culturale, soprattutto tra le famiglie, che nel 2025 hanno deciso di dedicare più tempo libero a spettacoli, musei, eventi e libri. È quanto emerge dall’indagine annuale di Impresa Cultura Italia – Confcommercio, presentata questa mattina nella sede nazionale di Piazza Belli. Tuttavia, il rapporto evidenzia come il budget destinato a queste attività resti ancora contenuto: la spesa media per persona non supera i 45 euro al mese.

Più pubblico ma si spende poco

Nel dettaglio, la ricerca (realizzata insieme a Swg su un campione nazionale di oltre 2.500 persone) segnala che il 68% degli italiani ha partecipato ad almeno un evento culturale nei primi dieci mesi del 2025. Un dato in crescita rispetto al 62% del 2024. L’aumento riguarda sia le grandi città come Milano, Torino e Roma (dove si arriva anche al 75%), sia i centri più piccoli, dove però le occasioni restano decisamente meno frequenti.

Secondo Luca Musumeci, presidente di Impresa Cultura Italia, “gli italiani stanno tornando a vivere la cultura dal vivo, dopo la lunga pausa della pandemia”. Lo confermano anche i numeri: nei primi dieci mesi dell’anno i musei hanno registrato ben 32 milioni di ingressi. “Il problema – aggiunge Musumeci – è che il portafoglio delle famiglie resta sotto pressione e la spesa media cresce poco”. Si va dai circa 25 euro al mese dei più giovani ai quasi 60 euro degli adulti tra i 45 e i 64 anni.

Libri e teatro spingono la ripresa

Passando alle abitudini, il libro rimane l’attività culturale preferita dagli italiani: il 41% ha comprato almeno un libro nel 2025. Seguono il cinema (35%) e il teatro (24%). Le mostre d’arte e i concerti si fermano rispettivamente al 17% e al 14%. “La ripresa del teatro è un segnale importante”, osserva Caterina Giordani, direttrice del Teatro Stabile di Genova. “Abbiamo visto più giovani e famiglie anche negli spettacoli meno pubblicizzati”.

C’è però una criticità che non va sottovalutata: il costo degli ingressi. Per esempio, per i concerti internazionali la spesa media supera i 65 euro a biglietto, una cifra fuori portata per molte famiglie. “Il prezzo è una leva decisiva per rendere gli eventi accessibili a tutti”, sottolinea Musumeci.

Le differenze tra Nord e Sud e il ruolo del digitale

Non mancano poi le disparità sul territorio. In alcune regioni del Sud, come Calabria e Sicilia, solo il 39% delle persone dichiara di aver partecipato ad attività culturali nell’ultimo anno. A pesare sono soprattutto le distanze dai centri urbani e la scarsità di iniziative nei piccoli comuni. “In certe zone – racconta Grazia Ferrara, bibliotecaria a Crotone – mancano persino librerie o spazi per la musica dal vivo”.

Cresce invece l’importanza del digitale: il 28% degli intervistati usa piattaforme online per seguire eventi o visitare musei virtualmente. Una tendenza che riguarda soprattutto gli under 30, per i quali internet rappresenta spesso la principale porta d’ingresso alla cultura.

Sguardo al futuro: cosa aspettarsi nel 2026

La fotografia scattata dall’indagine è chiara ma ambivalente: da una parte c’è voglia di cultura in tutta Italia; dall’altra restano forti limiti economici. Musumeci sottolinea che “serve uno sforzo condiviso tra pubblico e privato per abbassare i costi d’ingresso e portare più iniziative nelle aree meno servite”. Nel corso del 2026 sono previsti nuovi bandi nazionali dedicati proprio alle imprese culturali dei piccoli centri.

Solo così – si spera – la cultura potrà davvero diventare accessibile a tutti. Intanto però, come ricorda Giordani, “il passo decisivo sarà restituire alla cultura un ruolo centrale nelle politiche del Paese”. Nel frattempo famiglie e ragazzi tornano nelle sale: con pochi soldi ma tanta voglia di condividere tempo e idee.

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